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Il Tar del Lazio ha confermato lo scioglimento del Comune di Caserta per infiltrazioni camorristiche. La decisione si basa su presunti legami tra amministratori locali e clan, con particolare attenzione a voti e appalti.

Infiltrazioni camorristiche a Caserta: il Tar conferma lo scioglimento

La Prima Sezione del Tar del Lazio ha respinto il ricorso presentato dall'ex sindaco di Caserta, Carlo Marino. La corte ha così ratificato la decisione del Ministero dell'Interno. Quest'ultimo aveva disposto lo scioglimento del consiglio comunale. Le motivazioni addotte riguardano presunte infiltrazioni della camorra. Il collegio giudicante ha evidenziato la compromissione dell'amministrazione. Questa sarebbe avvenuta a vantaggio di interessi criminali. La sentenza sottolinea la ragionevolezza degli indizi raccolti. Tali indizi sono sintomatici di una gestione non imparziale dell'ente.

Le motivazioni del Tar: voti, appalti e un dirigente

La decisione dei giudici si fonda su tre pilastri principali. Il primo riguarda il presunto sostegno elettorale ricevuto nel 2021. Personaggi noti per legami con clan locali avrebbero appoggiato candidati eletti. Tra questi figurano Emiliano Casale e Massimiliano Marzo. La seconda linea argomentativa concerne gli appalti pubblici. Sono stati affidati a soggetti ritenuti vicini alla criminalità organizzata casertana. Questo include lavori per la messa in sicurezza stradale, la gestione dei rifiuti e dei parcheggi. Anche servizi nel settore socio-assistenziale rientrano in questa casistica. Infine, il ruolo del dirigente Franco Biondi è stato giudicato critico. Nonostante fosse coinvolto in indagini, gli sono stati conferiti incarichi in settori strategici.

La campagna elettorale del 2021 sotto la lente

Un punto cruciale della vicenda è il sostegno elettorale nel 2021. Indagini hanno rivelato contatti tra persone vicine al clan Belforte e candidati legati all'ex sindaco Marino. L'ex primo cittadino ha contestato la natura delle indagini. Ha sostenuto che non provenissero dalla Direzione Distrettuale Antimafia. Ha anche evidenziato l'annullamento di un'ordinanza cautelare. Tuttavia, il Tar ha ritenuto le prove sufficienti. Le vicende descritte nella relazione prefettizia dimostrano un collegamento tra amministratori e clan. Le indagini hanno portato al rinvio a giudizio di un vice sindaco e un assessore per corruzione elettorale. Sono emersi elementi che suggeriscono l'impegno di esponenti del clan Belforte per convogliare voti. Intercettazioni e foto di festeggiamenti post-elettorali, con la partecipazione di elementi criminali, hanno rafforzato il quadro accusatorio.

La camorra a Caserta: la spartizione tra clan

Il ricorso di Marino aveva ipotizzato un indebolimento del clan Belforte. Una relazione della Questura di Caserta ha smentito questa tesi. La presenza di figure criminali di rilievo e delle nuove generazioni conferma l'attività del clan dei Mazzacane. Il territorio casertano sarebbe caratterizzato da un accordo tra i clan Belforte e Casalesi. Questo patto prevederebbe la divisione dei proventi delle estorsioni sugli appalti. Il traffico di stupefacenti sarebbe invece gestito dal clan di Marcianise. Questa dinamica suggerisce un controllo capillare delle attività economiche.

Appalti a rischio: parcheggi, rifiuti e servizi sociali

Numerosi appalti sono finiti sotto la lente d'ingrandimento. La gestione dei parcheggi, come quello di via San Carlo, ha visto coinvolto il dirigente Franco Biondi. Altri affidamenti, come quelli per il ciclo dei rifiuti e i servizi socio-assistenziali, sono stati assegnati a soggetti ritenuti contigui alla criminalità organizzata. La gara per i rifiuti è stata vinta da Carlo Savoia. L'ex sindaco Carlo Marino è stato rinviato a giudizio per questa vicenda. Nel settore socio-assistenziale, si è riscontrata la presenza di operatori economici vicini al clan dei Casalesi. L'uso disinvolto di affidamenti diretti e proroghe contrattuali ha favorito tali soggetti.

Il caso dell'asse viario e i lavori Superbonus

Un caso emblematico riguarda i lavori per l'asse viario che collega via Volta a via Carcas. La ditta incaricata, Edil Idea, sarebbe stata acquisita da Cipriano Licenza. Quest'ultimo è genero di un boss dei Casalesi e figlio di un imprenditore legato al clan. La relazione prefettizia evidenzia come il sindaco e un consigliere non potessero ignorare il ruolo di Licenza. In particolare, il sindaco Carlo Marino sarebbe stato a conoscenza del titolare effettivo della società. Questa stessa società aveva eseguito lavori Superbonus su una sua proprietà immobiliare. Il sindaco era committente e direttore dei lavori. I giudici hanno sottolineato che non è rilevante l'assenza di informative interdittive. Ciò che conta è la distorsione dell'attività amministrativa. L'amministrazione non ha attivato controlli antimafia adeguati.

Le conclusioni del Tar: indizi e influenza mafiosa

I giudici del Tar hanno ribadito che il valore indiziario delle circostanze è significativo. Non è smentito dal fatto che il sindaco non sia stato coinvolto in indagini penali. L'elemento centrale è che imprese vicine alla criminalità organizzata abbiano ottenuto numerosi affidamenti. Questo è considerato un serio indizio di influenza mafiosa sull'amministrazione. Le osservazioni complessive supportano il giudizio dell'Amministrazione. Esistono collegamenti, diretti o indiretti, tra amministratori locali e soggetti affiliati o vicini alla criminalità mafiosa. La decisione di sciogliere il Comune di Caserta è stata quindi confermata.

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