Istituzioni e sindacati a Brindisi lavorano insieme per riqualificare i lavoratori dell'indotto petrolchimico, affrontando la transizione industriale e il rischio licenziamenti. Si definiscono percorsi formativi e si cercano nuove opportunità occupazionali.
Nuove prospettive per i lavoratori dell'indotto
Si è avviato un percorso a Brindisi per guidare i lavoratori dell'indotto del Petrolchimico verso nuove attività produttive. L'obiettivo è evitare che la transizione industriale lasci indietro chi rischia il posto di lavoro. L'incontro si è tenuto in Prefettura il 28 ottobre. Istituzioni, imprese e sindacati hanno condiviso un programma per censire le professionalità esistenti. Si punta a costruire una formazione mirata alle opportunità della reindustrializzazione.
Le organizzazioni dei lavoratori hanno accolto positivamente l'iniziativa. Chiedono però che gli impegni si trasformino presto in strumenti operativi. Denunciano infatti che il rischio licenziamenti nelle aziende dell'indotto è già concreto. Mentre si definiscono i percorsi, la situazione per molti è già critica.
Il tavolo di confronto in Prefettura
Al tavolo hanno partecipato figure istituzionali importanti. Tra questi, il prefetto Guido Aprea, l'assessore regionale allo Sviluppo economico Eugenio Di Sciascio e il sindaco Giuseppe Marchionna. Presente anche il presidente della task force regionale Occupazione, Leo Caroli. Il programma prevede l'identificazione delle imprese e dei lavoratori coinvolti. Verranno poi ricognite le competenze attuali e definiti i profili richiesti dalle nuove attività industriali.
Un nuovo incontro è previsto in Prefettura a dicembre. Servirà a verificare i risultati raggiunti. Si dovranno formalizzare gli strumenti per la riqualificazione e il reinserimento occupazionale. Il prefetto Aprea ha sottolineato l'importanza di accompagnare questa fase. Ha evidenziato la necessità di non tralasciare alcuna posizione individuale o categoria di lavoratori. Ha espresso soddisfazione per la collaborazione tra i soggetti coinvolti e per il cronoprogramma definito. Ha inoltre chiarito che dalla riunione sarebbe scaturito un «verbale vincolante» sull'attuazione dei programmi.
La Regione punta sulla formazione mirata
La Regione Puglia mira a collegare le competenze dei lavoratori ai fabbisogni delle nuove produzioni. L'assessore Di Sciascio ha dichiarato: «Abbiamo avviato un percorso operativo che punta a rispondere in tempo reale ai cambiamenti del sistema produttivo brindisino». Entro la fine dell'anno si conta di aggiornare il repertorio regionale delle professioni. L'obiettivo è renderlo coerente con le figure richieste dalla trasformazione industriale. Arpal Puglia, l'Agenzia regionale per le politiche attive del lavoro, collaborerà con i sindacati. Si cercherà di costruire un bacino delle competenze. Si favorirà la presa in carico dei lavoratori da parte dei Centri per l'impiego. Si individuerà una formazione calibrata sulle diverse esperienze professionali.
Il sindaco Marchionna ha spiegato che il tavolo dà seguito a un confronto tenuto a Bari. Apre una «nuova fase di impegno collegiale tra istituzioni, aziende e sindacati». L'obiettivo è costruire un modello efficace di incontro tra domanda e offerta di lavoro. Questo è necessario per accompagnare il cambiamento dell'area industriale. Il percorso si affiancherà alle attività del tavolo tecnico guidato dal commissario Carnevale.
Le preoccupazioni dei sindacati sui tempi
Sul versante sindacale, Uil e Uiltec considerano positivo l'avvio del confronto. Avvertono però che il giudizio dipenderà dal destino effettivo delle persone coinvolte. Carlo Perrucci, segretario regionale Uiltec Puglia, e Fabrizio Caliolo, coordinatore provinciale Uil, chiedono alla Regione progetti concreti. Questi devono essere costruiti sulle necessità delle imprese. «La formazione è indispensabile ma non può diventare un obiettivo fine a sé stesso: deve essere un passaggio verso il lavoro vero», hanno dichiarato.
A preoccupare sono soprattutto i tempi. Secondo quanto riportato da Uil e Uiltec, entro dicembre dovrebbe concludersi la ricognizione sulle nuove competenze necessarie. La pubblicazione dei bandi formativi regionali è prevista entro la primavera del 2027. Scadenze giudicate troppo lontane rispetto all'avanzamento degli investimenti. C'è il rischio che una parte delle maestranze resti esclusa. I sindacati evidenziano che Eni ha già avviato il 12 ottobre la formazione di 80 lavoratori diretti destinati alle Bess (sistemi di accumulo di energia a batterie). Molti addetti dell'indotto attendono ancora indicazioni su tempi, contenuti e prospettive occupazionali dei propri percorsi.
Dubbi e mobilitazione
Dubbi analoghi arrivano da Failm e Cobas, rappresentati da Claudio Capodieci, Roberto Aprile e Cosimo Quaranta. Le due organizzazioni riferiscono che la Regione ha illustrato un programma volto a non lasciare indietro nessun lavoratore delle ditte appaltatrici. Questo nel percorso verso le nuove attività legate alle batterie al litio nel Petrolchimico. Gli eventuali periodi di vuoto dovrebbero essere coperti ricorrendo agli ammortizzatori sociali. Un primo incontro con Arpal è stato annunciato nell'arco di quindici giorni. Attraverso questionari specifici si dovrà definire la «platea storica» dei lavoratori e ricostruirne le competenze.
Resta però il nodo della distanza tra gli impegni e l'emergenza occupazionale. «Sappiamo da dove partire, ma a quali professioni dobbiamo arrivare ancora non ci è dato di sapere», osservano Failm e Cobas. Sottolineano di non conoscere ancora nel dettaglio i programmi di Eni e denunciano che le aziende vogliono già licenziare. Caroli, riferiscono i sindacati, ha confermato l'impegno regionale a fornire risposte e a chiarire il quadro entro dicembre.
La verifica degli impegni proseguirà anche attraverso la mobilitazione. Failm e Cobas annunciano la partecipazione allo sciopero generale nazionale di venerdì 30 ottobre. Il ritrovo è previsto alle 9 nel piazzale della stazione di Brindisi, con corteo fino alla Prefettura, in piazza Santa Teresa. Qui consegneranno un documento sulle ragioni nazionali e locali della protesta. Richiameranno le crisi occupazionali dei settori energetico e chimico. Per tutte le sigle, pur con accenti diversi, la richiesta è la stessa: dare alle competenze maturate nel polo industriale una prospettiva di lavoro concreta e duratura.