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Sciopero compatto davanti ai cancelli Bonfiglioli a Calderara di Reno per protestare contro la possibile perdita di 60 posti di lavoro. La vertenza sindacale si trascina da febbraio.

Sciopero compatto davanti ai cancelli Bonfiglioli

La giornata di oggi ha visto uno sciopero unitario davanti agli stabilimenti Bonfiglioli. L'adesione è stata totale tra i lavoratori degli appalti. Anche gli operai e gli impiegati Bonfiglioli hanno partecipato in modo significativo. L'iniziativa è stata indetta dalle rappresentanze sindacali unitarie (RSU) di Bonfiglioli, Bcube e Client. Queste ultime gestiscono la logistica in appalto.

Lo sciopero ha riguardato tutti i turni lavorativi. Si è svolto con un presidio e un'assemblea all'esterno dei cancelli aziendali. I sindacati Fiom, Uilm, Usb e Filt-Cgil hanno evidenziato la forte partecipazione. Hanno sottolineato come l'adesione sia stata «significativa tutt'altro che scontata» tra i dipendenti diretti Bonfiglioli.

Voci allarmistiche e smart working

Le sigle sindacali hanno definito «quantomeno singolare» la decisione di Bonfiglioli. L'azienda ha autorizzato una giornata aggiuntiva di smart working per gli impiegati. Questo è avvenuto in concomitanza con lo sciopero. Tale mossa è stata interpretata come una reazione alle voci allarmistiche circolate nei giorni precedenti. I sindacati ricordano come, solo a marzo, gli stessi impiegati avessero scioperato. La protesta era contro la riduzione unilaterale del lavoro da remoto.

La decisione aziendale di passare da tre a un giorno settimanale di smart working aveva generato forte malcontento. La concessione di un giorno aggiuntivo di lavoro agile coincide con lo sciopero. Questo ha sollevato interrogativi sulla strategia comunicativa e gestionale dell'azienda. La situazione evidenzia tensioni preesistenti tra la direzione e i lavoratori degli uffici.

La vertenza sui 60 posti di lavoro

La vertenza sindacale è in corso da febbraio. Il nodo centrale della questione riguarda la salvaguardia di circa 60 posti di lavoro. Le origini del problema risalgono a un accordo del 1997. Questo accordo fu stipulato in occasione dell'esternalizzazione delle attività logistiche. Prevedeva una clausola specifica a tutela dei lavoratori in caso di futura reinternalizzazione.

Bonfiglioli ha recentemente dichiarato di non ritenersi più vincolata da quell'accordo. L'azienda ha comunicato la chiusura dei contratti di appalto. Questo ha portato all'annuncio di oltre 60 potenziali esuberi. L'azienda non ha fornito alcun preavviso alle rappresentanze sindacali. Ciò ha innescato il primo sciopero a febbraio.

Il punto di rottura e le azioni aziendali

La situazione è precipitata giovedì scorso. Durante uno sciopero indetto dai lavoratori di Bcube, Bonfiglioli ha impiegato propri dipendenti. Questi hanno svolto le attività precedentemente affidate all'appaltatore. Tale azione è stata vista dai sindacati come un punto di rottura. Ha ulteriormente aggravato la tensione e la sfiducia.

L'utilizzo di personale interno per mansioni degli appalti, mentre questi ultimi scioperano, è stato interpretato come una mossa provocatoria. I sindacati continuano a chiedere il rispetto dell'accordo del 1997. Sottolineano la necessità di tutelare i lavoratori coinvolti. La protesta odierna mira a rafforzare la posizione sindacale. Si cerca una soluzione che garantisca la continuità occupazionale.

Domande frequenti

Cosa sta succedendo alla Bonfiglioli?

Alla Bonfiglioli si sta svolgendo uno sciopero indetto dai sindacati Fiom, Uilm e Usb. La protesta riguarda la salvaguardia di circa 60 posti di lavoro a rischio. La vertenza è legata alla chiusura di contratti di appalto e al mancato rispetto di un accordo sindacale del 1997.

Perché i sindacati hanno indetto lo sciopero?

I sindacati hanno indetto lo sciopero per protestare contro la decisione di Bonfiglioli di non rispettare un accordo del 1997. Questo accordo prevedeva la tutela dei lavoratori in caso di reinternalizzazione della logistica. La chiusura dei contratti di appalto minaccia circa 60 posti di lavoro.