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Un libro edito da Giulia Giornaliste Sardegna analizza la rappresentazione mediatica delle donne con disabilità. L'opera promuove un linguaggio inclusivo per abbattere pregiudizi e discriminazioni.

Nuovo libro contro stereotipi sulla disabilità

Le donne con disabilità affrontano discriminazioni multiple. Le loro vite sono spesso avvolte da un silenzio che nega l'autodeterminazione. Questa è la testimonianza di Francesca Arcadu di Giulia Giornaliste Sardegna. L'associazione, guidata da Susi Ronchi, ha pubblicato un volume per rompere questo silenzio. Il libro si intitola "Donne, disabilità e media- parole vs barriere".

L'opera raccoglie diverse voci. Analizza con uno sguardo multidisciplinare i fattori che creano rappresentazioni distorte. La disabilità viene spesso presentata in modo irrispettoso. Il libro sottolinea l'importanza di mettere al centro le persone. Non si devono focalizzare le loro limitazioni. Vanno promossi i diritti, non gli svantaggi.

Si lancia un appello alla responsabilità per chi lavora nell'informazione. È necessario usare un linguaggio adeguato. Serve un approccio intersezionale. Questo significa non essere parziali o limitati. Bisogna evitare stereotipi legati a genere, status socio-economico o salute mentale.

Linguaggio corretto per un'informazione inclusiva

Il volume, di circa 150 pagine, smonta pregiudizi e luoghi comuni. La disabilità è una condizione di salute. Si manifesta in un ambiente pieno di barriere. Lo afferma Serena Bersani, presidente nazionale di Giulia. Nell'introduzione, sottolinea la necessità di una terminologia corretta.

Il linguaggio è uno strumento di verità e inclusione. Permette di denunciare realtà spesso trascurate. La narrazione della disabilità oscilla tra pietismo e sensazionalismo. Questo rafforza lo stigma della diversità eccezionale. Espressioni come 'affette da' o 'diversamente abili' sono anacronistiche. Vanno evitate perché enfatizzano le differenze e spersonalizzano.

Parlare 'per conto di' una persona con disabilità è una mediazione umiliante. Interpellare una donna disabile solo su temi specifici è limitante. Il volume propone un cambio di paradigma. Si mira a una realtà più inclusiva. Lo afferma Susi Ronchi.

Giornalismo etico e responsabilità deontologica

La responsabilità deontologica è fondamentale. Viene richiamata la Carta di Olbia. Questa è nata dall'impegno di Giulia Giornaliste Sardegna. Si fa riferimento anche alla Carta di Trieste. Entrambe promuovono un giornalismo etico.

L'uso corretto del lessico è sostanza e forma. Le parole hanno una forza dirompente. Possono cambiare il corso della storia. E delle storie individuali. Se i media non si adeguano, perdono autorevolezza. Lo avverte Ronchi.

I media tradizionali rischiano di essere soppiantati. Siti specializzati, social network e spazi digitali offrono nuove possibilità. Permettono di passare da oggetti narrati a soggetti attivi. Le storie autentiche, raccontate in prima persona, sono più efficaci. Le testimonianze dirette, senza filtri deformanti, restituiscono un'immagine reale. Questo favorisce la normalizzazione della disabilità.