La Sacra Corona Unita mantiene una forte presenza a Brindisi e Lecce, con infiltrazioni anche nel Tarantino. La Commissione Antimafia lancia l'allarme sul ruolo del carcere e sul reclutamento di giovani leve da parte delle organizzazioni criminali.
Presenza criminale nelle province pugliesi
La Sacra Corona Unita (Scu) continua a esercitare un'influenza significativa su Brindisi e, in parte, su Lecce. Questa è la fotografia scattata dalla deputata Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare Antimafia. Le sue dichiarazioni arrivano al termine di un'intensa serie di audizioni. Queste hanno coinvolto magistrati, prefetti e rappresentanti delle forze dell'ordine nelle province pugliesi. L'incontro istituzionale si è concluso presso la prefettura di Brindisi.
La parlamentare, affiancata dal vicepresidente Mauro D’Attis e da altri membri della Commissione, ha ascoltato i prefetti di Brindisi, Guido Aprea, e di Taranto, Ernesto Liguori. Presenti anche il procuratore di Lecce, Giuseppe Capoccia, e i vertici provinciali di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza. L'obiettivo era ottenere un quadro aggiornato delle attività criminali organizzate nell'area ionico-salentina.
Colosimo ha evidenziato marcate differenze tra i territori esaminati. Ha sottolineato come in alcune zone, la violenza sia ancora un metodo predominante. Questo vale anche per le nuove generazioni di criminali, utilizzate per affermare il proprio potere. La criminalità locale, in particolare nelle aree più marginali del Tarantino, come Manduria, San Giorgio Ionico e i comuni circostanti, mostra ancora una certa vitalità.
Assalti ai portavalori e metodi mafiosi
Un'attenzione particolare è stata dedicata al fenomeno degli assalti ai portavalori. Questa tipologia di reato risulta particolarmente diffusa in tutta la Puglia. Nell'ultimo anno, si sono registrati ben 10 assalti a portavalori. A questi si aggiungono 94 episodi di attacchi ai bancomat. Colosimo ha definito questi crimini come «reati predatori». Ha ricordato gli interventi normativi del governo, inclusi nel decreto sicurezza. Questi mirano ad attribuire la competenza di tali indagini alle Direzioni Distrettuali Antimafia (DDA).
Sebbene non tutti questi episodi siano direttamente riconducibili a organizzazioni mafiose strutturate, è innegabile l'uso di «metodi mafiosi». Questo aspetto, secondo la presidente della Commissione, conferma la necessità di mantenere un alto livello di vigilanza investigativa. Le forze di polizia e la magistratura sono impegnate a ricostruire le dinamiche, le responsabilità e i collegamenti di questi atti.
La frequenza di questi attacchi evidenzia una persistente capacità di azione sul territorio. Le indagini mirano a comprendere se vi siano connessioni con clan consolidati o se si tratti di azioni autonome. La strategia investigativa si concentra sulla decostruzione delle reti criminali che operano attraverso la violenza e l'intimidazione.
Il ruolo critico del carcere e la permeabilità del sistema
Uno dei temi più urgenti emersi durante le audizioni riguarda il legame tra il sistema carcerario e il territorio. Colosimo ha definito il carcere come un «filo comune» che unisce le diverse realtà territoriali. Ha citato le parole del procuratore di Lecce, secondo cui «senza il 41 bis il carcere è facilmente permeabile e viceversa». Questo significa che l'assenza di misure di isolamento più severe rende le strutture detentive un luogo di continuità operativa per le organizzazioni criminali.
La Commissione Antimafia intende affrontare seriamente questo allarme. Ignorare le connessioni tra il carcere e le attività criminali esterne sarebbe un grave errore. L'emergere di nomi e situazioni specifiche durante le indagini rafforza questa preoccupazione. La permeabilità del sistema carcerario può facilitare il mantenimento del controllo territoriale e il reclutamento di nuovi affiliati.
La gestione delle carceri e l'applicazione del regime del 41 bis sono quindi cruciali. Essi rappresentano strumenti fondamentali per contrastare la capacità delle mafie di operare anche dall'interno delle strutture detentive. La Commissione si impegna a monitorare attentamente questa situazione.
Traffico di droga e contanti: numeri allarmanti
Il traffico di stupefacenti rappresenta un altro nodo centrale nell'analisi della criminalità organizzata pugliese. I dati raccolti, anche attraverso le collaborazioni di giustizia, dipingono un quadro preoccupante. Un esempio emblematico è il sequestro di due milioni e mezzo di euro in contanti a Galatina. Questo episodio offre una fotografia chiara della portata del fenomeno.
