Condividi

Uno studio della Cgil Sicilia evidenzia un drastico calo della popolazione giovanile tra il 2019 e il 2026. Quasi 100.000 giovani hanno lasciato l'isola, mettendo in luce criticità nel diritto allo studio e al lavoro.

Emigrazione giovanile in Sicilia: dati allarmanti

Tra il 2019 e il 2026, la Sicilia ha visto la partenza di 96.328 giovani. Questa cifra rappresenta il 9,6% della popolazione giovanile totale, ridotta da 1.036.709 a 939.880 unità. Nello stesso periodo, si è registrato un aumento dei giovani stranieri residenti, con un incremento di 5.294 unità, pari all'8,28%. Questi dati emergono da un'analisi condotta dalla Cgil Sicilia, basata su informazioni Istat.

Il segretario generale del sindacato, Alfio Mannino, ha commentato questi numeri. Li ha definiti una conferma della «continua emorragia delle forze più fresche della società siciliana». Molti giovani scelgono di emigrare o sono costretti a farlo. Cercano migliori opportunità di vita e di lavoro. Tra questi, circa 30.000 giovani ogni anno si dirigono verso le università del nord Italia per proseguire gli studi.

Perdita di residenti e fasce d'età più colpite

Tra il 2025 e il 2026, la perdita di residenti nella fascia d'età tra 18 e 35 anni è stata di 1.359 unità. Questo corrisponde a uno 0,14%. L'esodo riguarda principalmente giovani di 31 e 32 anni. Coinvolge anche ragazzi di 18, 19, 20, 24, 30 e 34 anni. Il quadro è variegato, secondo Mannino. Alcuni partono per motivi di studio, probabilmente senza fare ritorno. Altri emigrano per cercare impiego.

Il diritto allo studio non è adeguatamente garantito nell'isola. Mancano servizi essenziali, alloggi e interventi concreti per ridurre i costi universitari. Anche il diritto al lavoro resta una chimera per molti. Le variazioni più negative, tra il 2019 e il 2026, si concentrano tra i giovani di età compresa tra i 28 e i 30 anni, con un calo del 15%. Al contrario, si registrano incrementi significativi di stranieri tra i 21 e i 29 anni.

Province più colpite e ruolo dell'immigrazione

La provincia di Ragusa ha visto un aumento del 27,06% di residenti stranieri. Per quanto riguarda il saldo migratorio netto, la provincia di Enna ha perso la quota più consistente di giovani, con 4.694 unità in meno (-14,32%). Seguono Caltanissetta (-12,29%, pari a 6.571 unità) e Agrigento (-11,80%, con 10.063 unità). Anche Palermo (-10,61%, 26.416 unità), Trapani (-10,23%, 8.210 unità), Catania (-9,54%, 21.179 unità), Messina (-11,84%, 13.685 unità), Siracusa (-9,55%, 7.160 unità) e Ragusa (-6,97%, 4.145 unità) registrano perdite significative.

Le aree metropolitane di Palermo, Catania e Messina soffrono l'emorragia più consistente in termini numerici, perdendo 61.280 giovani. In termini percentuali, sono le aree interne come Enna e Caltanissetta a subire le perdite maggiori. L'immigrazione internazionale contribuisce a mitigare queste perdite. A Messina, ad esempio, un aumento del 28,10% di stranieri residenti (+2.154) porta la variazione totale al -9,36%, ridimensionando il calo del 2,48%.

Critiche alla politica regionale

Alfio Mannino critica apertamente l'approccio del governo regionale. «Il governo regionale parla di aumento del Pil», ha dichiarato. «Ma cantare vittoria quando i dati dell'emigrazione giovanile e dello spopolamento, soprattutto delle aree interne, non cambiano è fuor di luogo e velleitario, pura propaganda». La Cgil Sicilia sottolinea la necessità di interventi concreti per invertire la tendenza. Bisogna offrire ai giovani siciliani prospettive concrete di studio e lavoro all'interno della propria regione.

Questa notizia riguarda anche: