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Sei persone sono state condannate e tre assolte nel processo abbreviato riguardante un'organizzazione dedita a slot machine illegali e scommesse clandestine. L'indagine ha coinvolto figure legate al clan dei Casalesi.

Condanne per il clan delle slot machine

Il tribunale di Napoli ha emesso la sua sentenza nel processo abbreviato contro il cosiddetto “clan delle slot machine”. Sei imputati hanno ricevuto condanne, mentre tre sono stati assolti. L'indagine, secondo quanto emerso, puntava a smantellare un'organizzazione criminale guidata da Lello Letizia, figura storica legata al clan dei Casalesi.

La giudice Gabriella Logozzo ha stabilito le pene per i condannati. A Lello Letizia sono stati inflitti 4 anni di reclusione. Per Marco Alfiero, 41 anni, la pena è di 2 anni e 9 mesi. Suo fratello, Vittorio Alfiero, 44 anni, dovrà scontare 1 anno e 6 mesi.

Sono stati condannati anche Pasquale Di Bona, 56enne residente a San Cipriano d’Aversa, a 3 anni. Marco Losapio, 37enne di Aversa, ha ricevuto una pena di 2 anni e 10 mesi. Infine, Bruno Salzillo, 61enne di Casal di Principe, è stato condannato a 2 anni.

Esclusa l'aggravante mafiosa

Un elemento significativo della sentenza è l'esclusione dell'aggravante mafiosa per tutti gli imputati. Questa decisione ha portato a pene significativamente inferiori rispetto a quelle richieste dalla Procura. La strategia difensiva, evidentemente, ha avuto un peso determinante nell'esito del processo.

Sono stati assolti Giovanni Argine, 29enne di Casal di Principe; Giovanni Diana, 35enne anch'egli di Casal di Principe; e Raffaele Cantiello, 38enne, pure lui residente a Casal di Principe. La loro posizione è stata ritenuta non penalmente rilevante dai giudici.

Il collegio difensivo era composto da numerosi avvocati. Tra questi figurano Mario Griffo, Mirella Baldascino, Mauro Iodice, Carlo De Stavola, Pasquale Diana, Ferdinando Letizia, Domenico Della Gatta, Paolo Caterino, Giuseppe Caiati, Giuseppe Annunziata, Enrico Iascone Maglieri, Alessandra Carofano e Michele Riggi.

Il presunto ritorno criminale di Lello Letizia

Secondo le indagini condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia, Lello Letizia avrebbe ripreso le redini delle attività illecite. Dopo essere stato rilasciato e posto in libertà vigilata, rientrando a Casal di Principe verso la fine del 2021, avrebbe riallacciato i contatti con il clan. L'obiettivo sarebbe stato quello di riattivare una cellula criminale specializzata.

Il gruppo avrebbe operato installando apparecchi da intrattenimento illegali. Questi dispositivi, secondo l'accusa, erano scollegati dalla rete telematica ufficiale dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Adm). Ciò ne garantiva la natura clandestina e la possibilità di evasione fiscale.

L'attività illecita non si sarebbe limitata alle sole slot machine. La rete criminale avrebbe gestito anche scommesse clandestine online. Per raggiungere questo scopo, sarebbero state coinvolte anche agenzie di scommesse regolarmente autorizzate. Queste ultime avrebbero percepito una percentuale sui profitti generati dalle attività illegali.

L'inchiesta ha quindi messo in luce un complesso sistema che intrecciava il gioco d'azzardo illegale con la gestione di scommesse online, avvalendosi anche di canali apparentemente legali. La sentenza odierna rappresenta un punto fermo in questa complessa vicenda giudiziaria che ha interessato il territorio campano.

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