L'associazione Legambiente Puglia esprime soddisfazione per l'abbandono del progetto di deposito Gnl nel porto di Brindisi. Tuttavia, manifesta forte preoccupazione per la possibile proroga dell'utilizzo del carbone nella centrale Enel Federico II di Cerano fino al 2038.
Stop al deposito Gnl nel porto di Brindisi
L'associazione Legambiente Puglia ha accolto con favore la decisione di Edison. La società ha rinunciato alla realizzazione di un deposito costiero di Gnl. L'impianto era previsto nel porto di Brindisi. Questa notizia è stata definita importante. La decisione è frutto di un'opposizione determinata. Le associazioni hanno combattuto il progetto. Hanno agito anche in sede giudiziaria. Il progetto era considerato sbagliato e pericoloso. Non era compatibile con il futuro della città. La rinuncia evita un grave impatto ambientale. Si scongiura un rischio per la sicurezza. Si previene un'interferenza con le vocazioni del porto. L'area di Costa Morena è strategica. Si voleva sacrificare per un impianto. Questo avrebbe compromesso prospettive industriali. Avrebbe limitato opportunità occupazionali future. L'area di Costa Morena è ben infrastrutturata. Ospita uno scalo intermodale. Ha una linea ferroviaria. Offre condizioni ideali per la logistica portuale. È connessa alla Zona Economica Speciale. Non era il luogo adatto per un deposito di Gnl. È invece un'area per attività ad alto valore aggiunto. Si pensi alla cantieristica navale. O alla filiera dell'eolico offshore. Queste attività potrebbero creare circa 1.500 posti di lavoro. Lo scalo intermodale e la connessione ferroviaria sono motori di sviluppo. Si legano a 61 manifestazioni di interesse. Queste riguardano i programmi di decarbonizzazione di Brindisi. La rinuncia di Edison rappresenta quindi una vittoria. È un successo contro un progetto errato. È un passo verso una visione moderna. Una visione sostenibile e produttiva del porto. E dell'intero territorio brindisino.
Preoccupazione per la centrale di Cerano
Nonostante il passo avanti sul fronte portuale, l'associazione Legambiente esprime serie preoccupazioni. Nubi si addensano sul polo energetico. Riguardano il futuro della centrale di Brindisi Sud. È gravissimo il ritorno della discussione sulla 'riserva fredda'. Questo riguarda le centrali di Brindisi e Civitavecchia. L'ipotesi emerge da un emendamento al decreto Energia. Tale scelta è considerata miope. È costosa e contraddittoria. Va contro ogni seria politica di transizione energetica. Sembra un rinvio. Una difesa dell'esistente. Un ostinato mantenimento di un modello industriale superato. Questo modello ha già causato danni ambientali e sociali. L'ipotesi della 'riserva fredda' circolava da tempo. Iniziative parlamentari ne indicavano la scadenza al 2038. La crisi energetica attuale viene usata come giustificazione. Si riaprono scenari che dovrebbero essere chiusi. Ancora più allarmante è il rischio. Potrebbe aprirsi la strada a impianti nucleari modulari. Questi da 300 MW potrebbero sorgere dal 2038. L'area della centrale di Brindisi Sud è una localizzazione ovvia. Sarebbe un colpo durissimo per la Puglia. Legambiente ribadisce la sua contrarietà al nucleare. I 22 impianti nucleari previsti sono incerti. La loro realizzabilità tecnica ed economica è dubbia. La questione di fondo è politica. Brindisi non deve diventare un terminale. Non può subire scelte energetiche regressive. Deve essere un luogo simbolo di riconversione. E di transizione verso le energie rinnovabili.
Impatto della 'riserva fredda' sul territorio
La 'riserva fredda' della centrale di Brindisi Sud comporterebbe costi elevatissimi. Ci sarebbero pesanti criticità tecniche. Congelerebbe non solo l'impianto. Bloccherebbe opere connesse e aree limitrofe. Fino al porto. Significherebbe bloccare il futuro. Frenare investimenti. Ritardare bonifiche. Impedire nuove destinazioni produttive. Comprometterebbe interventi già previsti. Anche il progetto Bess di Enel sarebbe a rischio. Questo impianto di accumulo da 700 MW necessita di spazi. Spazi oggi destinati ad altre opere accessorie. Le attività di smantellamento e bonifica erano programmate. Partivano dalle aree portuali e retroportuali. Fermare tutto per la 'riserva fredda' sarebbe un sabotaggio. Un sabotaggio del percorso di riconversione. Si terrebbe artificialmente in vita un assetto obsoleto. Brindisi ha il potenziale per diventare un modello. Un modello nazionale di transizione ecologica. E di riconversione produttiva. Questo sarà possibile solo con scelte coraggiose. Bisogna dire no senza ambiguità. No al Gnl nel porto. No alla riserva fredda. No al carbone. No al gas. No al nucleare. È il momento di decisioni nette. Il futuro di Brindisi non può più attendere.