Commemorata a Castel Volturno la strage di diciotto anni fa. Studenti e istituzioni ricordano le vittime ghanesi, mentre associazioni protestano contro la realizzazione di un centro per migranti.
Commemorazione vittime camorra a Castel Volturno
Diciotto anni fa, sei cittadini ghanesi persero la vita a Castel Volturno. Furono uccisi con armi automatiche. L'attacco fu opera di affiliati al clan dei Casalesi. La loro violenza era guidata da Giuseppe Setola. Un settimo uomo, Joseph Aymbora, sopravvisse miracolosamente. La sua testimonianza fu cruciale. Portò alla condanna dei responsabili. Egli è deceduto alcuni anni fa.
Ogni anno, dal 2008, si tiene una commemorazione. L'evento è organizzato dalla rete Castel Volturno Solidale. Questa rete unisce diverse associazioni locali. La giornata è iniziata al Comune di Castel Volturno. Si è svolto un gioco interattivo con gli studenti. Successivamente, si è tenuta un'assemblea. Questa assemblea era laica e interreligiosa. Si è svolta al chilometro 43 della Domiziana. Il luogo è vicino a una sartoria etnica. Era un punto di ritrovo per la comunità ghanese. Fu anche il teatro della strage.
Erano presenti autorità civili e religiose. Tra loro, Mario Morcone. Nel 2008, ricopriva il ruolo di Capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione. La sua presenza sottolinea l'importanza dell'evento. La memoria delle vittime è un monito per il futuro.
Mario Morcone chiede scusa per l'inazione
Mario Morcone ha espresso parole di profondo rammarico. Ha dichiarato: «Voglio chiedere scusa». Ha aggiunto: «Nel mio ruolo avrei potuto probabilmente fare di più e non l'ho fatto». Ha sottolineato che le vittime e la comunità di Castel Volturno meritavano maggiore attenzione. Queste parole evidenziano un senso di responsabilità. Riconoscono una mancata protezione. La comunità ghanese ha subito un trauma terribile. La risposta istituzionale avrebbe potuto essere più incisiva.
La commemorazione di quest'anno assume un significato aggiuntivo. È in corso una forte mobilitazione. Le associazioni si oppongono alla costruzione di un CPR (Centro di Permanenza e Rimpatrio). Il governo intende realizzarlo proprio a Castel Volturno. Molti partecipanti si sono spostati dal luogo della strage. Hanno raggiunto la località La Piana. Qui dovrebbe sorgere il CPR. Questo gesto è un segnale. Preannuncia una grande manifestazione. La protesta è fissata per il 24 ottobre. Anche questa si terrà a Castel Volturno.
Proteste contro il Centro di Permanenza per i Rimpatri
Mimma D'Amico del Centro Sociale ex Canapificio ha espresso la sua ferma opposizione. Ha affermato: «Oggi commemoriamo un luogo di morte». Ha continuato: «Per questo non vogliamo commemorare più luoghi di morte e di violenza come sono i CPR». Secondo la sua visione, questi centri rappresentano un'offesa. Sono un affronto a un territorio che necessita altro. Servono misure sociali concrete. Queste dovrebbero combattere la povertà. Sono necessari miglioramenti nei trasporti. Occorrono spazi sociali e nuove scuole.
La comunità locale esprime un forte disagio. La realizzazione del CPR è vista come una priorità sbagliata. Si preferirebbero investimenti in servizi. Questi potrebbero migliorare la vita dei residenti. Potrebbero offrire opportunità concrete. La memoria della strage si lega così a una nuova battaglia. Una battaglia per la dignità e per il futuro di Castel Volturno. La speranza è che le richieste della comunità vengano ascoltate. Che si investa in sviluppo e inclusione, non in strutture di detenzione.
Le persone uccise erano Brahim Alhaji, Karim Yakubu, Kwame Antwi Julius Francis, Justice Sonny Abu, Eric Affun Yeboa e Kwadwo Owusu Wiafe. La loro memoria vive attraverso queste iniziative. La lotta contro la criminalità organizzata continua. Si affianca ora la resistenza contro politiche migratorie percepite come punitive.