Cronaca

Matera: Spreco d'acqua alla Diga San Giuliano, la denuncia

21 marzo 2026, 10:16 6 min di lettura
Matera: Spreco d'acqua alla Diga San Giuliano, la denuncia Immagine da Wikimedia Commons Brindisi
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La CIA Due Mari Taranto-Brindisi denuncia lo sversamento di ingenti quantità d'acqua dalla Diga di San Giuliano, definendolo uno spreco inaccettabile. L'organizzazione chiede alla Regione Puglia di intervenire con opere infrastrutturali per trattenere l'acqua in eccesso, criticando la gestione attuale e i limiti strutturali dell'invaso.

Diga San Giuliano: Sversamenti d'acqua, la denuncia della CIA

Un paradosso idrico scuote il territorio. La CIA Due Mari Taranto-Brindisi ha inviato una nota urgente ai vertici della Regione Puglia. L'organizzazione agricola punta il dito contro uno sversamento massiccio di acqua. Questo avviene dalla Diga di San Giuliano, situata in Basilicata. La denuncia è chiara: si tratta di uno spreco inaccettabile di una risorsa preziosa.

La situazione è critica. Dalle prime ore del 18 marzo 2026, si assiste a uno scarico continuo. Circa 50 metri cubi al secondo vengono riversati in mare. Questa operazione, sebbene necessaria per la sicurezza dei territori a valle, solleva serie preoccupazioni. Le abbondanti piogge dei giorni precedenti hanno riempito l'invaso. I livelli hanno raggiunto il limite massimo consentito.

La CIA sottolinea l'assurdità della situazione. In un contesto di marcata carenza idrica, si perde una quantità enorme d'acqua. L'acqua viene rilasciata senza possibilità di stoccaggio. Questo impedisce il suo utilizzo nei mesi estivi, quando la siccità è più acuta. La nota è firmata dal direttore Vito Rubino e dal presidente Giannicola D’Amico.

Limiti strutturali e gestione della Diga di San Giuliano

Il paradosso è amplificato dai limiti strutturali dell'invaso. La Diga di San Giuliano fu progettata negli anni '50. La sua capacità originaria era di circa 94 milioni di metri cubi. Oggi, tuttavia, la sua capacità è limitata al 50%. Questa restrizione è imposta dal Ministero competente e dall'Ufficio tecnico delle dighe.

La motivazione addotta riguarda la sicurezza. Sembra che la messa in sicurezza dell'infrastruttura non sia stata completata. I dati forniti dall'Autorità di Bacino confermano la gravità della situazione. Attualmente, la diga contiene circa 56 milioni di metri cubi d'acqua. L'anno scorso, nello stesso periodo, erano presenti solo 29 milioni di metri cubi. Questo dimostra che la risorsa idrica è disponibile.

Il problema risiede nella capacità di trattenere tale risorsa. La mancanza di infrastrutture adeguate impedisce lo stoccaggio. Questo genera un danno non solo infrastrutturale ma anche politico e gestionale. La vicina Basilicata è coinvolta in un contenzioso con la Regione Puglia. La Puglia è comproprietaria al 50% della diga.

Contenzioso politico e richieste della CIA

L'organizzazione agricola evidenzia un pesante contenzioso politico. Questo riguarda la gestione della diga tra Puglia e Basilicata. L'ex consorzio di bonifica Stornara e Tara di Taranto ha avuto un ruolo critico. Per anni, non ha onorato gli impegni economici per la gestione dell'invaso. Questo comportamento ha portato la Basilicata a prendere decisioni unilaterali.

La Basilicata, secondo la CIA, decide autonomamente i flussi d'acqua. Aumenta o diminuisce le risorse destinate alla Puglia. Queste decisioni vengono prese senza alcun criterio, specialmente durante la stagione estiva. La situazione è insostenibile per gli agricoltori pugliesi.

Rubino e D’Amico ribadiscono l'urgenza di ristabilire regole chiare. È necessario definire i periodi di utilizzo dell'acqua. Questo deve avvenire in virtù della comproprietà al 50%. Soprattutto, la Puglia deve smettere di dipendere da decisioni altrui. L'organizzazione chiede investimenti in infrastrutture proprie.

Queste opere permetterebbero una gestione più efficace delle risorse idriche. Le risorse idriche, che diminuiscono annualmente, sono vitali per il futuro degli agricoltori. La richiesta è chiara: la Regione Puglia deve agire immediatamente. Deve garantire la disponibilità economica per realizzare opere infrastrutturali. Queste opere devono essere capaci di invasare l'acqua in eccesso in situazioni eccezionali. L'obiettivo è porre fine allo sconsiderato scarico a mare di una risorsa sempre più rara.

