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Una doppia condanna riconosce oltre un milione di euro di risarcimento agli eredi di un militare deceduto per mesotelioma. La giustizia si muove a favore delle vittime di amianto.

Nuova giustizia per un militare deceduto

Un militare originario della provincia di Caserta ha perso la vita a causa dell'amianto. La sua esposizione è avvenuta senza adeguate protezioni durante il servizio. Questo ha portato a una patologia incurabile. Il mesotelioma pleurico ha spento la sua esistenza. Il decesso è avvenuto il 19 agosto 2015. Ora, la giustizia riconosce la responsabilità dello Stato.

L'Osservatorio Nazionale Amianto ha reso note due importanti sentenze. Entrambe puntano il dito contro il Ministero della Difesa. I giudici hanno individuato una chiara responsabilità dell'Amministrazione. Le decisioni rafforzano il diritto delle vittime e dei loro familiari.

Risarcimenti milionari e nuove prospettive

Il Tribunale civile di Roma ha emesso una prima condanna. Ha stabilito un risarcimento di oltre un milione di euro. Questa somma è destinata ai familiari del militare. Successivamente, il Tar del Lazio ha confermato l'orientamento. Ha disposto un ulteriore risarcimento di 168mila euro. Questi provvedimenti rafforzano il quadro delle responsabilità.

La vicenda legale non si è ancora conclusa. La Corte di Cassazione ha riaperto un contenzioso. Riguarda una delle figlie della vittima. La donna, anche lei originaria del Casertano, non era fiscalmente a carico del padre. Per questo motivo, le era stato negato ogni riconoscimento nei gradi di giudizio precedenti.

La Cassazione apre a nuove interpretazioni

La Suprema Corte ha stabilito un principio importante. La posizione della figlia dovrà essere riesaminata. Un nuovo giudizio si terrà presso la Corte d'Appello di Brescia. La donna risiede ora a Cremona. Questo pronunciamento supera una visione meramente formale. Riconosce il diritto al risarcimento anche a chi non rientra nei parametri fiscali. La perdita subita è stata diretta e gravissima.

L'avvocato Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto, ha seguito il caso. Ha dichiarato: «Ricordo C.C. gravemente malato. Era molto scettico sulla possibilità di ottenere giustizia contro il Ministero della Difesa». Ha aggiunto: «Si sentiva tradito come uomo, come cittadino e come militare».

«Sapeva di dover morire», ha proseguito l'avvocato Bonanni. Ha ricordato l'ultima telefonata: «La voce era spezzata, segnata dalla mancanza di ossigeno». Ha poi descritto lo sconforto della vedova e delle figlie. «Una disperazione totale», ha commentato.

«Oggi, dopo anni di battaglie, possiamo dire di aver raggiunto risultati importanti», ha concluso Bonanni. «Questa doppia condanna rappresenta un punto fermo nell'accertamento delle responsabilità e nel riconoscimento dei diritti delle vittime dell'amianto». Le sentenze segnano un passo avanti per la giustizia.