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Sei persone hanno raggiunto un accordo di patteggiamento nell'ambito dell'inchiesta "Fango" sullo smaltimento illegale di rifiuti nell'area di Ancona. L'indagine ha rivelato un traffico illecito che ha generato guadagni per milioni di euro.

Smaltimento illecito di rifiuti nell'Anconetano

L'indagine denominata "Fango" ha portato a sei accordi di patteggiamento. L'operazione, condotta dai Carabinieri forestali, ha scoperchiato un sistema di smaltimento illegale di rifiuti. Le attività illecite si sono concentrate in cave e terreni non autorizzati. L'area interessata dall'indagine comprende Fabriano e Arcevia, in provincia di Ancona. Il sistema è emerso nel corso del 2020.

La giudice Ludovica Monachesi ha ratificato gli accordi. Questi accordi riguardano gli ultimi imputati rimasti. La decisione segue i rinvii a giudizio di altre dieci persone. Tali rinvii sono avvenuti nel luglio 2024. Ci sono state anche tre assoluzioni. I dieci rinviati a giudizio stanno affrontando un processo con rito ordinario. I patteggiamenti sono stati definiti nei giorni scorsi.

Inerti Esino Srl al centro dell'indagine

Al centro delle indagini figura la società Inerti Esino Srl. La sede legale della società si trova a Castelbellino, sempre nel territorio anconetano. Questa azienda è specializzata nella gestione e lavorazione di rifiuti provenienti da demolizioni e scavi. L'accusa principale riguarda il traffico illecito di rifiuti. Questo traffico si sarebbe protratto tra il 2013 e il 2019. I profitti stimati ammonterebbero a oltre sei milioni di euro.

L'inchiesta è stata coordinata dalla Procura distrettuale antimafia. Il pubblico ministero incaricato è Paolo Gubinelli. Le indagini hanno messo in luce una gestione illecita di materiali di scarto. Questi materiali, invece di essere conferiti in impianti autorizzati, venivano deviati.

Traffico illecito e complicità

Le macerie e le terre da scavo non venivano smaltite correttamente. Erano utilizzate carte false per giustificare il loro spostamento. Le destinazioni finali erano cave non a norma. Queste si trovavano nei comuni di Arcevia e Fabriano. Altri siti coinvolti erano campi agricoli. Questi si estendevano nei territori di Chiaravalle e Camerata Picena, entrambi in provincia di Ancona.

Si ipotizza la complicità di alcuni funzionari pubblici in questa vicenda. La loro presunta partecipazione avrebbe facilitato le operazioni illecite. Questo aspetto sottolinea la complessità del sistema criminale messo in piedi.

Le pene e le bonifiche

Tra i patteggiamenti, spicca quello di Enrico Mancini. È stato condannato a due anni di reclusione. Mancini è considerato un amministratore di fatto della società Inerti Esino. Suo figlio, Marco Mancini, ha patteggiato un anno e dieci mesi con la sospensione della pena. Un imprenditore di Belvedere Ostrense, Piergiorgio Piccioni, ha concordato un anno e sei mesi. A ciò si aggiunge una multa di 8mila euro.

La pena per Piccioni è subordinata alla bonifica dell'area interessata. Un agricoltore di Chiaravalle, Maurizio Stortoni, ha patteggiato un anno di reclusione. Dovrà inoltre pagare 5mila euro. La pena è sospesa. La società agricola coinvolta ha patteggiato una multa di 22mila euro. La Inerti Esino Srl ha concordato un patteggiamento da 70mila euro di multa. La società dovrà anche versare un milione di euro al Comune di Arcevia. Questo versamento è destinato alla messa in sicurezza della cava.

È prevista anche la riqualificazione del verde nell'area di Castelbellino. Questo impegno mira a ripristinare l'ambiente compromesso dalle attività illecite.

L'avvio delle indagini

L'indagine è partita da controlli di routine. I Carabinieri forestali hanno iniziato a monitorare camion e documenti sospetti. Sono seguiti mesi di pedinamenti e sorveglianza. L'operazione ha portato al sequestro di una quantità enorme di rifiuti. Si parla di 640mila tonnellate di materiale. Questi rifiuti erano stati movimentati senza seguire le procedure legali. Lo smaltimento non avveniva secondo le disposizioni di legge.