Università Camerino: Dionigi, atenei presidio civile
L'ex rettore di Bologna, Ivano Dionigi, ha inaugurato il 690° anno accademico dell'Università di Camerino. Ha sottolineato l'importanza degli atenei come presidi civili in un'epoca di squilibri globali e crisi della parola.
Università Camerino: il ruolo degli atenei
L'Università di Camerino ha celebrato il suo 690° anno accademico. La prolusione è stata tenuta da Ivano Dionigi, illustre docente e già rettore dell'Università di Bologna. Il suo intervento ha messo in luce il ruolo fondamentale delle università nella società contemporanea. Dionigi ha definito gli atenei come «istituzioni pubbliche più sane» e «più preziose e nobili del Paese».
Il discorso ha affrontato temi di grande attualità, partendo da una visione critica dell'epoca attuale. L'ha descritta non come un'era di complessità, ma piuttosto di profondo squilibrio. Questo squilibrio si manifesta in molteplici fratture: sociali, ambientali, demografiche e politiche. La guerra è un ulteriore sintomo di questa instabilità globale.
Dionigi ha evidenziato come viviamo in un mondo ormai «sconosciuto». La tecnica, in particolare l'intelligenza artificiale, sta assumendo un ruolo sempre più dominante. Questo fenomeno rischia di mettere in secondo piano la centralità umana. La parola stessa sta perdendo il suo legame originario con la realtà. Di conseguenza, diventa sempre più difficile «comunicare», ovvero condividere il senso profondo della vita.
Crisi della parola e necessità di 'intelligere'
Di fronte a questa situazione, Ivano Dionigi ha lanciato un forte richiamo. È necessario recuperare la capacità di «intelligere». Questo termine latino significa cogliere insieme profondità e relazioni. Si contrappone alla frammentazione dei saperi e all'eccessiva specializzazione. Rischiamo, ha ammonito, di «sapere tutto di niente».
L'ex rettore ha invocato una visione d'insieme. Questa visione deve ricomporre la conoscenza scientifica con l'umanesimo. Deve unire la tecnica con la filosofia. Un altro tema centrale è stato quello della parola. Oggi la parola appare spesso «ingannevole, deformata, orfana della cosa». Non è più in grado di distinguere con chiarezza il vero dal falso.
Per questo motivo, Dionigi ha auspicato una vera e propria «ecologia linguistica». Il linguaggio, infatti, rimane il fondamento insostituibile della convivenza umana. Il «logos» che si incontra nel dialogo è ciò che costruisce la comunità. Senza una parola autentica, le costituzioni stesse rischiano di fallire. Crescono così i conflitti e le divisioni.
La politica come dimensione imprescindibile
Accanto al «logos», Ivano Dionigi ha posto l'accento sulla «polis», ovvero la politica. Questa dimensione è considerata imprescindibile per il futuro. In un'epoca dominata dalla tecnica e dall'economia, entrambe globali e autoreferenziali, solo la politica può definire i fini ultimi. Solo la politica può orientare verso il bene comune.
«Se perdiamo la scommessa della politica, perderemo anche quella della tecnica», ha ammonito il professore. Ha richiamato la necessità di un governo forte e lungimirante. Questo governo deve essere capace di orientare anche le sfide poste dall'intelligenza artificiale. La politica non può essere lasciata in balia degli eventi o degli interessi economici.
In questo complesso scenario globale, l'università è chiamata a svolgere un ruolo decisivo. Deve custodire la parola autentica. Deve educare al pensiero critico e alla responsabilità. Deve ricucire il rapporto fondamentale tra sapere e potere. L'università è un luogo di formazione e di crescita per i futuri cittadini.
L'appello agli studenti di Camerino
«A chi, se non alla comunità universitaria, affidare il compito di insegnare che la res publica è di tutti?», ha affermato Dionigi. Ha definito l'ateneo di Camerino una «forza di giustizia sociale». Il suo messaggio finale è stato rivolto direttamente agli studenti presenti. Ha lanciato un vibrante invito all'impegno e alla partecipazione attiva.
«Mostrate i vostri volti, fate sentire la vostra voce, non siate clandestini», ha esortato. «Il vostro tempo non è domani, è ora». Questo è un invito chiaro all'azione, anche politica. Gli studenti sono chiamati a «prendersi cura dell'anima della città» e a contribuire attivamente alla costruzione del futuro. Il loro contributo è essenziale per il progresso della società.
«Noi abbiamo vendemmiato più che seminato», ha concluso Ivano Dionigi. «Ora tocca a voi». Questa metafora sottolinea il passaggio di consegne. Le generazioni future hanno la responsabilità di raccogliere l'eredità del passato e di costruire un domani migliore. L'Università di Camerino si conferma così un faro di sapere e un presidio civile fondamentale.