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Sette comuni abruzzesi contestano la nuova classificazione che li esclude dallo status di 'montano', temendo la perdita di fondi e l'accelerazione dello spopolamento. Il Tar del Lazio è chiamato a pronunciarsi.

Perdita status montano, ricorso al Tar

Diverse amministrazioni comunali contestano la recente revisione della classificazione dei comuni montani. Circa un centinaio di enti in tutta Italia si stanno mobilitando. Sette di questi si trovano in Abruzzo. Hanno deciso di presentare un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio.

La decisione è scaturita dalla nuova lista approvata dal Consiglio dei ministri a febbraio. Questa revisione ha comportato la perdita dello status di 'montano' per ben 27 comuni abruzzesi. La questione non riguarda solo un'etichetta. La modifica ha implicazioni concrete.

Implicazioni economiche e sociali

La perdita dello status di 'montano' comporta l'esclusione da una serie di benefici. Tra questi figurano i finanziamenti statali, che a livello nazionale ammontano a circa 200 milioni di euro annui. Questi fondi sono cruciali per contrastare il fenomeno dello spopolamento.

Il sindaco di Castiglione Messer Raimondo, Vincenzo D'Ercole, ha espresso forte preoccupazione. Ha dichiarato: «Lo Stato ci chiede servizi, poi ci schiaffeggia togliendo i fondi». La sua amministrazione è tra quelle che hanno aderito al ricorso.

I comuni abruzzesi coinvolti nel ricorso sono: Castellalto, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti e Cellino Attanasio nel Teramano. A questi si aggiungono Archi e Roccamontepiano nel Chietino, e Turrivalegnani nel Pescarese.

Motivazioni del ricorso

Il sindaco D'Ercole ha evidenziato tre motivi principali alla base del ricorso. Il primo riguarda il dimensionamento scolastico. Le scuole potrebbero affrontare nuove richieste di parametri, come un numero minimo di 15 alunni per classe. Questo potrebbe portare alla chiusura di diverse sezioni scolastiche.

«Non è l'etichetta che ci serve, ma il contenuto che questa classificazione rappresenta», ha sottolineato il primo cittadino. La perdita dello status mina la possibilità di garantire un futuro ai residenti. Si rischia di diventare «amministratori di noi stessi», con il rischio che non rimanga più nessuno.

La nuova classificazione rende meno vantaggioso vivere in queste aree. Nonostante gli sforzi per costruire servizi come mense e poli, la mancanza di fondi rende difficile il mantenimento. Lo Stato, secondo D'Ercole, chiede di sviluppare servizi ma poi toglie le risorse necessarie.

Attesa per la decisione del Tar

La decisione finale spetta ora al Tar del Lazio. Il tribunale dovrà pronunciarsi sulla controversa riforma. Questa riforma ha già mobilitato comuni da diverse regioni italiane. La sentenza potrebbe avere ripercussioni significative per le aree interne e montane del paese.

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