Manto nevoso ridotto nelle Orobie
Le montagne orobiche mostrano un drastico calo dello spessore del manto nevoso. Confrontando le immagini recenti con quelle dello stesso periodo dell'anno precedente, è evidente una riduzione di oltre un metro di neve al suolo.
Nonostante le temperature notturne rimangano sotto lo zero dall'8 marzo, le giornate soleggiate hanno accelerato lo scioglimento, lasciando affiorare rocce e arbusti che prima erano completamente coperti.
Impatto sullo stoccaggio idrico
La diminuzione della neve ha conseguenze dirette sulla riserva idrica. Lo stoccaggio di neve, fondamentale per il rilascio graduale di acqua durante la primavera inoltrata, risulta significativamente ridotto.
Anche il livello della diga del Barbellino si attesta su valori inferiori rispetto all'anno precedente, con ripercussioni sulla disponibilità idrica stagionale.
Dati comparativi e cause
I dati raccolti dalle stazioni Arpa Lombardia evidenziano differenze marcate. Ad esempio, la diga del lago Fregabolgia a Carona registrava 237 cm di neve all'inizio di aprile di due anni fa, scesi a 93 cm nell'ultimo rilevamento.
Situazione simile a Vilminore, dove si è passati da 204 cm a 73 cm, e al Barbellino, da 160 cm a 54 cm. L'aprile 2022 era già stato registrato come il meno nevoso degli ultimi dieci anni.
Fattori che accelerano lo scioglimento
Tra i fenomeni che contribuiscono ad accelerare la fusione della neve, si annovera la deposizione di polveri sahariane. Queste particelle, trasportate dai venti, riducono la capacità riflettente della neve, aumentandone l'assorbimento dei raggi solari e quindi il suo scioglimento.
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