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Un'indagine dei Carabinieri di Caserta ha svelato un giro di false patenti e permessi di soggiorno. Documenti contraffatti venivano rilasciati a stranieri in cambio di denaro, con un giro d'affari stimato oltre 250mila euro. Le dichiarazioni di un ufficiale dell'Arma hanno fornito dettagli cruciali sul modus operandi dell'organizzazione.

Indagini su documenti falsi a Caserta

Le forze dell'ordine hanno recuperato presso l'abitazione di Pietro Di Dona una serie di documenti contraffatti. Tra questi figuravano patenti, permessi di soggiorno e certificati di residenza. Tali documenti erano destinati a numerosi cittadini stranieri. L'indagine ha anche evidenziato accrediti bancari significativi. Questi avvenivano sulla carta ricaricabile intestata a Vincenza Di Dona. Gli importi variavano tra i 500 e i 2500 euro. Tali somme coincidevano con la consegna dei documenti falsi agli extracomunitari.

Queste rivelazioni sono emerse dalle dichiarazioni di un luogotenente dell'Arma. L'ufficiale ha condotto le indagini su un caso che coinvolge 10 persone. L'organizzazione era dedita alla produzione di false patenti e permessi di soggiorno. Molti degli acquirenti risiedevano nel Nord Italia, in particolare in Veneto. Il giro d'affari complessivo è stato stimato in oltre 250mila euro. Il processo si sta svolgendo presso la terza sezione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Il collegio è presieduto da Luciana Crisci.

Il ruolo degli indagati nel traffico

Il militare ha spiegato che Pietro Di Dona utilizzava una scheda SIM dedicata. Questa serviva per concordare lo scambio di patenti contraffatte. Per fidelizzare i cittadini extracomunitari, che a loro volta portavano altri connazionali, Di Dona effettuava accrediti. Le somme ammontavano a 250 o 300 euro. Il sottufficiale ha anche riferito dei timori di Di Dona di essere scoperto. Per questo motivo, si avvaleva della collaborazione di Carmine Riccardo. Quest'ultimo si occupava della consegna dei documenti falsi.

Pietro Di Dona non si limitava alle patenti. Era coinvolto anche nella creazione di false residenze e permessi di soggiorno. Le intercettazioni ambientali hanno rivelato conversazioni tra Di Dona e Riccardo Carmine. In queste discussioni è emersa la figura di Giuseppe Ciervo, noto come 'Peppe'. Ciervo era il contraffattore. Si occupava della replica di permessi di soggiorno e della creazione di false residenze per cittadini extracomunitari. I certificati di residenza fittizi riguardavano comuni come Villa Literno, Marcianise, Mondragone e Giugliano in Campania.

La contraffazione e le false buste paga

Nei computer sequestrati a Ciervo sono state rinvenute false buste paga. Queste erano riferibili ad aziende agricole. Venivano utilizzate per facilitare l'ottenimento dei permessi di soggiorno. In una conversazione intercettata, Di Dona e Carmine Riccardo discutevano della perquisizione a casa di Ciervo. Riccardo chiedeva a Di Dona se ci fosse qualcosa di suo nell'abitazione del falsario, intendendo i documenti contraffatti. La risposta di Di Dona fu che non c'era nulla. Affermò che cancellava tutto di volta in volta. I due ironizzavano sul fatto che le forze dell'ordine non avrebbero trovato prove. Ciervo, infatti, aveva portato tutto a casa della madre.

La perquisizione a casa di Ciervo fu effettuata dall'ufficio immigrazione della questura di Caserta. L'operazione rientrava in un'indagine parallela. Il militare ha spiegato che alcune titolari di società venivano utilizzate come fittizie datrici di lavoro degli immigrati. Attraverso queste figure, venivano inoltrate richieste al Ministero dell'Interno per lavoro subordinato stagionale. Sono stati trovati anche modelli Mav dell'Inps relativi alle false buste paga. Il processo proseguirà nel mese di aprile. È prevista l'ulteriore escussione del carabiniere sull'attività di indagine.

Gli imputati e l'origine dell'inchiesta

Alla sbarra figurano 10 imputati. Pietro Di Dona è considerato il capo e promotore dell'associazione. Giuseppe Ciervo, autodefinitosi 'commercialista', si occupava della produzione della documentazione falsa per i permessi di soggiorno. Altri imputati sono Carmine Riccardo, Vincenza Di Dona, Raffaele Salerno, Franca Lanza, Nabil El Hazmi, Collins Sunday, Lucky Ediale e Mamadou Doumbia. L'inchiesta dei carabinieri del comando provinciale di Caserta è iniziata nel 2018. Le attività investigative si sono protratte fino al 2021.

L'indagine è scaturita dalla denuncia del titolare di una scuola guida. Quest'ultimo era stato contattato dalla Motorizzazione Civile per una pratica di rilascio patente a un cittadino indiano. L'imprenditore non riconobbe il timbro apposto sulla documentazione come proprio. Denunciò l'accaduto ai carabinieri, dando il via all'inchiesta. Questa ha acceso i riflettori su un sodalizio criminale capace di rilasciare patenti falsificate. Inoltre, produceva documentazione falsa per il rinnovo del permesso di soggiorno a cittadini extracomunitari. Il tutto avveniva in cambio di somme comprese tra i mille e i duemila euro per ogni pratica.

I carabinieri hanno ricostruito circa 200 casi. Il volume d'affari stimato supera i 250mila euro. Inizialmente, l'attività del gruppo era promossa da intermediari. Questi individuavano gli stranieri che necessitavano di documenti. Rapidamente, il passaparola trasformò la presunta agenzia, definita tale dai carabinieri, in un punto di riferimento. Decine di stranieri si sarebbero rivolti a loro. Molti giungevano nella provincia di Caserta specificamente per i rinnovi dei permessi di soggiorno. La difesa degli imputati è affidata a un pool di avvocati, tra cui Enzo Di Vaio, Salvatore Margherita, Domenico Della Gatta, Romolo Vignola, Ilaria Blandini, Elena Schiavone, Fabio Amodio, Gisella Mesoraca, Luigi Corsiero, Salvatore Ottobre, Vincenzo Trasacco e Carmine Sgriglia.

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