Nel Lecchese, il referendum sulla giustizia ha visto una netta vittoria del "Sì", con il 55,30% dei voti. Questo risultato si discosta dal trend nazionale, dove ha prevalso il "No". L'affluenza è stata superiore alla media italiana.
Referendum Giustizia: il "Sì" prevale nel Lecchese
La provincia di Lecco ha espresso un verdetto favorevole alla riforma costituzionale sulla separazione delle carriere in magistratura. La proposta, promossa dal governo Meloni e sostenuta dal ministro Carlo Nordio, ha ottenuto il 55,30% dei consensi validi.
Contemporaneamente, il fronte del "No" si è attestato al 44,70%. Questo esito posiziona il territorio lecchese in controtendenza rispetto alla tendenza nazionale. A livello nazionale, infatti, il "No" ha ottenuto la maggioranza, superando il 54% dei suffragi.
Tale risultato nazionale viene già interpretato come la prima significativa battuta d'arresto per l'esecutivo guidato dalla premier Giorgia Meloni. L'analisi dei dati provinciali rivela un quadro interessante delle preferenze espresse dai cittadini.
Affluenza e Voti: i Dati Definitivi del Lecchese
Lo spoglio delle schede, conclusosi lunedì 23 marzo alle 17:58, ha coinvolto 84 sezioni distribuite sull'intero territorio provinciale. L'ultima sezione a completare il conteggio è stata quella di Casatenovo.
In totale, hanno partecipato alla votazione 170.236 cittadini lecchesi. Di questi, 93.550 hanno espresso un voto favorevole al "Sì". Al contrario, 75.614 schede sono risultate contrarie alla riforma.
Il divario tra le due opzioni si è attestato a 17.936 voti. Sono state registrate anche 389 schede bianche, 679 schede nulle e 4 schede contestate, elementi che completano il quadro del voto.
L'affluenza definitiva nella provincia di Lecco ha raggiunto il 64,95%. Questo dato è notevolmente superiore alla media nazionale, che si è fermata al 58,9%. L'elevata partecipazione testimonia l'interesse dei cittadini lecchesi per la questione.
Il Lecchese Supera la Media Lombarda
Il risultato ottenuto nel Lecchese si posiziona in modo favorevole anche rispetto alla media regionale lombarda. Nelle 9.258 sezioni scrutinate in tutta la Lombardia, il "Sì" ha raccolto il 53,56% dei consensi.
A livello regionale, i voti favorevoli sono stati 2.572.803, mentre quelli contrari si sono fermati a 2.230.349. Il divario in Lombardia è quindi leggermente inferiore a quello registrato nella provincia di Lecco.
Questo dato evidenzia come il territorio lecchese, nonostante le sue note divisioni politiche interne, abbia mostrato una notevole compattezza nel sostenere la riforma costituzionale. Le differenze tra le valli, la Brianza, i centri urbani e le aree montane sembrano essersi attenuate in questa occasione.
Lecco Città e i Grandi Comuni: un "Sì" con Margini Ridotti
Il dato politicamente più rilevante riguarda il capoluogo, Lecco città. Nonostante l'amministrazione comunale sia guidata dal centrosinistra, con il sindaco Mauro Gattinoni eletto nel 2022 con un margine minimo, il "Sì" ha prevalso.
Nella città di Lecco, il "Sì" ha ottenuto il 50,96% dei voti, contro il 49,04% del "No". Lo scarto assoluto è di soli 461 voti, un margine esiguo ma di grande significato politico.
L'affluenza a Lecco città è stata del 66,65%, in linea con la media provinciale. La città si conferma un territorio politicamente conteso, dove le maggioranze sono spesso risicate.
Anche gli altri centri urbani di rilievo della provincia hanno seguito la medesima tendenza. Merate ha registrato un "Sì" al 51,19%, Casatenovo al 52,79%, Valmadrera al 52,94% e Calolziocorte al 53,48%. In questi comuni, i margini di vittoria del "Sì" sono stati contenuti, riflettendo l'equilibrio politico locale.
