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La ricostruzione post-sisma nelle Marche non sarà completa finché non verranno ripristinati tutti i servizi essenziali e i presidi territoriali. Lo afferma Gianluca Pasqui, presidente del Consiglio regionale, durante una seduta a Muccia, sottolineando la necessità di un ritorno alla normalità che vada oltre il mero ripristino materiale.

Pasqui: ricostruzione va oltre il materiale

Il presidente del Consiglio regionale delle Marche, Gianluca Pasqui, ha evidenziato come la ricostruzione post-sisma non possa considerarsi conclusa. La sua dichiarazione è giunta durante una seduta dedicata al tema, tenutasi a Muccia, comune in provincia di Macerata. Pasqui ha riconosciuto i progressi compiuti, come il recupero di abitazioni e il completamento di cantieri. Ha inoltre sottolineato il ritorno alla disponibilità di edifici pubblici e luoghi simbolici per le comunità. Questi risultati, ha affermato, meritano pieno riconoscimento. Tuttavia, ha rimarcato la necessità di affrontare con trasparenza il lavoro ancora da svolgere. La sua posizione è chiara: la ricostruzione non terminerà finché i territori colpiti non avranno recuperato tutti i servizi essenziali. Questi presidi erano disponibili prima del terremoto. La questione tocca direttamente la dignità delle comunità colpite. Ripristinare un edificio significa restituire uno spazio fisico. Ricostruire una comunità, invece, implica che quello spazio torni a essere vissuto. Deve essere animato dalle relazioni umane. Ciò richiede la presenza di scuole per l'educazione dei figli. Sono necessarie strutture sanitarie accessibili e collegamenti efficienti. Servono luoghi di lavoro e servizi pubblici. Occorrono opportunità che consentano alle persone di scegliere di rimanere in questi territori per il proprio futuro. Il ritorno alla normalità non può limitarsi al ripristino materiale di ciò che esisteva nel 2016. Il mondo è cambiato in questi dieci anni. Le esigenze delle famiglie si sono evolute. Le condizioni economiche e le prospettive dei giovani sono mutate. Abbiamo il dovere di restituire ciò che è andato perduto. Dobbiamo renderlo più sicuro e funzionale. Deve essere adeguato ai bisogni attuali.

Muccia: sede del Consiglio regionale per la ricostruzione

La scelta di tenere la seduta del Consiglio regionale delle Marche a Muccia, nel cratere sismico, è stata fortemente voluta dal presidente Pasqui. Egli ha spiegato la sua convinzione che le istituzioni debbano essere presenti dove le persone vivono e affrontano le difficoltà. Invertire la consuetudine di ricevere i cittadini nelle sedi istituzionali è un segno di vicinanza. La presenza fisica del Consiglio in un territorio segnato dal sisma esprime la volontà di ascolto diretto. Pasqui ha ricordato la sua esperienza personale come sindaco di Camerino nel 2016. Ha vissuto la paura e il peso delle decisioni in momenti di sconvolgimento comunitario. Questa esperienza ha modificato profondamente la sua visione del territorio e del servizio pubblico. Ha sottolineato l'importanza di poter contare su qualcuno che si assume responsabilità. La seduta a Muccia, con la presenza di rappresentanti delle comunità, conferisce un significato concreto a questa volontà. Pasqui ha menzionato iniziative come “Le Marche, le Comunità Operanti”. Questo progetto mira a creare un rapporto stabile tra l'Assemblea legislativa e le realtà attive nella regione. Amministrazioni comunali, imprese, associazioni, università, volontariato e comunità locali sono coinvolti. L'obiettivo è riconoscere il valore delle esperienze locali. Ha citato anche “Francesco nelle Marche, Terra dei Fioretti – 800 anni”. Questo progetto celebra l'ottavo centenario della morte di San Francesco d'Assisi. Valorizza il legame tra francescanesimo e la storia marchigiana. Questi percorsi richiamano principi civili di grande attualità: solidarietà, attenzione ai fragili, dignità umana, senso di appartenenza. L'orientamento generale è rendere il Consiglio regionale più presente, riconoscibile e capace di ascolto. La vicinanza istituzionale si manifesta anche attraverso incontri diretti con i territori. Questo approccio è fondamentale per l'Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale. La seduta a Muccia assume una responsabilità ancora maggiore. Pasqui ha espresso profonda riconoscenza a quanti si mobilitarono nell'emergenza. La Protezione Civile, i Vigili del Fuoco, le Forze dell'Ordine, le Forze Armate, la Croce Rossa, gli operatori sanitari e i volontari sono stati essenziali. La generosità dimostrata in quelle settimane sarà sempre ricordata. Un riconoscimento particolare è andato ai sindaci dei territori colpiti. Hanno affrontato la solitudine di decisioni difficili. Hanno gestito bisogni enormi con strumenti spesso insufficienti. Hanno rappresentato un punto di riferimento in un futuro incerto. Molti amministratori hanno condiviso la precarietà con i propri cittadini. Hanno continuato a lavorare per risultati lontani. L'intera Assemblea legislativa esprime il loro rispetto.

