La compagna di un presunto affiliato al clan dei Casalesi, accusata di associazione per delinquere e autoriciclaggio, è stata scarcerata. L'indagine ha svelato una complessa truffa online che ha sottratto circa 800mila euro a 38 vittime.
Scarcerata compagna di presunto boss
Angela Turco Cirillo, 43 anni, residente a Casal di Principe, è tornata in libertà. La donna è la compagna di Pasquale Corvino, 40 anni, anch'egli di Casal di Principe. Entrambi erano stati colpiti da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Le accuse includono associazione per delinquere e autoriciclaggio, con l'aggravante di agevolare il clan dei Casalesi. La dodicesima sezione del Riesame del tribunale di Napoli ha accolto l'istanza presentata dal loro legale, l'avvocato Ferdinando Letizia. Il provvedimento del giudice per le indagini preliminari è stato annullato per Cirillo. Per Corvino, è caduta l'aggravante dell'agevolazione mafiosa e la partecipazione all'associazione per delinquere. Rimane però l'accusa di autoriciclaggio.
Truffa svuota-conti con sms e phishing
La coppia è finita nel mirino della Guardia di Finanza. Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, hanno messo in luce un'organizzazione criminale operante tra Italia e Spagna. Corvino è considerato il promotore e organizzatore dell'associazione. Cirillo avrebbe agito come sua diretta collaboratrice. Il suo ruolo prevedeva il prelievo di contanti dai conti correnti delle vittime. Successivamente, il denaro sarebbe stato consegnato al compagno. Cirillo si occupava anche di investire parte dei fondi in moneta virtuale. L'indagine ha svelato un sofisticato sistema illecito. Questo sistema mirava a svuotare i conti correnti di ignare vittime. L'accesso avveniva tramite sistemi informatici violati. I dati sensibili venivano rubati via email (phishing), tramite SMS (smishing) o comunicazioni telefoniche (vishing).
38 vittime per 800mila euro a favore dei Casalesi
Le attività investigative, supportate dalla cooperazione internazionale di polizia, hanno identificato 24 soggetti coinvolti. Le indagini si sono concentrate su 38 episodi di truffa. Le vittime, tutte italiane, hanno subito sottrazioni per circa 800mila euro. Queste somme sarebbero confluite, almeno in parte, nelle casse del clan dei Casalesi. Tra gli indagati figurano nomi di spicco. Tra questi, Nicola Sergio Kader, esponente di vertice della fazione Bidognetti del clan. C'è anche il collaboratore di giustizia Vincenzo D’Angelo, genero del boss Francesco Bidognetti, noto come “cicciotto di mezzanotte”. Le truffe sono state perpetrate tra gennaio 2018 e dicembre 2023. I proventi illeciti, pari a circa il 40%, venivano consegnati in contanti a esponenti del clan. Questo serviva a finanziare le loro attività e a mantenere le famiglie dei detenuti. L'obiettivo era rafforzare la presenza camorristica sul territorio.
Metodi di truffa: SMS, email e clonazione SIM
Le modalità operative delle truffe erano variegate. Uno schema comune prevedeva l'invio di un SMS o di una email alla vittima. Il messaggio sembrava provenire dall'istituto di credito della vittima. Comunicava l'esecuzione di bonifici o altri addebiti non autorizzati. Successivamente, il truffatore, fingendosi un dipendente della banca addetto al sistema antifrode, induceva la vittima a effettuare un bonifico istantaneo. Il denaro veniva trasferito su un conto corrente riconducibile all'organizzazione criminale. Un secondo schema prevedeva la clonazione della SIM telefonica della vittima. Questa SIM era associata al conto corrente. Una volta ottenuta la password temporanea (codice OTP) via SMS, i truffatori accedevano all'home banking. Potevano così trasferire somme tramite bonifici istantanei. I fondi venivano poi rapidamente inviati su altri conti, anche esteri. Successivamente, venivano prelevati in contanti. Gran parte del denaro finiva nelle mani degli affiliati al clan dei Casalesi. In alcuni casi, i proventi illeciti venivano investiti in valute virtuali. Queste erano considerate un investimento sicuro per la difficoltà di tracciare i titolari dei portafogli digitali.
Indagini internazionali e perquisizioni
Le indagini hanno richiesto un'intensa cooperazione internazionale. Sono state effettuate 21 perquisizioni in diverse province italiane. Le operazioni si sono svolte a Napoli, Caserta, Modena, Benevento, Potenza e Isernia. La collaborazione con le autorità estere è stata fondamentale per ricostruire i flussi finanziari. Ha permesso di identificare i membri dell'organizzazione e i loro metodi operativi. Le perquisizioni hanno portato al sequestro di materiale informatico, documenti e beni. Questi elementi sono cruciali per rafforzare le prove a carico degli indagati. La Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha coordinato le complesse operazioni. L'obiettivo è smantellare completamente l'organizzazione criminale. Si mira a colpire i suoi flussi di finanziamento illecito. La truffa svuota-conti rappresenta una minaccia crescente. La digitalizzazione dei servizi bancari espone a nuovi rischi. Le forze dell'ordine continuano a monitorare e contrastare queste forme di criminalità. La collaborazione dei cittadini, segnalando attività sospette, è essenziale. La consapevolezza dei rischi legati al phishing e allo smishing è fondamentale per proteggersi. Le autorità invitano alla massima prudenza nell'aprire link sospetti o fornire dati personali online.
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