Mandello del Lario e altri Comuni: segnali per le Amministrative
Un risultato più netto a favore del "Sì" si è osservato a Mandello del Lario. Qui, la riforma ha ottenuto il 56,38% dei consensi, con un vantaggio di 699 voti. Questo esito potrebbe avere implicazioni sulla campagna elettorale del sindaco uscente Riccardo Fasoli, in vista delle prossime elezioni amministrative di maggio.
Altri comuni hanno confermato la tendenza favorevole al "Sì". Oggiono ha visto il "Sì" al 55,29%, Olginate al 53,31% e Missaglia al 53,84%. Anche in questi casi, i margini di vittoria sono stati significativi.
La tabella riassume i dati di affluenza e i risultati per alcuni dei principali comuni della provincia di Lecco, evidenziando la prevalenza del "Sì".
La Valsassina traina il "Sì": percentuali record nei piccoli comuni montani
I risultati più eclatanti a favore della riforma provengono dai piccoli comuni montani, in particolare dalla Valsassina. In queste aree, il "Sì" ha raggiunto percentuali che superano ampiamente la media provinciale e regionale.
Premana si distingue con il 79,54% di voti favorevoli. Seguono Morterone, il comune più piccolo d'Italia con soli 32 residenti, che ha registrato il 78,95%, e Parlasco con il 78,21%.
Completano la top five Esino Lario (78,03%) e Cassina Valsassina (77,17%). Le prime posizioni sono ulteriormente rafforzate da Cortenova (76,77%) e Margno (74,27%).
Queste realtà, spesso caratterizzate da liste civiche e da una forte coesione sociale, mostrano un orientamento di voto molto omogeneo. La distanza dalla media nazionale raggiunge in alcuni casi i 33 punti percentuali, evidenziando un forte radicamento territoriale.
La Geografia del "No": solo 7 Comuni in Brianza Lecchese
Il fronte del "No" si è concentrato in una specifica area geografica della provincia: la Brianza Lecchese. Tutti e sette i comuni che hanno respinto la riforma si trovano in questa zona.
Paderno d'Adda ha registrato il risultato più netto per i contrari, con il 53,98% di "No". Seguono Cernusco Lombardone (53,08%), Lomagna (52,78%) e Osnago (52,75%).
Altri comuni hanno visto un risultato molto equilibrato, con il "No" appena sopra il 50%. Tra questi, La Valletta Brianza (50,63%), Robbiate (50,26%) e Verderio (50,24%).
Cinque di questi comuni sono amministrati da coalizioni di centrosinistra, uno da una lista civica e uno dal centrodestra (Cernusco Lombardone), quest'ultimo caratterizzato da una notevole instabilità interna.
La concentrazione geografica del "No" nella Brianza orientale, un'area più densamente popolata e con un tessuto produttivo e culturale distinto dalle vallate, suggerisce una differente sensibilità verso la riforma proposta.
Cosa prevedeva il Referendum sulla Separazione delle Carriere
Il referendum del 22 e 23 marzo 2026 era di tipo confermativo. Non prevedeva il raggiungimento di un quorum per la sua validità. L'obiettivo era sottoporre al giudizio popolare una riforma costituzionale.
La modifica riguardava il Titolo IV della Costituzione. L'intento era introdurre la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e quella requirente. Inoltre, si prevedeva l'istituzione di due distinti Consigli superiori della magistratura.
La riforma era già stata approvata dal Parlamento il 30 ottobre 2025. Tuttavia, non aveva ottenuto la maggioranza qualificata dei due terzi necessaria per evitare la consultazione popolare.
I sostenitori del "Sì" argomentavano che la separazione delle carriere avrebbe aumentato l'efficienza del sistema giudiziario. Avrebbe inoltre garantito maggiori tutele per gli imputati, rafforzando l'imparzialità.
I contrari, rappresentati nel Lecchese dal comitato "Società civile per il No", che includeva sigle come Cgil, Anpi, Arci e Legambiente, ritenevano che la riforma minacciasse l'autonomia della magistratura. Temevano inoltre uno squilibrio tra i poteri dello Stato.
Il risultato a livello nazionale ha dato ragione al fronte del "No". Tuttavia, nel Lecchese, il verdetto è andato in direzione opposta, confermando la specificità del voto locale.