Riaperta un'indagine a Mortara dopo 39 anni per un decesso avvenuto nel 1987. Nuovi elementi suggeriscono un'aggressione mortale anziché un suicidio.
Indagini riaperte su un caso del 1987
La Procura di Pavia ha riaperto un'inchiesta riguardante la morte di Francesco Ancona. L'uomo fu trovato privo di vita l'11 febbraio 1987. Il caso era stato inizialmente archiviato come suicidio. Tuttavia, nuove evidenze hanno portato a riconsiderare la natura del decesso.
La consulenza autoptica disposta dalla Procura ha fornito elementi cruciali. La professoressa Cristina Cattaneo ha analizzato i resti dell'uomo. Le conclusioni indicano una morte violenta, non volontaria. Si ipotizza un'aggressione con un corpo contundente.
L'inchiesta, ripresa nel 2024, si concentra ora su un possibile omicidio. Sono state iscritte nel registro degli indagati due persone. Tra queste figura la moglie della vittima. L'indagine mira a ricostruire gli eventi che portarono alla morte di Ancona.
Nuovi elementi sull'aggressione a Francesco Ancona
Il corpo di Francesco Ancona, all'epoca 48enne, fu rinvenuto sul ciglio di una strada. Il tragitto collegava Mortara, nel Pavia, a Ceretto. La causa iniziale del decesso ipotizzata fu l'investimento volontario da parte di un camion. Tale veicolo, però, non fu mai identificato.
La consulenza medico-legale ha fornito dettagli agghiaccianti. Il corpo presentava segni di colpi multipli alla testa. Questi furono inferti con un oggetto non identificato. La vittima avrebbe tentato di difendersi. L'agonia sarebbe durata circa un'ora.
La professoressa Cattaneo ha escluso la depressione. Questo elemento mina alla base l'ipotesi del suicidio. La vittima non soffriva di disturbi mentali che potessero giustificare un gesto estremo. La sua morte appare quindi sempre più riconducibile a un atto violento esterno.
Sono stati inoltre rilevati residui di benzina sul corpo e sugli indumenti. Questo dettaglio suggerisce un possibile tentativo di occultamento del cadavere. Gli aggressori avrebbero potuto tentare di dare fuoco al corpo. Tale manovra, però, non sarebbe andata a buon fine.
I sospetti dei familiari e la riapertura del caso
Fin dall'epoca del decesso, i tre figli di Francesco Ancona avevano espresso dubbi. I familiari hanno sempre ritenuto che la morte del padre non fosse volontaria. Le loro perplessità sono rimaste inascoltate per anni.
Il caso è stato archiviato come suicidio. Le indagini si conclusero senza ulteriori approfondimenti. La famiglia ha continuato a nutrire sospetti sulla versione ufficiale.
La svolta è arrivata nel settembre 2024. Nuovi elementi emersi da un procedimento a carico della moglie hanno riacceso i riflettori sul caso. La Procura di Pavia ha disposto la riesumazione della salma. L'operazione è avvenuta a Castellammare del Golfo, in Sicilia.
La riesumazione ha permesso di effettuare nuovi esami autoptici. Questi hanno fornito le prove per riaprire ufficialmente l'inchiesta. I figli della vittima sono ora parte civile nel procedimento. La loro battaglia per la verità sembra avvicinarsi a una conclusione.
Indagati e possibili moventi
L'indagine attuale vede due persone indagate. La moglie della vittima è una delle principali figure sotto scrutinio. L'altra persona indagata sarebbe un presunto sicario. Entrambi risiedono a Castellammare del Golfo.
Gli inquirenti stanno esplorando diversi possibili moventi. Uno dei più plausibili riguarda una presunta relazione extraconiugale della moglie. Questo legame potrebbe aver innescato una spirale di eventi tragici.
Nei giorni precedenti alla sua morte, Francesco Ancona avrebbe subito anche un tentativo di avvelenamento. Questo dettaglio, emerso dalle indagini, suggerisce una premeditazione. L'aggressione finale sarebbe stata solo l'atto conclusivo di un piano più ampio.
La vicenda, rimasta irrisolta per quasi quattro decenni, sta ora emergendo con nuovi contorni. La giustizia cerca di fare luce su un evento che ha segnato profondamente una famiglia. La comunità di Mortara attende risposte su un caso che ha sconvolto la cittadina nel 1987.