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Due uomini sono stati arrestati a Prato mentre tentavano di lanciare droga nel carcere della Dogaia. Le indagini hanno svelato metodi sempre più sofisticati per rifornire i detenuti.

Nuovi metodi per lanciare droga in carcere

Le autorità di Prato hanno interrotto un'attività illecita di lancio di sostanze stupefacenti verso il carcere della Dogaia. Le tecniche utilizzate si sono evolute, passando dalle frecce a un sistema con martello e corda. L'obiettivo rimane lo stesso: fornire droga ai detenuti su commissione.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Prato sotto la guida del procuratore capo Luca Tescaroli, hanno portato ai primi arresti. Questi fermi rappresentano una svolta nelle operazioni volte a contrastare il traffico di stupefacenti dall'esterno verso l'interno del penitenziario.

La pratica, descritta come strutturata e non occasionale, ha visto un'escalation nelle modalità operative. La recente scoperta di dardi utilizzati per il lancio ha preceduto l'arresto di due individui nella notte. Questi ultimi sono stati colti in flagranza mentre tentavano un nuovo lancio oltre le mura del carcere.

Arresti e sequestri nella notte

Durante l'operazione notturna, gli agenti hanno fermato due uomini. Uno dei fermati aveva 34 anni, l'altro 19 anni. Al momento dell'arresto, i due erano in possesso di una corda e un martello. Gli inquirenti ipotizzano che il martello fosse impiegato per conferire peso e traiettoria al pacco contenente la droga.

Questo nuovo metodo sembra replicare la logica dei lanci precedenti, ma con strumenti differenti. Le frecce, scagliate dall'esterno con la droga legata alla punta, erano state scoperte solo pochi giorni prima. In un caso, un dardo rinvenuto sul muro di cinta conteneva circa 98 grammi di hashish.

Il flusso continuo di stupefacenti aveva portato al sequestro di oltre un chilo di droghe. Erano stati recuperati anche diversi telefoni cellulari destinati ai detenuti. La Procura ha sottolineato la natura organizzata di queste attività.

Materiale sequestrato e organizzazione criminale

Il materiale recuperato durante l'operazione più recente conferma l'alto livello di organizzazione. Sono stati sequestrati 150 grammi di hashish e 60 grammi di cocaina. Trovati anche un telefono cellulare, due schede SIM e una pistola scacciacani con quattro colpi.

Gli arrestati sono un cittadino italiano di 34 anni e un cittadino tunisino di 19 anni, nato il 30 ottobre 2006. La perquisizione nell'abitazione dell'uomo italiano, situata a Calenzano, ha portato al sequestro di un bilancino di precisione. Sono stati trovati anche ulteriore hashish e materiale per il confezionamento.

Questi ritrovamenti rafforzano l'ipotesi di un'attività criminale organizzata e non occasionale. Emerge il quadro di una filiera esterna al carcere, capace di adattarsi ai controlli delle forze dell'ordine. Le tecniche sono cambiate rapidamente: dai droni, alle lenze e fionde, fino alle frecce e ora a sistemi improvvisati con attrezzi da lavoro.

Obiettivo: alimentare il mercato interno

Le diverse tecniche impiegate hanno un unico obiettivo: aggirare le barriere di sicurezza. Vogliono alimentare un mercato interno di stupefacenti. La stessa Procura ha definito questa situazione una «piazza di spaccio» attiva anche dietro le sbarre.

La capacità di adattamento dei trafficanti è notevole. Ogni nuovo sistema di controllo viene studiato per essere superato. Questo crea una sfida continua per le forze dell'ordine impegnate nella sicurezza degli istituti penitenziari.

L'operazione rappresenta un duro colpo per questa rete criminale. Le autorità continuano a monitorare la situazione per prevenire futuri tentativi di introduzione di sostanze illecite.

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