Cronaca

Baby Gang: video armi in Iraq e ipotesi fuga in Palestina

17 marzo 2026, 16:38 5 min di lettura
Baby Gang: video armi in Iraq e ipotesi fuga in Palestina Immagine generata con AI Calolziocorte
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Il trapper Baby Gang, Zaccaria Mouhib, è tornato in carcere per aver violato la sorveglianza speciale. Le indagini hanno rivelato video girati in Iraq con armi da guerra e l'intenzione di fuggire all'estero, forse in Palestina.

Baby Gang: violata sorveglianza speciale

Il rapper noto come Baby Gang, il cui vero nome è Zaccaria Mouhib, si trova nuovamente dietro le sbarre. Le autorità hanno confermato la violazione delle prescrizioni imposte dalla misura di prevenzione. La sorveglianza speciale richiedeva un comportamento rigoroso, ma il cantante ha dimostrato una totale indifferenza.

Le indagini condotte dai Carabinieri hanno messo in luce la sua spregiudicatezza. Mouhib non solo ha ignorato gli obblighi imposti, ma ha continuato a compiere attività illecite. Questa situazione ha portato a un nuovo provvedimento restrittivo.

Il 24enne, cresciuto tra Lecco e Calolziocorte, è accusato di diversi reati. La sua condotta è stata giudicata pericolosa per la società. L'ordinanza che lo ha nuovamente arrestato contiene dettagli inquietanti.

Video in Iraq con armi da guerra

Le intercettazioni ambientali risalenti a luglio dello scorso anno hanno rivelato un aspetto sconcertante. Il rapper sarebbe riuscito a viaggiare fino in Iraq nel 2025. Durante questa trasferta, ha realizzato video espliciti.

Nei filmati, Mouhib si mostra mentre maneggia armi di grosso calibro. Vengono citati esplicitamente «bazooka, mitra e kalashnikov». Queste immagini, diffuse anche sui social network, hanno destato forte preoccupazione.

L'indagine, partita nel febbraio 2025, ha avuto origine dal sequestro di due pistole. Le armi risultavano rubate a un pregiudicato di origine macedone. Gli investigatori ritengono che queste pistole siano riconducibili a Mouhib.

Le stesse armi sarebbero state impiegate in episodi di cronaca nera a Milano. Tra questi, si ricordano la sparatoria in Corso Como nel 2022 e quella in via Baroni nel 2023. Questo collega il rapper a gravi fatti di violenza.

Oltre ai reati legati alle armi, Baby Gang è anche indagato per maltrattamenti nei confronti della sua compagna. Le accuse sono molteplici e gravi.

Il viaggio in Iraq ricostruito

Le intercettazioni, parte integrante dell'ordinanza di custodia cautelare, riportano le parole del cantante. Mouhib si vantava del suo presunto coraggio nell'essersi recato da solo in Iraq. Gli investigatori hanno lavorato per ricostruire il suo itinerario.

Grazie all'analisi del suo telefono cellulare, sequestrato dalle autorità, è stato possibile tracciare il percorso. Il viaggio è iniziato in auto, dirigendosi verso Zurigo. Da lì, ha preso un volo per Doha, in Qatar. Un ulteriore volo lo ha poi condotto in Iraq.

Il rapper è atterrato a Sulaymaniyya il 7 maggio. È in questa regione che ha girato i video con armi da guerra. Tra queste, un lanciagranate e fucili d'assalto. Il suo rientro in Italia è avvenuto il 9 maggio.

La sua spregiudicatezza emerge anche dal fatto che questi video sono stati poi postati sui social media. Questo ha facilitato il lavoro degli investigatori nel raccogliere prove.

Concerti all'estero e ipotesi di fuga

Il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) ha sottolineato come Mouhib abbia ignorato la misura di prevenzione. Nonostante fosse sottoposto a sorveglianza speciale per pericolosità sociale, il rapper ha continuato a viaggiare. Si parla di concerti tenuti in Marocco e Spagna.

Le intercettazioni hanno rivelato anche l'intenzione di Baby Gang di darsi alla fuga. Di fronte ai numerosi problemi giudiziari e agli obblighi di lavori socialmente utili, Mouhib ha espresso il desiderio di scappare dall'Italia.

Ha dichiarato esplicitamente: «Vado in Marocco (...) se non mi danno il passaporto diplomatico me ne andrò in Iraq o in qualche posto simile e che vengano ad arrestarmi (...) se no vado in Palestina, giuro, sono un pazzo». Queste parole confermano la sua volontà di sottrarsi alla giustizia.

Il GIP ha ritenuto che il trapper possieda sia le conoscenze necessarie che le risorse economiche per attuare una fuga all'estero. La sua rete di contatti e la sua disponibilità finanziaria rappresentano un rischio concreto.

L'indagine ha coinvolto anche l'entourage criminale del rapper. Altri individui sono stati coinvolti nell'accusa di detenzione, cessione e ricettazione di armi. Si tratta sia di armi comuni che da guerra.

La vicenda getta luce sulle attività illecite di alcuni esponenti della scena musicale trap. La loro spregiudicatezza e la facilità con cui entrano in possesso di armi da fuoco destano seria preoccupazione.

Le autorità continuano a monitorare la situazione per prevenire ulteriori reati. La lotta alla criminalità organizzata e ai suoi legami con il mondo dello spettacolo rimane una priorità.

La presenza di armi da guerra in possesso di individui legati al mondo della musica trap è un fenomeno allarmante. Le indagini mirano a smantellare queste reti illegali.

La sorveglianza speciale è uno strumento importante per prevenire la commissione di reati. La sua violazione da parte di soggetti pericolosi richiede interventi decisi da parte delle forze dell'ordine.

Il caso di Baby Gang evidenzia la complessità delle indagini che coinvolgono personaggi pubblici. La raccolta di prove, spesso basata su intercettazioni e analisi digitali, è fondamentale.

La possibilità di fuga all'estero rappresenta un ulteriore ostacolo per la giustizia. Le autorità devono agire con prontezza per impedire che i sospettati eludano le responsabilità penali.

Le accuse di maltrattamenti domestici aggiungono un ulteriore livello di gravità alla condotta di Mouhib. Questo aspetto non va sottovalutato.

La diffusione di video con armi da guerra sui social media è un segnale preoccupante. Potrebbe incoraggiare emulazione o normalizzare la violenza.

Le forze dell'ordine di Lecco e Milano hanno collaborato strettamente per portare avanti questa indagine. La cooperazione tra diverse procure e comandi provinciali è essenziale.

Il rapper, noto per i suoi testi provocatori, sembra aver trasceso i confini della finzione artistica. Le sue azioni nella vita reale sono oggetto di indagine penale.

La comunità locale attende sviluppi significativi in questo caso. La sicurezza pubblica è al centro delle preoccupazioni.

La vicenda di Baby Gang è un monito sulle conseguenze della violazione della legge. Anche personaggi pubblici devono rispondere delle proprie azioni.

Le indagini proseguono per accertare l'intera portata delle attività illecite e per identificare eventuali complici.

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