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Tre giovani di Casarano ottengono la messa alla prova per accuse di razzismo. Il percorso rieducativo di sei mesi dovrà dimostrare il loro cambiamento per evitare il reato.

Accolte le richieste della difesa

Il Tribunale per i Minorenni di Lecce ha concesso la messa alla prova a tre adolescenti. Sono accusati di aver minacciato e discriminato un coetaneo di origine senegalese. La decisione è arrivata al termine dell'udienza preliminare. La giudice Lucia Rabboni ha accolto l'istanza presentata dalla difesa. I tre imputati hanno rispettivamente 17, 17 e 16 anni. Provengono dai comuni di Taurisano, Ruffano e Ugento.

Un quarto ragazzo, 17enne di Tuglie, non ha optato per riti alternativi. Potrà difendersi nel corso del processo ordinario. La sua posizione è quindi distinta da quella degli altri tre.

Percorso rieducativo di sei mesi

Per i tre giovani ammessi alla messa alla prova è stato stabilito un programma rieducativo. Questo percorso durerà sei mesi. È stato concordato con i servizi sociali del territorio. Al termine del periodo, la giudice valuterà l'esito. La prossima udienza è fissata per il 14 gennaio 2027. Se il percorso sarà considerato positivo, il reato verrà estinto. I ragazzi potranno così mantenere la fedina penale immacolata.

La richiesta di rinvio a giudizio era stata presentata dal pubblico ministero Paola Guglielmi. L'accusa riguardava tutti e quattro i minori coinvolti inizialmente. La Procura aveva quindi chiesto il processo per tutti.

Le indagini e le accuse

I fatti contestati risalgono all'inizio dell'anno corrente. Le presunte azioni discriminatorie si sarebbero verificate all'interno e nei pressi di un istituto scolastico di Casarano. Le indagini sono state coordinate dal procuratore capo Simona Filoni. L'ipotesi accusatoria sostiene che i quattro ragazzi abbiano minacciato il compagno di scuola. Le minacce includevano aggressioni fisiche. Si sarebbero rivolti a lui con epiteti offensivi di natura razziale. Frasi come «nero di m…, scottato, ti facciamo diventare bianco» sono state riportate.

Questi comportamenti sono stati qualificati come «atti di discriminazione per motivi razziali». L'accusa si basa sulle dichiarazioni raccolte e sulle prove acquisite durante le indagini preliminari.

La storia della vittima

Il giovane senegalese vittima delle presunte discriminazioni è arrivato in Italia nel 2019. Era accompagnato dalla madre e dalla sorella minore. Purtroppo, la madre è deceduta a causa del Covid-19. Il ragazzo è stato affidato a uno zio, anch'egli connazionale, residente in provincia di Lecce. Inizialmente, è stato costretto a interrompere gli studi. Tuttavia, ha deciso di denunciare la sua situazione alla Procura.

A seguito di un provvedimento d'urgenza, è stato allontanato dalla casa dello zio. È stato poi accolto in una comunità. Attualmente frequenta un'altra scuola, trasferendosi a Lecce. La sua testimonianza è stata fondamentale per l'avvio delle indagini.

Il collegio difensivo

Il collegio difensivo che assiste i minori è composto dagli avvocati Giorgio Caroli, Mauro Gnoni, Giovanni Gabellone e Alberto Ghezzi. Hanno presentato l'istanza per la messa alla prova. Hanno sostenuto la necessità di un percorso rieducativo anziché un processo tradizionale per i loro assistiti. La loro strategia legale ha portato all'accoglimento della richiesta.

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