Un'indagine scientifica ha rilevato un aumento significativo del rischio di decesso per tumori epatici tra gli operai del petrolchimico di Brindisi. L'esposizione a una sostanza chimica specifica è identificata come fattore chiave.
Rischio elevato di tumori epatici per operai esposti
I lavoratori del settore petrolchimico di Brindisi che hanno subito una maggiore esposizione al cloruro di vinile monomero (CVM) presentano un pericolo di morte per cancro al fegato circa quattro volte superiore. Questo dato emerge da una ricerca epidemiologica recente.
Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Journal of Hazardous Materials Advances, ha analizzato la salute di 1.218 operai. La loro condizione è stata monitorata fino al 2024.
La ricerca ha esaminato i dipendenti del sito petrolchimico fin dalla sua fondazione, avvenuta nel 1960. L'indagine si è concentrata sugli operai esposti al CVM prima della cessazione della produzione di PVC negli anni Novanta.
Collaborazione scientifica internazionale per lo studio
Questo importante lavoro di ricerca è il risultato di una cooperazione tra diverse istituzioni. Hanno collaborato la Asl di Brindisi, con i ricercatori Susi Epifani, Luca Convertini e Maurizio Portaluri. Hanno partecipato anche l'Istituto di Biometria, Epidemiologia ed Informatica Medica dell'Università di Mainz, in Germania, con Emilio Gianicolo e Maria Blettner.
Anche l'Università di Padova ha contribuito, grazie al contributo di Federico Scognamiglio. La collaborazione tra questi enti è iniziata nel 2023.
Conferma del legame tra CVM e tumori epatici
La ricerca conferma un incremento del rischio di sviluppare tumori al fegato. Questo legame era già documentato nella letteratura scientifica riguardo all'esposizione al cloruro di vinile.
Il confronto con la popolazione generale della Puglia ha evidenziato un eccesso notevole di mortalità per patologie tumorali epatiche. Questo dato sottolinea la specificità del rischio per i lavoratori esaminati.
Sono emersi anche segnali di un possibile aumento della mortalità per tumori cerebrali. Tuttavia, l'incertezza statistica è maggiore a causa del numero limitato di casi registrati.
Relazione dose-risposta e contributo di Cesare Maltoni
I risultati dello studio evidenziano una chiara relazione dose-risposta. Ciò significa che all'aumentare del livello di esposizione alla sostanza chimica, cresce in modo proporzionale il rischio, specialmente per il fegato.
Questo studio, inoltre, attribuisce per la prima volta un valore concreto alla coorte storica. I dati erano stati raccolti e analizzati dallo scienziato italiano Cesare Maltoni (1930-2001).
Il lavoro di Maltoni fu fondamentale nell'ambito di un procedimento giudiziario. Quest'ultimo si concluse con un'archiviazione negli anni 2000. In quel contesto, Maltoni aveva operato come consulente per la Procura della Repubblica di Brindisi.