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Una vasta indagine a Brindisi ha portato alla chiusura delle indagini per 145 persone. Sono accusate di aver orchestrato un presunto sistema di frodi ai danni di istituti bancari tra il 2019 e il 2023. L'inchiesta mira a fare luce su reati quali associazione per delinquere e riciclaggio.

Chiusa indagine su presunte frodi bancarie

La Procura di Brindisi ha concluso un'importante fase investigativa. Sono 145 le persone che ora affrontano accuse formali. Queste persone sono sospettate di aver partecipato a un presunto schema di truffe. L'obiettivo delle frodi sarebbero stati diversi istituti di credito. L'attività illecita si sarebbe protratta per circa quattro anni. Il periodo di riferimento va dal 2019 al 2023.

Le contestazioni mosse dalla magistratura sono molteplici. Si parla di ben 252 imputazioni. I reati ipotizzati includono associazione per delinquere. Vengono contestati anche riciclaggio e malversazione. Non manca l'accusa di indebita percezione di erogazioni pubbliche. Infine, viene contestata anche la truffa.

Dettagli sul presunto schema fraudolento

Secondo quanto emerso dalle indagini, il meccanismo fraudolento prevedeva passaggi ben precisi. Dopo aver ottenuto finanziamenti bancari, le somme venivano gestite in modo illecito. Ogni singola pratica poteva raggiungere i 30mila euro. Il denaro sarebbe stato poi redistribuito tra i membri del presunto sodalizio. Questo avveniva tramite bonifici bancari o prelievi in contanti.

Le finalità del denaro non corrispondevano a quelle dichiarate. Le somme ottenute non erano destinate alle attività imprenditoriali dichiarate. Erano invece impiegate per scopi completamente diversi. L'indagine è stata diretta dal pubblico ministero Francesco Carluccio.

Coinvolti esponenti politici e professionisti

Tra le persone indagate figurano nomi noti nel panorama locale. Sono coinvolti Nicola Didonna e suo figlio Michele Didonna. Nicola Didonna ha 70 anni. Attualmente ricopre il ruolo di capogruppo di Futuro Nazionale nel Consiglio comunale di Brindisi. Le accuse nei suoi confronti sono di truffa e malversazione. Viene contestata anche l'indebita percezione di fondi pubblici.

Suo figlio, Michele Didonna, ha 46 anni. È considerato parte integrante delle presunte associazioni a delinquere. Secondo l'accusa, avrebbe avuto un ruolo chiave. Avrebbe individuato gli imprenditori da coinvolgere. Questi venivano scelti per intestarsi le richieste di finanziamento. Le richieste erano spesso basate su informazioni false. Venivano alterati dati reddituali, di fatturato o di spesa salariale. Michele Didonna è stato anche assessore comunale tra il 2016 e il 2017.

L'inchiesta, condotta dalla Guardia di Finanza, ha messo sotto la lente d'ingrandimento anche diversi professionisti. Operano e risiedono tra le province di Brindisi e Lecce. Tra questi figurano commercialisti. È coinvolta anche una dipendente di una banca locale, la Banca Popolare Pugliese.