A quasi quarant'anni dalla morte di Francesco Ancona, inizialmente archiviata come suicidio, le indagini a Mortara vengono riaperte per omicidio. Nuove consulenze autoptiche rivelano segni di aggressione violenta e tentativi di occultamento del cadavere, portando a due indagati.
Riapertura indagini su morte sospetta a Mortara
Il caso di Francesco Ancona, deceduto nel 1987, è stato riaperto dalla Procura di Pavia. L'uomo venne trovato senza vita ai margini di una strada nei pressi di Mortara. Le prime conclusioni degli inquirenti dell'epoca ipotizzarono un gesto volontario, forse un investimento da parte di un camion mai identificato. Questa ricostruzione, tuttavia, è stata completamente ribaltata da recenti accertamenti. Le nuove indagini si concentrano ora sull'ipotesi di un omicidio.
La riesumazione della salma, disposta nel settembre 2024, ha permesso di acquisire elementi cruciali. La consulenza autoptica, affidata alla professoressa Cristina Cattaneo, ha smentito categoricamente l'ipotesi del suicidio. Secondo gli esperti, Ancona non soffriva di alcuna patologia depressiva. La sua morte sarebbe stata il risultato di un'aggressione brutale.
Aggressione violenta e tentativi di occultamento
I risultati della consulenza autoptica sono drammatici. Francesco Ancona sarebbe stato vittima di numerosi colpi inferti con un corpo contundente. Le lesioni al cranio indicano una violenza inaudita. L'uomo avrebbe tentato di difendersi, ma senza successo. Si stima che sia deceduto dopo circa un'ora di agonia, a seguito delle percosse subite.
Ulteriori elementi emersi dalle analisi sul corpo e sugli indumenti della vittima suggeriscono un tentativo di occultare le prove. La presenza di benzina potrebbe indicare un fallito tentativo da parte degli aggressori di disfarsi del cadavere, magari dandogli fuoco. Questo dettaglio rafforza l'ipotesi di un'azione premeditata e violenta.
Negli ultimi giorni di vita, Ancona avrebbe anche subito un tentativo di avvelenamento. Questo particolare, se confermato, aggiungerebbe un ulteriore livello di crudeltà all'intera vicenda, delineando un piano complesso e malevolo.
Indagati e possibili moventi
Le indagini hanno portato all'iscrizione nel registro degli indagati di due persone. Tra queste figura la moglie della vittima, residente a Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani. L'altra persona indagata sarebbe un presunto sicario, anch'egli residente nello stesso comune siciliano. La Procura di Pavia sta lavorando per ricostruire l'esatta dinamica dei fatti e il ruolo di ciascun indagato.
Il movente dell'omicidio sembra orientarsi verso questioni private. Gli inquirenti stanno vagliando l'ipotesi di una relazione extraconiugale della moglie di Ancona come possibile causa scatenante. La complessità della vicenda, che attraversa regioni diverse, richiede un lavoro investigativo meticoloso.
La riapertura del caso è stata innescata da elementi emersi nel corso di un procedimento giudiziario a carico della moglie della vittima. Questo ha spinto la Procura a riesaminare attentamente tutti gli atti relativi alla morte di Francesco Ancona, avvenuta all'età di 48 anni.
I sospetti dei figli e l'archiviazione iniziale
Fin dal principio, la morte di Francesco Ancona aveva destato perplessità. I tre figli della vittima, oggi parte civile nell'inchiesta, avevano manifestato fin da subito i propri sospetti sulla versione ufficiale. Le loro preoccupazioni, tuttavia, non erano state sufficienti a scardinare l'ipotesi del suicidio, che portò all'archiviazione del caso.
La vicenda, rimasta sopita per quasi quarant'anni, riemerge ora con forza grazie a nuove acquisizioni investigative. La determinazione della Procura di Pavia e la meticolosità della consulenza autoptica stanno cercando di fare giustizia per un uomo la cui morte è stata a lungo mascherata da un'apparente tragica fatalità.
Mortara, cittadina in provincia di Pavia, si ritrova così al centro di un'indagine che promette di fare luce su un oscuro capitolo del suo passato. La strada che collega Mortara a Ceretto, dove il corpo fu rinvenuto, torna ad essere teatro di una storia di violenza e ingiustizia.
La riesumazione della salma è avvenuta a Castellammare del Golfo, evidenziando la distanza geografica e temporale che separa i luoghi chiave di questa complessa vicenda. La collaborazione tra le procure delle diverse regioni sarà fondamentale per portare a termine le indagini.
L'età della vittima, 48 anni, e il contesto familiare in cui viveva a Mortara rendono la sua morte ancora più tragica. La speranza è che la giustizia possa finalmente fare il suo corso, portando alla luce la verità su quanto accaduto l'11 febbraio 1987.