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Sopralluogo giudiziario a Verona

Un'importante fase del processo relativo alla strage di Piazza della Loggia, avvenuta a Brescia il 28 maggio 1974, si è svolta a Verona. Il presidente della corte d'assise, Roberto Spanò, insieme ai giudici e alle parti processuali, ha effettuato un sopralluogo in diverse località veronesi. L'obiettivo era visionare i luoghi menzionati da una teste chiave, Ombretta Giacomazzi, in relazione a presunte riunioni eversive.

Questi incontri, secondo le dichiarazioni, avrebbero coinvolto il braccio armato di Ordine Nuovo, militari e membri dei servizi segreti. La visita ha toccato la caserma dei carabinieri di Parona, Palazzo Carli in via Roma, l'ex sede della Ftase (Comando delle Forze Terrestri Alleate del Sud Europa) e l'ex palazzo dell'Inps in via Montanari, dove all'epoca operava il Sid (Servizio Informazioni Difesa).

Ruolo di Verona nel processo

L'accusa ha sottolineato la centralità di Verona nel contesto della strage. Il procuratore di Brescia, Silvio Bonfigli, ha evidenziato come la città fosse uno snodo cruciale, ospitando il comando della Ftase. La caserma di Parona, in particolare, è stata indicata come luogo dove si sarebbero pianificati attentati nella zona bresciana.

Bonfigli ha espresso apprezzamento per la decisione della corte di effettuare il sopralluogo, riconoscendo il valore di confrontarsi con la realtà dei luoghi, nonostante i cinquant'anni trascorsi e i conseguenti cambiamenti. La fase attuale del processo prevede l'acquisizione delle testimonianze della difesa, con l'obiettivo di giungere a una sentenza entro la fine dell'anno.

La difesa di Roberto Zorzi

L'avvocato Stefano Casali, difensore di Roberto Zorzi, imputato nel processo e residente negli Stati Uniti, ha ribadito la presunta innocenza del suo assistito. Casali ha contestato la collocazione di Zorzi nei luoghi oggetto del sopralluogo, in particolare a Parona. La difesa intende dimostrare l'impossibilità e l'irrealismo della ricostruzione fornita dal teste chiave.

Secondo la linea difensiva, le dichiarazioni del testimone non corrisponderebbero alla realtà fattuale, escludendo qualsiasi coinvolgimento di Roberto Zorzi nella strage di Piazza della Loggia. Il processo mira a fare chiarezza su uno degli eventi più tragici della storia recente italiana, con un'attenzione particolare ai retroscena e alle presunte collusioni.

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