La gestione dell'invaso di San Giuliano: un problema annoso

La Diga di San Giuliano rappresenta un nodo cruciale per l'approvvigionamento idrico di un'ampia area. La sua costruzione risale agli anni '50, un periodo in cui la pianificazione idrica aveva priorità strategiche. L'invaso, con una capacità nominale di 94 milioni di metri cubi, era destinato a sostenere l'agricoltura e l'uso civile in periodi di scarsità.

Tuttavia, nel corso dei decenni, la gestione dell'infrastruttura è diventata complessa. Le problematiche non riguardano solo la capacità di stoccaggio, ma anche la sicurezza strutturale. La limitazione al 50% della capacità, imposta dalle autorità competenti, evidenzia preoccupazioni sulla stabilità dell'opera. Questo limita drasticamente la quantità d'acqua che può essere immagazzinata in sicurezza.

La situazione attuale, con circa 56 milioni di metri cubi presenti a fronte di 29 milioni dell'anno precedente, indica un'abbondanza temporanea. Questa abbondanza, però, si scontra con l'incapacità di trattenere l'acqua. Lo sversamento continuo, sebbene necessario per prevenire allagamenti, simboleggia un fallimento nella pianificazione a lungo termine.

Il contenzioso tra Puglia e Basilicata aggiunge un ulteriore livello di complessità. La comproprietà al 50% della diga dovrebbe implicare una gestione congiunta e paritaria. Tuttavia, le azioni passate dell'ex consorzio di bonifica Stornara e Tara hanno incrinato questo rapporto. La percezione di una gestione unilaterale da parte della Basilicata alimenta le tensioni.

La richiesta della CIA di stabilire regole chiare e periodi di utilizzo definiti è fondamentale. È necessario un accordo che rispetti la quota di comproprietà pugliese. Parallelamente, l'appello a investire in infrastrutture autonome da parte della Regione Puglia è strategico. La dipendenza da decisioni esterne rende il settore agricolo vulnerabile.

La realizzazione di nuove opere per l'invaso e la gestione delle acque piovane è essenziale. Questo permetterebbe di accumulare riserve idriche per i periodi di siccità. La carenza idrica è una minaccia crescente, aggravata dai cambiamenti climatici. Garantire un futuro sostenibile per l'agricoltura pugliese richiede azioni concrete e lungimiranti. La denuncia della CIA Due Mari è un campanello d'allarme che non può essere ignorato dalle istituzioni regionali.

La necessità di un piano idrico integrato per il futuro

La vicenda della Diga di San Giuliano mette in luce una problematica più ampia. Riguarda la gestione delle risorse idriche nel Sud Italia. La scarsità d'acqua è una realtà consolidata. La necessità di infrastrutture moderne ed efficienti è impellente. La Regione Puglia è chiamata a rispondere con un piano idrico integrato.

Questo piano dovrebbe considerare diverse priorità. Innanzitutto, la manutenzione e la messa in sicurezza delle infrastrutture esistenti. La Diga di San Giuliano necessita di interventi definitivi per garantirne la piena operatività in sicurezza. In secondo luogo, la costruzione di nuovi invasi e serbatoi. Questi dovrebbero essere distribuiti strategicamente sul territorio.

La raccolta delle acque piovane, sia in aree urbane che rurali, deve essere incentivata. Tecnologie innovative per il riutilizzo delle acque reflue depurate possono integrare le fonti tradizionali. La sensibilizzazione dei cittadini sull'uso consapevole dell'acqua è un altro pilastro fondamentale. Ogni goccia risparmiata contribuisce alla resilienza del sistema.

La collaborazione tra le regioni, in particolare tra Puglia e Basilicata, è cruciale. Superare le dispute politiche e concentrarsi su obiettivi comuni è nell'interesse di tutti. La gestione delle acque transfrontaliere richiede accordi solidi e trasparenti. L'Autorità di Bacino gioca un ruolo chiave nel mediare e supervisionare tali accordi.

L'agricoltura, settore primario e fortemente dipendente dall'acqua, necessita di certezze. La disponibilità idrica garantita è sinonimo di produttività e sostenibilità economica. Gli agricoltori devono poter contare su piani di irrigazione affidabili. Questo permette loro di pianificare le colture e investire nel futuro.

La denuncia della CIA non è solo una protesta contro uno spreco. È un appello alla responsabilità politica e amministrativa. È una richiesta di visione strategica per affrontare una delle sfide più importanti del nostro tempo. Il futuro della regione dipende dalla capacità di gestire saggiamente le sue risorse naturali, prima che diventino irrimediabilmente scarse. La Diga di San Giuliano è un simbolo di questa sfida.

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