Andrea Zatti, rettore del Collegio Cairoli, rievoca la figura del cestista Oscar, sottolineando il suo impatto positivo e la sua straordinaria carriera sportiva a Pavia.
L'arrivo di Oscar a Bormio
Il ricordo di Andrea Zatti si apre con l'arrivo di Oscar a Bormio. Ad attenderlo c'era il giovane giocatore, soprannominato «il giovin signore» dal coach Zorzi. Questo incontro segnò l'inizio di un'era per la squadra.
Zatti, oggi rettore del Collegio Cairoli, descrive l'eccitazione del momento. La squadra era già competitiva. L'arrivo del nuovo coach Tonino Zorzi e dello straniero Rob Lock aveva creato aspettative. Si vociferava anche dell'ingaggio di Hernan Montenegro. L'arrivo di Oscar, però, proiettò il team in una dimensione completamente nuova. L'ambizione era alta, supportata anche dall'importante sponsor Fernet Branca.
In quel periodo si tenne un'amichevole speciale. Da un lato Michael Jordan, dall'altro Oscar. Erano state selezionate squadre con i giocatori presenti. Zatti era al suo primo anno effettivo in squadra. L'evento fu un'ulteriore testimonianza del calibro dei giocatori che stavano per unirsi al team.
La normalità di un campione
La caratteristica più sorprendente di Oscar era la sua capacità di vivere ogni situazione con estrema normalità. Zatti sottolinea la sua tranquillità costante. Oscar era solito incoraggiare i compagni. La sua vita quotidiana era interamente dedicata al basket. Era un atleta posato e riflessivo.
Nonostante non fosse soddisfatto della sua precedente esperienza a Caserta, Oscar non mostrò mai apertamente il suo disappunto. Era un giocatore amato dai tifosi. La sua abilità nel travolgere gli avversari con tiri da tre punti precisi era leggendaria. Non sbagliava quasi mai.
Oscar ha lasciato un segno indelebile non solo nella pallacanestro. Ha contribuito significativamente allo sport pavese. Un personaggio di tale levatura internazionale è raro nel panorama sportivo moderno. Zatti ricorda la sua presenza a Pavia per tre anni.
Un'eredità sportiva e umana
La notizia della scomparsa di Oscar ha suscitato un'ampia eco. Zatti evidenzia come sia i giocatori in campo che i tifosi sugli spalti abbiano avuto la fortuna di incrociare questo campione. Il loro incontro coincise con un momento storico: la promozione in A1.
Zatti conserva con affetto una foto speciale. Lo ritrae mentre Oscar lo solleva in braccio dopo il canestro decisivo contro Glaxo Verona. In quella partita, Oscar segnò ben 49 punti. Questo gesto simboleggia l'umiltà, l'entusiasmo e la straordinaria competenza tecnica di Oscar. Era noto per essere il primo ad arrivare agli allenamenti e l'ultimo ad andarsene.
Si ricordano anche le scommesse con Riccardo, marito della presidente Barbara Bandiera. Oscar vinceva regolarmente puntando a canestri da metà campo. La squadra era già negli spogliatoi. Zatti descrive Oscar come sempre positivo. La sua leadership era discreta ma efficace. La sua scomparsa è fonte di grande dolore.
Zatti esprime l'orgoglio di aver giocato al fianco di Oscar. Ancora oggi, qualcuno gli chiede conferma di questa incredibile esperienza. Gli aneddoti sono pochi, ma significativi. Per Oscar, il gioco era sempre fonte di divertimento. Nonostante ciò, dedicava l'estate a migliaia di tiri da tre punti. Lavorava in modo maniacale, cosa rara nel 1991.
Era un grande bevitore di Coca Cola, sempre a portata di mano. Mangiava arachidi con il guscio. Zatti stesso provò questa abitudine, sperando di replicarne la precisione al tiro, senza successo. Oscar era una persona solare. Zatti rammenta una partita a Reggio Emilia in aprile. Nevicava, ma Oscar era immarcabile. Segnava da ogni posizione, un preludio alla promozione in A1.
A Pavia, Oscar realizzò una media di 43,7 punti a partita nella stagione regolare. Nelle dieci gare per la promozione, la sua media fu di 45 punti. In A1, stabilì il suo record personale in Italia con 66 punti contro Torino. Segnò 13 tiri da due, 11 da tre e 7 tiri liberi.