Colosimo ha evidenziato come questo tipo di attività sia spesso collegato alla mafia albanese. I rapporti con la 'Ndrangheta calabrese sono descritti come «fortissimi». Questa interconnessione tra diverse organizzazioni criminali a livello nazionale e internazionale complica ulteriormente il quadro investigativo.
La presenza di ingenti somme di denaro contante suggerisce una gestione ancora arcaica di alcune attività criminali. Tuttavia, la capacità di mantenere questi flussi finanziari indica anche una notevole resilienza e adattabilità delle organizzazioni.
La Sacra Corona Unita: tra arcaicità e violenza
La Sacra Corona Unita presenta caratteristiche contrastanti secondo l'analisi della presidente Colosimo. Da un lato, la mafia pugliese sembra mantenere aspetti «molto arcaici», come dimostrano i sequestri di denaro contante. Questo la differenzia dalle mafie più moderne con una maggiore proiezione internazionale. Dall'altro lato, la Scu rimane «preoccupante e violenta nelle modalità operative».
Questa dualità rende la Scu un avversario complesso da affrontare. La sua capacità di adattarsi, mantenendo al contempo metodi tradizionali e una forte propensione alla violenza, richiede strategie investigative flessibili e mirate. L'organizzazione dimostra di saper sfruttare sia le connessioni storiche sia le nuove opportunità criminali.
Giovani leve e detenuti: un legame pericoloso
La preoccupazione per il ricambio generazionale all'interno delle organizzazioni criminali è palpabile. Colosimo ha evidenziato come le «nuove leve si incrociano con i fine pena e con detenuti che continuano a parlare dal carcere». Questo legame tra il mondo esterno e quello carcerario è un canale privilegiato per la trasmissione di ordini, strategie e per il reclutamento di nuovi affiliati.
L'attenzione su questi contatti è massima. Le forze dell'ordine e la magistratura lavorano per interrompere questi flussi comunicativi e prevenire l'infiltrazione di giovani in contesti criminali. La facilità con cui i detenuti riescono ancora a influenzare le attività esterne è un segnale allarmante.
Taranto: piazze di spaccio locali
Nel capoluogo ionico, il quadro appare leggermente diverso rispetto a Brindisi e Lecce. Le piazze di spaccio a Taranto non sembrano essere strettamente riconducibili a grandi organizzazioni criminali. Sono piuttosto gestite dalla «criminalità locale». Questo suggerisce una frammentazione del potere criminale in alcune aree della città, con una maggiore autonomia dei gruppi operanti sul territorio.
Tuttavia, questa gestione locale non diminuisce la pericolosità del fenomeno. Le indagini continuano a monitorare attentamente queste realtà per comprendere eventuali collegamenti con strutture criminali più ampie o per prevenire la loro espansione.
Lecce: attenzione agli appalti e agli enti locali
Nella provincia di Lecce, invece, si osserva una tendenza differente. La criminalità organizzata sembra puntare maggiormente agli investimenti. C'è una forte attenzione verso gli appalti, sia di grandi che di piccole dimensioni. Questo rappresenta un pericolo concreto per la trasparenza e l'efficienza della pubblica amministrazione.
Colosimo ha lanciato un monito diretto agli amministratori locali, specialmente nei comuni più piccoli. Questi territori possono diventare il «viatico» attraverso cui la criminalità cerca di infiltrarsi nelle amministrazioni. La vigilanza sugli appalti pubblici e sui processi decisionali è quindi fondamentale per prevenire tali infiltrazioni.
Necessità di risorse e personale
La presidente ha ribadito la necessità di potenziare gli uffici giudiziari e le forze dell'ordine. È compito della Commissione Antimafia sollecitare l'assegnazione di «maggior personale amministrativo per le procure» e «più risorse per le forze di polizia». Sebbene siano stati fatti passi avanti, è necessario accelerare, soprattutto nei territori che registrano recrudescenze mafiose.
L'efficacia delle indagini e della repressione dipende anche dalla disponibilità di mezzi e personale adeguato. La Commissione si impegna a portare queste istanze all'attenzione del governo per garantire un contrasto più efficace alla criminalità organizzata.
Un'emergenza da attenzionare
Infine, Chiara Colosimo ha confermato l'impegno della Commissione sul territorio pugliese. Dopo aver iniziato da Foggia, il tour istituzionale ha toccato le altre province. La situazione in Puglia è considerata un'«emergenza che va attenzionata da tutte le istituzioni e dalla Commissione antimafia». L'attenzione deve rimanere alta per contrastare efficacemente le diverse forme di criminalità organizzata presenti nella regione.