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Le imprese artigiane in Sardegna subiscono un pesante aggravio economico a causa dell'aumento dei prezzi dei carburanti. L'insulareità aggrava la situazione, portando i costi aggiuntivi a superare i 10.000 euro annui per alcune categorie.

Aumento costi per le piccole imprese sarde

Le tensioni geopolitiche internazionali, in particolare il conflitto in Medio Oriente, stanno generando un impatto significativo sui costi operativi delle piccole e microimprese sarde. Non solo le grandi industrie sono colpite, ma soprattutto le attività locali che offrono servizi quotidiani alla cittadinanza. L'incremento medio del gasolio si traduce in spese aggiuntive che, a livello nazionale, ammontano a miliardi di euro per il settore delle piccole imprese.

La Sardegna, a causa della sua condizione insulare, affronta già costi energetici e di carburante superiori rispetto alla terraferma. Questo fattore strutturale amplifica ulteriormente gli effetti negativi degli shock sui prezzi internazionali del petrolio. Le analisi indicano che alcune categorie di artigiani potrebbero registrare aumenti di spesa annui superiori a 10.500 euro.

Impatto su laboratori e servizi

Oltre ai costi diretti legati ai carburanti, molte attività artigiane devono fare i conti con l'aumento dei prezzi dell'energia elettrica e del gas. Forni, laboratori, panifici, lavanderie e gelaterie vedono lievitare le proprie spese operative. Questi settori, che operano a stretto contatto con le famiglie, subiscono un doppio colpo: l'incremento dei costi per il trasporto dei materiali e la distribuzione dei prodotti, unito all'aumento delle tariffe energetiche per il funzionamento dei macchinari e degli impianti.

Le categorie più a rischio identificate dalla CNA includono impiantisti, manutentori, panifici, lavanderie, gelaterie, laboratori artigiani, servizi di noleggio con conducente (NCC), taxi e autotrasportatori di merci. Queste realtà rappresentano una fetta importante del tessuto economico locale e offrono servizi essenziali.

Appello per misure di sostegno

Luigi Tomasi, presidente della CNA Sardegna, ha sottolineato come il conflitto in Medio Oriente non sia un evento distante, ma abbia ripercussioni dirette sui bilanci delle imprese artigiane. Ha evidenziato come ogni aumento dei prezzi internazionali penalizzi ulteriormente gli artigiani sardi, già gravati dai maggiori costi di carburante dovuti all'insularità. La situazione rende insostenibile il lavoro quotidiano di molte attività, a causa di fattori geopolitici incontrollabili.

Francesco Porcu, segretario regionale della CNA, ha lanciato un appello urgente al Governo nazionale e alla Regione Sardegna per l'adozione di misure immediate. Ha richiesto interventi strutturali sul costo dei carburanti, con particolare attenzione alle piccole imprese che non dispongono delle economie di scala delle grandi aziende. Sul piano regionale, ha ribadito la necessità di affrontare il tema dell'insularità energetica, trasformando la transizione energetica in un'opportunità per ridurre la dipendenza e i costi strutturali.

Richieste specifiche per il sostegno alle imprese

L'associazione artigiana ha delineato una serie di richieste concrete per mitigare gli effetti del caro carburanti. A livello nazionale, si auspicano misure urgenti come la riduzione delle accise, l'introduzione di crediti d'imposta o agevolazioni specifiche per i veicoli commerciali. È inoltre richiesto un rafforzamento degli strumenti di sostegno alla liquidità per le piccole e medie imprese maggiormente esposte agli shock energetici.

Sul fronte regionale, la CNA chiede il riconoscimento formale dell'insularità energetica come svantaggio strutturale. Si sollecita l'accelerazione degli investimenti nelle energie rinnovabili e nel modello di autoconsumo collettivo per le imprese artigiane. Infine, si chiede un sostegno concreto alla transizione verso veicoli a basso impatto ambientale, specialmente per i settori più vulnerabili agli aumenti dei costi dei carburanti.