Sanità, scuola e servizi: priorità per il futuro

Il presidente Pasqui ha posto l'accento su settori cruciali per la sopravvivenza e lo sviluppo delle aree interne. La sanità è una priorità assoluta. Per chi vive nelle aree interne, l'assistenza tempestiva e qualificata è fondamentale per poter continuare a risiedere in questi luoghi. La distanza dai servizi sanitari grava pesantemente sulle famiglie, sugli anziani e sulle persone più fragili. Questa problematica richiede attenzione costante, programmazione e una visione che consideri le specificità geografiche dell'entroterra marchigiano. Lo stesso vale per l'istruzione. Una scuola non è solo un luogo di apprendimento. Nei piccoli comuni, rappresenta una ragione concreta per rimanere. La sua presenza influenza le scelte delle giovani coppie e le prospettive di un paese. Mantenere viva una comunità dipende anche dalla presenza scolastica. Qualificare l'offerta formativa nell'entroterra significa investire nel futuro di questi territori. Accanto a scuola e sanità, figurano i trasporti e le infrastrutture digitali. Sono essenziali anche le attività produttive, il commercio e i servizi amministrativi. È necessario sviluppare progetti di sviluppo territoriale. Questi progetti dovrebbero mettere in rete i comuni, valorizzare le risorse locali e creare opportunità di lavoro. Pasqui ha citato un esempio concreto: la Casa circondariale di Camerino. Prima del sisma, era l'unico istituto penitenziario della provincia di Macerata. Fu evacuato il 27 ottobre 2016 a causa dei danni. Nel marzo 2022, un decreto ministeriale ne ha disposto la chiusura definitiva. A dieci anni dal terremoto, la provincia attende ancora una risposta sulla restituzione di questa funzione. Il caso di Camerino dimostra quanto possa essere incompleta una ricostruzione che recupera edifici ma non ripristina tutte le funzioni territoriali. Un istituto penitenziario è parte del sistema della giustizia. La sua assenza ha conseguenze sui tribunali, sul lavoro degli operatori e sull'esercizio del diritto di difesa. La vicenda merita una risposta che consideri l'interesse dell'intera provincia. Pasqui si è impegnato su questo tema in diverse responsabilità istituzionali. Il Consiglio regionale ha espresso attenzione attraverso atti e iniziative. Si richiama la necessità di mantenere un presidio penitenziario nel territorio. Il principio fondamentale è che un territorio colpito da una calamità non deve perdere definitivamente un servizio pubblico. Questo vale per il carcere di Camerino e per tutte le strutture e funzioni sottratte alle comunità dal terremoto. La ricostruzione sarà completa quando le persone ritroveranno condizioni di vita almeno equivalenti a quelle pre-sisma. I servizi e le prospettive dovranno rispondere alle esigenze attuali. Esiste una questione legata al futuro dell'Appennino. Molti comuni affrontavano già prima del 2016 problemi di spopolamento e riduzione delle attività economiche. Il terremoto ha aggravato queste difficoltà preesistenti. Sarà necessario accompagnare la ricostruzione con politiche di sviluppo. Queste politiche dovranno superare i confini amministrativi comunali. È necessaria una visione condivisa per le aree interne. Servono progetti che valorizzino patrimonio ambientale, culturale e produttivo. Occorre sostenere le imprese e favorire la presenza dei giovani. Chi desidera vivere qui non deve rinunciare a servizi, opportunità e diritti considerati normali altrove. I ragazzi cresciuti vedendo cantieri e edifici inagibili meritano più di un racconto del passato. Devono vedere che i luoghi della loro crescita offrono possibilità reali di studio, lavoro e vita. Il loro futuro può essere costruito qui, senza dover cercare altrove. Questa è la responsabilità più grande per il Presidente del Consiglio regionale delle Marche. Le istituzioni devono conservare la memoria e dare continuità agli impegni. Devono riconoscere i risultati e affrontare ciò che è irrisolto. La presenza del Consiglio a Muccia serve ad ascoltare e rappresentare l'attenzione regionale. L'Appennino marchigiano appartiene alla storia, all'identità e al futuro delle Marche. Nessuno dovrebbe scegliere tra il diritto di vivere nella propria terra e l'accesso ai servizi essenziali. Questo principio darà alla ricostruzione il significato che merita. Ciò che conterà sarà la vita restituita a questi luoghi: famiglie rimaste, giovani con un futuro, attività economiche cresciute, fiducia tra cittadini e istituzioni. Pasqui assume l'impegno davanti a sindaci, amministratori e cittadini. Il tempo trascorso dal sisma non deve ridurre gli impegni, ma renderli più stringenti. La vicinanza delle istituzioni deve tradursi in decisioni, interventi e attenzione quotidiana. È con questo spirito che il Consiglio regionale delle Marche opera.

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