Addio a Umberto Bossi: morto il fondatore della Lega a 84 anni
La politica italiana piange la scomparsa di Umberto Bossi, fondatore della Lega. Il "Senatùr" è deceduto a Varese all'età di 84 anni. La sua eredità politica, segnata dalla lotta per la Padania e da un linguaggio diretto, ha profondamente influenzato il panorama nazionale.
Addio al "Senatùr": la scomparsa di Umberto Bossi
La notizia della morte di Umberto Bossi ha scosso il mondo politico italiano. Il fondatore della Lega, conosciuto affettuosamente come il "Senatùr", si è spento a Varese. Aveva 84 anni. La sua scomparsa segna la fine di un'era per il partito che ha guidato per decenni.
La Lega ha diffuso una nota ufficiale esprimendo profondo cordoglio. «L'intera comunità della Lega è profondamente scossa e addolorata per la scomparsa del fondatore Umberto Bossi», si legge nel comunicato. Il partito ha aggiunto che tutti gli impegni previsti per il giorno seguente sono stati annullati.
Il segretario del partito, Matteo Salvini, ha immediatamente cancellato tutti i suoi appuntamenti. Ha deciso di rientrare a Milano con il primo volo disponibile. La notizia ha avuto un impatto immediato sull'agenda politica.
Dalla Lega Lombarda alla Padania: la visione di Bossi
Umberto Bossi è stato una figura centrale nella politica italiana per oltre trent'anni. Fondatore della Lega Lombarda, che in seguito divenne la Lega Nord, ha sempre portato avanti un messaggio forte e identitario. Il suo soprannome, "Senatùr", deriva dal suo ingresso a Palazzo Madama nel 1987.
Da quel momento, ha lanciato la sua celebre battaglia per la difesa della Padania. Il suo slogan contro «Roma ladrona» è diventato un simbolo per molti. Il suo stile comunicativo, definito "celodurismo", è entrato nel lessico comune. Descriveva un atteggiamento di radicalità e intransigenza, a volte anche percepito come volgare.
La sua carriera politica lo ha portato a ricoprire incarichi importanti. È stato membro dell'Europarlamento e della Camera dei Deputati. La sua presenza in Parlamento si è fatta più rada dopo il grave malore che lo colpì nel 2004.
Un "Attila della politica" tra alleanze e scontri
Gianfranco Fini definì Umberto Bossi un «Attila della politica». Il suo nome è legato a quello di Fini per la controversa legge sull'immigrazione clandestina. La sua storia politica è stata profondamente intrecciata con quella di Silvio Berlusconi.
Con Berlusconi, Bossi ha vissuto fasi di rivalità ma anche di forte alleanza. Divenne ministro per ben due volte. Ha ricoperto il ruolo di Ministro per le Riforme Istituzionali e la Devoluzione tra il 2001 e il 2004. Successivamente, è stato Ministro per le Riforme per il Federalismo dal 2008 al 2011.
L'obiettivo primario di Bossi, quando si impose sulla scena nazionale, fu la secessione. Dopo una giovinezza lontana dalla politica attiva, accantonò l'idea di laurearsi in Medicina. Si dedicò invece a diffondere le idee autonomiste e federaliste di Bruno Salvadori, leader dell'Unione Valdôtaine.
Dalla Lega Lombarda alla ribalta nazionale
La svolta avvenne nel giro di un decennio. Bossi fondò e guidò la Lega Lombarda. Nel 1989, durante il primo congresso, davanti a circa 400 persone, lanciò attacchi verbali contro immigrati, omosessuali e meridionali. Anni dopo, utilizzò il termine «terùn» anche nei confronti di Giorgio Napolitano.
Questo episodio gli costò una condanna per vilipendio al Presidente della Repubblica. Fu condannato a un anno e 15 giorni di reclusione, pena poi condonata dalla grazia concessa da Sergio Mattarella nel 2019. Questi toni erano tipici dei suoi discorsi, come il rito dell'ampolla sul Po e le grandi adunate a Pontida.
Unendo diversi movimenti regionalisti, diede vita alla Lega Nord. Guidò il partito alla ribalta nazionale proprio mentre esplodeva Tangentopoli. La Lega, pur essendo lontana dai centri di potere economico e culturale, riuscì a sottrarre voti ai partiti tradizionali.
Le sfide legali e il "celodurismo"
Inizialmente, il segretario Bossi mostrò vicinanza al pool di Milano. Tuttavia, il 16 marzo 1993, uno dei suoi deputati, Luca Leoni Orsenigo, si presentò in Aula con un cappio al collo. Un anno dopo, lo stesso Bossi dovette ammettere un finanziamento illecito di 200 milioni di lire dalla Montedison alla Lega.
Era raro vederlo senza il suo iconico sigaro. Giuliano Ferrara lo descrisse come «un drago con le narici che gli fumano e il sorriso sulla bocca». Bossi dichiarava di ispirarsi a figure come don Luigi Sturzo e Konrad Adenauer.
Nonostante questo, il suo stile era caratterizzato da un linguaggio diretto e provocatorio. La canotta bianca, gli sfottò, le pernacchie, il dito medio alzato e la voce cavernosa erano parte della sua "diplomazia d'urto". Nel 1991, durante un congresso, lanciò il suo slogan più celebre: «La Lega ce l’ha duro».
Due anni dopo, a Pontida, minacciò uno «sciopero fiscale» per chiedere elezioni anticipate. Questa tattica fu utilizzata più volte. Alle elezioni, la Lega divenne l'ago della bilancia. Questo era l'obiettivo di Bossi, che fece sudare l'alleanza a Berlusconi, ponendo sul tavolo il federalismo e la legge antitrust.
Federalismo, malori e dimissioni
Rompendo con Gianfranco Miglio, considerato l'ideologo della Lega, Bossi ottenne la presidenza della Camera con Irene Pivetti e cinque ministeri. Dopo soli nove mesi, però, il "Senatùr" cambiò rotta, sostenendo il governo tecnico guidato da Umberto Dini.
Il rapporto con Berlusconi fu caratterizzato da alternanza di liti e riconciliazioni. La Lega entrò nella Casa delle Libertà nel 2001, dopo aver corso da sola nel 1996. Bossi tornò a ricoprire la carica di ministro.
Nel 2002, da Pontida, lanciò un appello drammatico: «L'anno che viene è quello in cui o si fa il federalismo o si muore». Ci vollero tre anni, ma la riforma federalista della Costituzione fu infine bocciata da un referendum.
Nel frattempo, nel 2004, Bossi fu colpito da un ictus. Già in precedenza aveva avuto problemi cardiaci, tra cui un'ischemia nel 1991, un malore nel 1996 e disturbi nel 2001. A causa dell'ictus, si dimise da ministro. Scelse di candidarsi all'Europarlamento. La Lega, sotto la sua guida, era sempre stata nel gruppo Alde (democratici e liberali), mentre oggi milita nel gruppo sovranista Identità e Democrazia.
Tornò nell'esecutivo con Berlusconi nel 2008. Il 5 aprile 2012, Bossi si dimise da segretario della Lega, parlando di «un complotto» ordito dalla «Roma farabutta» e dai suoi magistrati. All'interno del partito si verificarono agitazioni.
L'eredità e il futuro della Lega
Dal simbolo della Lega scomparve il nome di Bossi, sostituito da "Padania" ai piedi di Alberto da Giussano. Il "Senatùr" rimase presidente federale. Tuttavia, il partito fu gradualmente scalato e poi accantonato da Matteo Salvini, che fondò la Lega per Salvini Premier.
I nostalgici del "vecchio" movimento diedero vita al Comitato del Nord. I rapporti tra il fondatore e il suo successore non furono mai particolarmente stretti. Alle ultime elezioni, la candidatura di Bossi fu in bilico fino all'ultimo. Solo un riconteggio dei voti scongiurò la sua mancata rielezione dopo 35 anni di permanenza in Parlamento.