Nuove testimonianze emergono nel processo sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D'Amelio. Un ex funzionario della squadra mobile di Palermo ha dichiarato di aver visto la borsa del giudice Borsellino in un luogo inaspettato.
Nuove rivelazioni sul depistaggio via D'Amelio
Un ex funzionario della squadra mobile di Palermo ha rilasciato dichiarazioni significative. Paolo Fassari, all'epoca in servizio, ha parlato nel corso di un processo a Caltanissetta. L'accusa riguarda quattro poliziotti del pool investigativo «Falcone-Borsellino». Sono accusati di aver deviato le indagini sulla strage di via D'Amelio. Fassari ha affermato di aver visto la borsa del giudice Borsellino. L'ha vista inizialmente sul luogo dell'attentato. Successivamente, l'ha ritrovata in un altro luogo.
La borsa sarebbe stata rinvenuta sul divano dell'ufficio di Arnaldo La Barbera. La Barbera era all'epoca dirigente della squadra mobile di Palermo. Fassari ha raccontato di aver visto un altro poliziotto, Francesco Maggi. Gli avrebbe chiesto di trasportare la borsa nell'ufficio di La Barbera. Questa è la prima volta che Fassari testimonia in un processo sulla strage. La strage costò la vita al giudice Borsellino e a cinque agenti della sua scorta.
Il teste ha spiegato di aver informato personalmente La Barbera. Gli comunicò che la borsa era stata portata nel suo ufficio. Fassari ha sottolineato un dettaglio importante. Non fu redatto alcun verbale riguardo al ritrovamento della borsa. Questo aspetto solleva interrogativi sulla gestione delle prove.
La borsa del giudice Borsellino: dettagli e incongruenze
Durante la deposizione, è stata mostrata a Fassari una fotografia. L'immagine ritraeva la borsa del giudice, parzialmente bruciata. Il funzionario ha notato una differenza. C'era una discrepanza tra la borsa vista sul luogo della strage e quella immortalata nella foto. Questa osservazione potrebbe indicare ulteriori anomalie nelle procedure seguite.
Anche Gabriella Tomasello, un'altra poliziotta in servizio a Palermo all'epoca, è stata chiamata a testimoniare. Ha descritto la scena come caotica. Ha parlato di centinaia di persone presenti sul luogo dell'attentato. Ha ricordato la confusione generale e la presenza del corpo di Emanuela Loi. Tomasello ha ammesso che i suoi ricordi sulla borsa sono influenzati da ciò che ha letto successivamente. Ha dichiarato che, all'epoca, la borsa non le era sembrata un elemento di primaria importanza. Non è sicura di averla vista nell'ufficio di La Barbera. È certa, invece, di non aver visto la parte bruciata della borsa.
La teste ha anche riferito di avere un ricordo molto vago. Riguarda una riunione che si sarebbe tenuta in questura la sera stessa dell'attentato. La sua testimonianza aggiunge ulteriori elementi di incertezza. Sottolinea la difficoltà nel ricostruire con precisione gli eventi di quel giorno.
Il processo e le prossime udienze
Il processo prosegue con l'esame dei testimoni. Le dichiarazioni di Fassari e Tomasello potrebbero fornire nuovi spunti investigativi. Riguardano il presunto depistaggio delle indagini sulla strage di via D'Amelio. L'obiettivo è fare piena luce sulle responsabilità e sulle eventuali manomissioni. La corte sta esaminando attentamente ogni dettaglio emerso.
La prossima udienza è stata fissata per il 24 novembre. Saranno ascoltati altri testimoni. Si spera di ottenere un quadro più completo degli eventi. Le indagini mirano a ricostruire la verità su uno dei periodi più bui della storia recente. La giustizia cerca risposte per le vittime e per i loro familiari. La comunità attende con ansia gli sviluppi di questo importante processo.
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