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La Guardia di Finanza di Varese ha smascherato una frode fiscale da 200 milioni di euro. Undici imprenditori sono indagati per aver creato e utilizzato crediti d'imposta inesistenti.

Scoperta frode fiscale da 200 milioni

Le Fiamme Gialle di Varese hanno portato alla luce un complesso meccanismo fraudolento. L'obiettivo era la generazione illecita di crediti fiscali per ingenti somme. L'operazione ha coinvolto diverse regioni italiane.

L'indagine, coordinata dalla Procura di Busto Arsizio, ha portato all'avviso di chiusura delle indagini preliminari per 11 imprenditori. Questi individui risiedono in diverse province: Napoli, Caserta, Milano, Potenza e Roma.

Secondo gli investigatori, gli indagati avrebbero acquistato e detenuto crediti fiscali fittizi. Questi erano generati da società create appositamente per questo scopo. I crediti erano destinati all'utilizzo in compensazione di imposte e contributi dovuti allo Stato.

Sequestro di 200 milioni e società cartiere

Le attività investigative hanno permesso, già nel luglio 2025, un sequestro preventivo. Le Fiamme Gialle della compagnia di Gallarate e della Sezione di polizia giudiziaria presso la Procura di Busto Arsizio hanno bloccato circa 200 milioni di euro.

Il sequestro è stato eseguito nei confronti di 19 società ritenute beneficiarie del sistema illecito. Queste società avrebbero tratto vantaggio dalla frode fiscale scoperta.

Contemporaneamente, sono state chiuse altre 45 società. Queste erano definite "cartiere", ovvero prive di una reale struttura operativa. Il loro unico scopo era la creazione e la cessione di crediti fiscali falsi.

Diffusione nazionale e recupero crediti

Le società "cartiere" erano distribuite su tutto il territorio nazionale. Le province coinvolte includono Modena, Savona, Caserta, Treviso, Brescia, Milano, Napoli, Torino, Pescara e Roma.

In un singolo caso, una società aveva richiesto crediti per quasi 100 milioni di euro in un solo anno. Questo dato evidenzia la portata dell'operazione fraudolenta.

Otto delle società indagate hanno scelto di rinunciare ai crediti fiscali. Lo hanno fatto tramite dichiarazioni integrative, a seguito delle attività investigative. Questo ha permesso un recupero immediato di circa 36 milioni di euro a favore dell'erario.

La Procura si appresta ora a richiedere il rinvio a giudizio per gli indagati. La vicenda ha importanti implicazioni per la lotta all'evasione fiscale.

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