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La ricostruzione post-sisma nelle Marche non sarà completa finché non verranno ripristinati tutti i servizi essenziali persi. Il Presidente del Consiglio regionale Gianluca Pasqui ha sottolineato l'importanza di restituire dignità e funzionalità ai territori colpiti, andando oltre il mero ripristino materiale.

La ricostruzione va oltre il ripristino materiale

Il Presidente del Consiglio regionale delle Marche, Gianluca Pasqui, ha evidenziato come la ricostruzione post-sisma non possa considerarsi conclusa fino al completo ripristino dei servizi essenziali. Questa dichiarazione è giunta durante una seduta aperta dedicata al tema, tenutasi a Muccia, in provincia di Macerata. La riunione, aperta dai saluti del sindaco Stefano Antonelli, ha posto l'accento sulla necessità di restituire ai territori colpiti la piena funzionalità e sicurezza che possedevano prima degli eventi sismici del 2016.

Pasqui ha riconosciuto i progressi compiuti, con molte abitazioni recuperate e cantieri pubblici completati. Tuttavia, ha ribadito che il vero termine della ricostruzione si avrà solo quando le comunità avranno nuovamente accesso a tutti i servizi e presidi fondamentali. La dignità delle comunità, ha spiegato, è strettamente legata alla possibilità di riabitare e rivivere pienamente i propri spazi. Questo implica la presenza di scuole funzionanti, strutture sanitarie accessibili, collegamenti efficienti e opportunità lavorative.

La normalità, secondo il Presidente, non può limitarsi al mero ripristino di ciò che esisteva nel 2016. Il mondo è cambiato in questi dieci anni, con nuove esigenze per le famiglie, mutamenti economici e prospettive diverse per i giovani. Pertanto, è fondamentale non solo restituire ciò che è stato perso, ma farlo in modo più sicuro, funzionale e adeguato alle necessità attuali. L'obiettivo è rendere i territori più resilienti e attrattivi per il futuro.

Servizi essenziali: sanità, istruzione e infrastrutture

Particolare attenzione è stata dedicata alla sanità, considerata una condizione essenziale per la permanenza nelle aree interne. La distanza dai servizi sanitari rappresenta un peso significativo per famiglie, anziani e persone fragili. Pasqui ha sottolineato la necessità di una programmazione costante e di una visione strategica che tenga conto delle peculiarità geografiche dell'entroterra marchigiano. La possibilità di ricevere assistenza tempestiva e qualificata è un fattore determinante per la vita in questi territori.

Anche l'istruzione è stata identificata come un pilastro fondamentale. Una scuola, nei piccoli comuni, non è solo un luogo di apprendimento, ma una ragione concreta per restare. La sua presenza influenza le scelte delle giovani coppie e le prospettive di un intero paese, contribuendo a mantenere viva la comunità. Qualificare l'offerta formativa nell'entroterra significa investire direttamente nel futuro di queste aree.

Oltre a scuola e sanità, sono stati citati i trasporti, le infrastrutture digitali, le attività produttive, il commercio e i servizi amministrativi. È emersa la necessità di sviluppare progetti di sviluppo territoriale che favoriscano la collaborazione tra i comuni, valorizzino le risorse locali e creino nuove opportunità di lavoro. L'obiettivo è costruire un futuro sostenibile per l'Appennino marchigiano.

Il caso del carcere di Camerino come esempio

A illustrare la complessità di una ricostruzione incompleta è stato portato l'esempio della Casa circondariale di Camerino. Prima del sisma, questo era l'unico istituto penitenziario della provincia di Macerata. A seguito dei danni, l'edificio fu evacuato nel 2016 e nel 2022 è stato disposto il suo definitivo scioglimento. A dieci anni dal terremoto, la provincia attende ancora una risposta concreta per il ripristino di questa funzione.

Pasqui ha spiegato che la scelta di menzionare un carcere, in un contesto di ricostruzione, è dovuta al fatto che esso rappresenta una componente del sistema della giustizia. La sua assenza genera conseguenze sull'attività dei tribunali, sul lavoro degli operatori, sui trasferimenti dei detenuti e sull'esercizio del diritto di difesa. La vicenda di Camerino evidenzia come una ricostruzione che recupera gli edifici senza ripristinare tutte le funzioni essenziali rimanga incompleta.

Il Presidente ha confermato il suo impegno personale e quello del Consiglio regionale nel cercare una soluzione per il mantenimento di un presidio penitenziario nel territorio. Ha riaffermato il principio che un'area colpita da una calamità non debba perdere definitivamente un servizio pubblico a causa delle conseguenze dell'evento. Questo principio deve valere per il carcere di Camerino e per tutte le strutture e funzioni che il terremoto ha sottratto alle comunità marchigiane.

Un futuro per le nuove generazioni e la memoria delle istituzioni

La ricostruzione, secondo Pasqui, sarà veramente compiuta quando le persone avranno ritrovato condizioni di vita almeno equivalenti a quelle pre-sisma, con servizi e prospettive adeguate alle esigenze attuali. Ha inoltre affrontato il problema dello spopolamento e dell'invecchiamento della popolazione, criticità preesistenti al 2016 e aggravate dal sisma. Per questo, la ricostruzione deve essere accompagnata da politiche di sviluppo che superino i confini amministrativi comunali.

È necessaria una visione condivisa per le aree interne, con progetti che valorizzino il patrimonio ambientale, culturale e produttivo. L'obiettivo è sostenere le imprese e favorire la presenza dei giovani, garantendo loro l'accesso a servizi, opportunità e diritti che altrove sono considerati normali. Il Presidente ha rivolto un pensiero ai ragazzi cresciuti all'ombra dei cantieri e degli edifici inagibili, sottolineando il dovere di offrire loro reali possibilità di studio, lavoro e vita nei loro territori.

La responsabilità più grande, ha concluso Pasqui, è quella di dare continuità agli impegni assunti, riconoscendo i risultati raggiunti e affrontando con coraggio ciò che è rimasto irrisolto. La presenza del Consiglio regionale a Muccia testimonia la volontà di ascoltare, rappresentare l'attenzione regionale e ricordare l'importanza dell'Appennino marchigiano per l'identità e il futuro della regione. Il messaggio finale è chiaro: nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere tra vivere nella propria terra e accedere ai servizi essenziali. La vera ricostruzione si misurerà sulla vita che le istituzioni sapranno restituire a questi luoghi e sulla fiducia che riusciranno a ricostruire tra cittadini e istituzioni.

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