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Oltre 15.000 persone hanno sfilato a Cagliari in un corteo contro il caro vita e le spese per il riarmo. La manifestazione, che ha coinvolto anche Nuoro e Sassari, si è svolta pacificamente con negozi aperti.

Protesta contro il caro vita e le spese militari

Una massiccia mobilitazione ha animato le strade di Cagliari. Oltre 15.000 persone hanno partecipato a un corteo per esprimere il loro dissenso verso l'aumento del costo della vita e le ingenti spese destinate al riarmo. La protesta non si è limitata al capoluogo sardo, estendendosi anche a Nuoro e Sassari.

Lo slogan principale che ha aperto la marcia recitava «abbassate le armi, alzate i salari». Questo messaggio riassumeva le istanze di una folla eterogenea. Le richieste erano chiare: un intervento concreto per contrastare il carovita che grava sui cittadini e una revisione delle priorità di spesa pubblica, a favore di settori come la sanità.

Durante il percorso, non sono mancati striscioni e cori rivolti direttamente alla premier, Meloni, chiedendone le dimissioni. Anche i ministri degli Esteri, Antonio Tajani, e dei Trasporti, Matteo Salvini, sono stati oggetto di contestazione da parte dei manifestanti.

Una manifestazione pacifica con negozi aperti

Nonostante la forte partecipazione e la natura delle rivendicazioni, la manifestazione si è svolta in un clima di assoluta tranquillità. Le vie attraversate dal corteo hanno visto i negozi rimanere regolarmente aperti. Non si sono registrati episodi di vandalismo o assalti alle vetrine, a testimonianza del carattere pacifico della protesta.

Un numero significativo di studenti ha aderito all'iniziativa. Le scuole e le università della città erano chiuse per la festività del santo patrono, San Saturnino. Questo ha permesso a molti giovani di unirsi al corteo, rispondendo all'appello degli organizzatori.

La presenza di studenti ha rafforzato il messaggio di un malcontento diffuso, che attraversa diverse fasce della popolazione. La loro partecipazione sottolinea una crescente preoccupazione per il futuro e per le politiche economiche e sociali del governo.

Le ragioni della protesta

Alex, responsabile cittadino del Fgc (Fronte della Gioventù Comunista), ha spiegato le motivazioni alla base della protesta. «Il carovita esorbitante che schiaccia i lavoratori non è una fatalità, ma una responsabilità precisa del governo», ha dichiarato. Ha criticato la scelta di non intervenire sui prezzi della benzina, sostenendo che ciò favorisca i profitti delle compagnie petrolifere a scapito dei cittadini.

Al contempo, Alex ha evidenziato la contraddizione tra la mancanza di fondi per alleviare le difficoltà economiche e l'abbondanza di risorse destinate ai «folli piani di riarmo». Questi ultimi, secondo il rappresentante del Fgc, spingono il Paese verso la guerra. La mobilitazione odierna è stata definita solo un «primo passo».

«Il governo è in difficoltà perché i lavoratori, incrociando le braccia, bloccano i suoi piani e mettono in discussione questo sistema», ha aggiunto. Ha sottolineato l'importanza della sinergia tra la mobilitazione operaia e quella studentesca per ottenere un cambiamento. L'obiettivo è chiaro: «Mandiamoli a casa».

Sostegno alla Palestina e appelli alla riconversione

Un altro tema centrale della manifestazione è stato il sostegno alla Palestina. Numerose bandiere palestinesi sventolavano tra la folla, accompagnate da cori e slogan in solidarietà con il popolo palestinese. La protesta si è inserita in un contesto di crescente attenzione internazionale verso il conflitto in Medio Oriente.

Durante il corteo, sono stati esposti striscioni che presentavano calcoli e bilanci. Questi evidenziavano la sproporzione tra i fondi destinati agli armamenti e quelli destinati alla sanità pubblica. Un chiaro invito a una diversa allocazione delle risorse statali.

Particolare enfasi è stata posta sulla Rwm, la fabbrica di armi situata nell'Iglesiente. Sono stati lanciati appelli per la sua riconversione, suggerendo che le sue capacità produttive potrebbero essere impiegate per scopi civili e benefici per la comunità.

La scelta del porto come luogo simbolico

La decisione di concludere il corteo di Cagliari presso il porto non è stata casuale. Come spiegato da Usb (Unione Sindacale di Base), questa scelta è un atto di sostegno e di visibilità alla mobilitazione internazionale «Ports in Action». Quest'ultima si oppone al traffico internazionale marittimo di armi.

La conclusione della marcia in un luogo simbolo del commercio globale, ma anche potenziale snodo per il trasporto di armamenti, ha rafforzato il messaggio contro la militarizzazione e il commercio bellico. La scelta del porto sottolinea la dimensione globale delle problematiche affrontate e la volontà di collegare le lotte locali a quelle internazionali.

La manifestazione di Cagliari si inserisce in un quadro più ampio di proteste che attraversano il Paese. Le richieste di maggiore attenzione al benessere sociale, alla sanità pubblica e alla pace risuonano con forza, chiedendo un cambio di rotta nelle politiche governative.

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