Cronaca

Strage Piazza Loggia: Nando Ferrari smentisce legami con Zorzi e Toffaloni

18 marzo 2026, 10:15 3 min di lettura
Strage Piazza Loggia: Nando Ferrari smentisce legami con Zorzi e Toffaloni Immagine generata con AI Brescia
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Testimonianza chiave al processo Piazza Loggia

Nel corso del processo per la strage di Piazza della Loggia, avvenuta il 28 maggio 1974, è stato ascoltato come testimone Nando Ferrari, ex esponente del Movimento Sociale italiano. Ferrari, che all'epoca dei fatti risiedeva a Brescia, ha rilasciato dichiarazioni significative riguardo ai suoi presunti legami con figure chiave dell'inchiesta.

Pur essendo stato assolto dalle accuse relative alla strage, Ferrari fu condannato in passato per omicidio colposo in relazione alla morte di Silvio Ferrari, deceduto a causa di una bomba che stava trasportando. Durante la sua deposizione, durata diverse ore, l'ex esponente politico ha ribadito la propria estraneità ai fatti contestati.

Nando Ferrari: «Zorzi e Toffaloni? Mai conosciuti»

Un punto centrale della testimonianza di Nando Ferrari riguarda i suoi rapporti con Roberto Zorzi, uno degli imputati residenti negli Stati Uniti, e Marco Toffaloni, condannato in primo grado. Ferrari ha dichiarato esplicitamente di non aver mai conosciuto Zorzi, pur ammettendo la possibilità di averlo incrociato ai funerali di Silvio Ferrari, dove erano presenti diverse persone imponenti.

Anche nei confronti di Marco Toffaloni, la cui condanna in appello è attesa a breve, Nando Ferrari ha affermato di non aver avuto alcun contatto. Queste smentite si inseriscono in un contesto processuale complesso, dove la ricostruzione dei fatti e delle reti di collegamento tra gli esponenti di destra dell'epoca è fondamentale.

La lettera dal carcere: «Mi ero inventato tutto»

Le dichiarazioni di Ferrari hanno toccato anche il contenuto di una sua lettera scritta dal carcere, indirizzata a Mario Labolani e intercettata dalle autorità. In alcuni stralci letti in aula, Ferrari faceva riferimento a un amico di Verona e a una cascina di campagna. Il testimone ha spiegato che tali affermazioni erano frutto di una sua invenzione, volta a «accreditarsi» e a dare l'impressione di avere contatti significativi.

Ferrari ha inoltre negato categoricamente di aver partecipato a riunioni nella caserma dei carabinieri di Parona, a Verona, dove secondo altre testimonianze sarebbero stati pianificati attentati. Ha ricordato invece un incontro con Silvio Ferrari a Verona, durante una manifestazione per il referendum sul divorzio, e una discussione avvenuta la sera prima della morte di quest'ultimo, riguardante gli studi universitari.

Dettagli sulla morte di Silvio Ferrari

Nando Ferrari ha fornito ulteriori dettagli sulla tragica morte di Silvio Ferrari, descrivendo come quest'ultimo gli avesse mostrato una rivista con un giubbotto antiproiettile, una pistola nascosta e una miccia. Poco dopo, Silvio Ferrari avrebbe preso la moto del fratello per recarsi a compiere l'azione che gli costò la vita. Il testimone ha anche smentito di aver visto la Dyane azzurra, veicolo che, secondo l'accusa, sarebbe stato utilizzato da esponenti veronesi per raggiungere Brescia.

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