Cronaca

Baby Gang: arrestato tra armi, violenza e il "fortino" di Calolziocorte

17 marzo 2026, 21:20 5 min di lettura
Baby Gang: arrestato tra armi, violenza e il "fortino" di Calolziocorte Immagine generata con AI Calolziocorte
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Zaccaria Mouhib, noto come Baby Gang, è stato arrestato a Calolziocorte. Le indagini dei Carabinieri hanno svelato un quadro di violenze, possesso di armi e soprusi, culminati in un nuovo provvedimento restrittivo.

Baby Gang: il trapper arrestato a Calolziocorte

Le forze dell'ordine hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare. Questa colpisce Zaccaria Mouhib, il noto trapper Baby Gang. L'artista ha 24 anni. L'arresto è avvenuto nella sua città natale, Calolziocorte, in provincia di Lecco. L'indagine è stata condotta dai Carabinieri di Lecco. Il provvedimento è stato firmato dal gip Gianluca Piantadosi. L'accusa principale riguarda la detenzione e cessione illecita di armi. Queste attività sarebbero avvenute in modo continuativo. L'indagine ha portato in carcere Mouhib e altri otto coetanei. Altri tre soggetti sono stati colpiti da divieto di dimora. La vicenda getta luce su un'escalation di attività illecite.

Le indagini sono partite da precedenti accertamenti. Questi risalivano a settembre, quando Baby Gang era già stato arrestato. L'accusa in quel caso era di detenzione di armi clandestine. All'epoca dei fatti, il trapper si trovava agli arresti domiciliari presso una comunità. La sua attuale condizione di detenzione segna un ulteriore aggravamento della sua posizione giudiziaria. Le autorità hanno raccolto prove significative. Queste dimostrano un pattern di comportamento criminale persistente. La figura di Baby Gang emerge come centrale in un contesto di illegalità diffusa. La sua influenza sembra estendersi a un gruppo di giovani complici.

Violenza sulla fidanzata e soprusi inauditi

Tra le accuse più gravi mosse a Zaccaria Mouhib vi sono i maltrattamenti sulla sua compagna. La ragazza, di 22 anni, sarebbe stata sottoposta a vessazioni quotidiane. Queste includevano abusi fisici e psicologici. Le frasi come «Tu non hai diritto di parola» testimoniano la gravità della situazione. La giovane era costretta a svolgere lavori domestici. Le era imposto di pulire la casa. Un episodio particolarmente violento ha portato alla frattura del setto nasale della ragazza. Questo sarebbe avvenuto dopo che lei aveva creato un account Instagram. La scoperta di questa iniziativa da parte di Mouhib ha scatenato la sua reazione aggressiva. La violenza domestica è un capo d'accusa pesante. Questo aggiunge un ulteriore strato di gravità alle azioni del trapper. Le testimonianze raccolte delineano un quadro di terrore e sottomissione. La relazione appare basata sulla paura e sul controllo assoluto.

La violenza non si sarebbe limitata alla sfera privata. Le indagini hanno fatto luce anche su episodi di aggressione fisica verso terzi. Il 15 giugno scorso, tre giovani romeni si sono trovati nel mirino. Stavano semplicemente passando vicino all'abitazione del trapper. Sono stati accerchiati. Sono stati trascinati dietro casa. Sono stati accusati ingiustamente di essere ladri. Mouhib e altri cinque individui li hanno picchiati. L'aggressione è stata così violenta da causare la rottura dei denti a una delle vittime. Questi episodi confermano una tendenza alla violenza gratuita. La prepotenza sembra essere un tratto distintivo del gruppo. Le azioni descritte sono frutto di un'indagine approfondita. Le 150 pagine di accuse raccolte dai magistrati delineano un quadro inquietante. La violenza fisica e psicologica è un elemento ricorrente. La costruzione dell'immagine pubblica del trapper è strettamente legata a questi comportamenti.

Il "fortino" di Calolziocorte e l'esibizione di armi

Le indagini hanno rivelato l'esistenza di un luogo definito come un «fortino». Questo spazio, situato a Calolziocorte, era geolocalizzato su Google Maps con questo nome. Sembra che questo fosse il centro delle attività illecite del gruppo. Qui venivano acquisite e cedute armi in continuazione. La disponibilità di armi era elevata. Zaccaria Mouhib è stato ripreso in numerosi video. Questi filmati, diffusi ampiamente, lo mostrano mentre spara con una mitraglietta. Le riprese avvenivano nel giardino di casa sua. Altri video lo ritraggono mentre prova armi da guerra. Queste prove sono state girate nel deserto dell'Iraq. L'esibizione di armi non era occasionale. Era parte integrante della costruzione della sua immagine pubblica. L'uso di armi, anche da guerra, serviva a rafforzare la sua figura di rapper. Questo contribuiva a pubblicizzare la sua immagine di trapper. L'ostentazione di violenza e potenza era un elemento chiave della sua strategia comunicativa. Le autorità hanno documentato un costante disprezzo per i provvedimenti giudiziari. La sorveglianza speciale, ad esempio, veniva vissuta come un mero passatempo. Questo atteggiamento dimostra una totale mancanza di rispetto per la legge.

L'immagine che Baby Gang ha costruito è quella di una persona violenta. È descritto come un individuo senza paura. È incline all'uso della forza e delle armi. Questa immagine è stata coltivata con cura. È stata utilizzata nei suoi video musicali. Ha contribuito a creare un personaggio pubblico temuto e ammirato da una certa fascia di pubblico. Le indagini hanno messo in luce anche una rapina. Questo episodio si inserisce nel quadro di un'escalation criminale. La spedizione punitiva, descritta come un violento pestaggio, serviva ad affermare il dominio sul territorio. Il «fortino» rappresentava un simbolo di questo controllo. La geolocalizzazione su Google Maps con questo nome non è casuale. Sottolinea la volontà di marcare il territorio. L'arresto di Mouhib e del suo gruppo chiude un capitolo di illegalità. Le prove raccolte sono schiaccianti. Le autorità hanno agito per ripristinare la legalità. La comunità di Calolziocorte può ora tirare un sospiro di sollievo. L'operazione dei Carabinieri ha inferto un duro colpo a questa rete criminale. La giustizia farà il suo corso.

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