Cronaca

Baby Gang: violenze sulla compagna, 'non hai diritto di parola'

17 marzo 2026, 13:42 5 min di lettura
Baby Gang: violenze sulla compagna, 'non hai diritto di parola' Immagine generata con AI Calolziocorte
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Il trapper Baby Gang, Zaccaria Mouhib, è accusato di gravi violenze sulla sua compagna. L'ordinanza del gip di Lecco descrive minacce, percosse e vessazioni continue. L'indagine è partita da precedenti reati legati alle armi.

Baby Gang: accuse di maltrattamenti e vessazioni

Il trapper noto come Baby Gang, il cui vero nome è Zaccaria Mouhib, 24 anni, è al centro di una nuova e grave indagine. Le accuse mosse nei suoi confronti sono pesantissime e riguardano maltrattamenti, minacce, insulti e vessazioni nei confronti della sua compagna convivente. Questi episodi sarebbero avvenuti tra il 2023 e il luglio 2025.

Secondo quanto emerge dall'ordinanza di 151 pagine firmata dal gip di Lecco, Gianluca Piantadosi, il giovane artista avrebbe imposto alla ragazza uno stile di vita insopportabile. Il controllo sui suoi spostamenti era costante e opprimente. Mouhib avrebbe persino obbligato la compagna ad abbandonare il proprio lavoro.

L'obiettivo era che la donna si dedicasse esclusivamente alle faccende domestiche. Le frasi riportate negli atti giudiziari sono agghiaccianti. Tra queste, spicca quella che dà il titolo all'inchiesta: «tu non hai manco il diritto di parola». Questa frase rende l'idea della sottomissione imposta alla vittima.

Le violenze non si sarebbero limitate alle parole. L'ordinanza descrive anche episodi di percosse. In uno di questi, il trapper avrebbe colpito la compagna fratturandole il setto nasale. Questi fatti sono stati documentati dai carabinieri e dalla Procura di Lecco.

Le indagini e il contesto criminale

La nuova inchiesta è scaturita da un'indagine precedente. Sempre i carabinieri e la Procura di Lecco avevano già portato all'arresto di Baby Gang lo scorso settembre. All'epoca, l'accusa riguardava la detenzione di armi. Questo nuovo filone investigativo ha quindi ampliato il quadro delle responsabilità del trapper.

L'indagine precedente era partita dal ritrovamento di un mitragliatore AK47. Quest'arma era riconducibile alla famiglia Hetem, i cui membri erano stati arrestati. L'arma in questione era stata utilizzata durante le riprese di alcuni video musicali. Tra i protagonisti di questi video figuravano lo stesso Baby Gang e il suo amico e collega Simba La Rue.

Entrambi gli artisti stanno scontando condanne definitive per reati legati alle armi. Il ritrovamento dell'AK47 ha quindi aperto uno squarcio su un contesto criminale più ampio. Questo ha portato alla luce anche le presunte violenze domestiche.

L'ordinanza del gip di Lecco ha disposto la custodia cautelare in carcere per Baby Gang. Oltre ai maltrattamenti e alla rapina, le accuse includono anche la detenzione di armi. La vicenda getta un'ombra sulla figura del giovane trapper, già noto alle cronache per altri episodi.

Minacce e aggressioni: il quadro completo

Nel dettaglio, il rapper avrebbe maltrattato la compagna, che viveva con lui a Calolziocorte, in provincia di Lecco, per un periodo prolungato. Le minacce documentate sono numerose e particolarmente violente. Frasi come «Ti vai a fare male oggi, vuoi andare all'ospedale?» e «(...) ti spaccherei tutta la faccia» testimoniano la gravità delle aggressioni verbali.

Le percosse sarebbero state inflitte anche per motivi banali. In un caso, il trapper avrebbe picchiato la compagna perché non gli aveva preparato la colazione. Questo episodio evidenzia la disparità di potere e il controllo ossessivo esercitato.

Tra le tantissime vessazioni elencate negli atti giudiziari, spicca l'obbligo imposto alla donna di cancellarsi dai social network. Questo per impedirle ogni forma di comunicazione esterna o di espressione personale. Un'altra umiliazione consisteva nell'obbligo di conservare i propri abiti chiusi in sacchi.

L'obiettivo di questa richiesta era liberare spazio nell'armadio per gli abiti di Baby Gang. Questi dettagli, apparentemente secondari, delineano un quadro di profonda sottomissione e annientamento della personalità della vittima. La vicenda solleva interrogativi sulla gestione della fama e del potere nel mondo della musica trap.

Il contesto di Calolziocorte e le reazioni

La notizia delle violenze commesse da Baby Gang ha scosso la comunità di Calolziocorte, comune di circa 14.000 abitanti in provincia di Lecco. La residenza del trapper nel paese era nota, ma la gravità delle accuse ha destato sorpresa e preoccupazione tra i residenti.

Le forze dell'ordine, guidate dai carabinieri della locale stazione e coordinate dalla Procura di Lecco, hanno lavorato per mesi per raccogliere le prove necessarie. L'ordinanza del gip è il culmine di un'indagine complessa che ha cercato di ricostruire la dinamica delle violenze.

La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di attenzione verso i fenomeni di violenza domestica e di genere. Le autorità ribadiscono l'importanza di denunciare e di offrire supporto alle vittime. La casa dove vivevano Baby Gang e la sua compagna si trova in una zona residenziale del paese.

La stampa locale ha seguito con attenzione gli sviluppi dell'indagine. Le dichiarazioni riportate nell'ordinanza giudiziaria sono state riprese da diverse testate giornalistiche. L'obiettivo è informare l'opinione pubblica e sensibilizzare sul tema.

La figura di Baby Gang, già controversa per le sue esibizioni e per precedenti legati ad armi, ora è associata anche a gravi accuse di violenza domestica. Questo potrebbe avere ripercussioni significative sulla sua carriera artistica e sulla sua immagine pubblica. Le indagini proseguono per accertare tutte le responsabilità.

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