Condividi
AD: article-top (horizontal)

Monsignor Savino, vicepresidente della CEI, definisce il lavoro una "soglia sacra dell'umano". Sottolinea come lo sfruttamento e la precarietà ledano profondamente la dignità delle persone, invocando riforme concrete per un impiego stabile e giusto.

Il lavoro come espressione umana

Il lavoro non si limita alla mera fatica o alla produzione di beni. Monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano all'Ionio e vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, lo descrive come una "soglia sacra dell'umano".

È il luogo dove ogni individuo investe il proprio tempo e le proprie energie. Le mani stanche, l'intelligenza impiegata e le speranze, anche quelle più flebili, trovano espressione nel contesto lavorativo.

Quando questa dimensione viene distorta, trasformandosi in sfruttamento, precarietà o ricatto, non si lede solo un diritto fondamentale. Viene ferita la dignità intrinseca di ogni persona.

Le ferite dello sfruttamento lavorativo

Il presule esprime preoccupazione per coloro che vivono il lavoro non come realizzazione, ma come sottrazione di vita. Molti rientrano a casa esausti nel corpo e nell'anima.

Accettano condizioni lavorative ingiuste per necessità, poiché la mancanza di pane rende ogni compromesso inevitabile. Si sentono numeri, non individui, facilmente sostituibili.

Savino pensa anche a chi il lavoro lo cerca disperatamente senza trovarlo. L'attesa, l'esclusione e l'impossibilità di mettere a frutto i propri talenti generano profonda umiliazione e dolore.

Appello per riforme strutturali

Per affrontare queste problematiche, il vicepresidente della CEI invoca riforme di natura strutturale. Non bastano annunci o proposte astratte.

Le riforme devono essere concrete, attuabili e rispettose delle specificità territoriali. Devono valorizzare le risorse locali per creare opportunità.

L'obiettivo è generare un'occupazione pulita, stabile e che garantisca dignità a tutti i lavoratori, promuovendo il benessere delle comunità.

AD: article-bottom (horizontal)