Cronaca

Strage Piazza Loggia: Nando Ferrari nega ogni coinvolgimento

18 marzo 2026, 01:25 6 min di lettura
Strage Piazza Loggia: Nando Ferrari nega ogni coinvolgimento Immagine da Wikimedia Commons Brescia
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Nando Ferrari, ex dirigente del Fronte della Gioventù, ha testimoniato al processo per la strage di Piazza Loggia. Ha negato categoricamente ogni coinvolgimento e rapporti con gli accusati, inclusi Roberto Zorzi. Le sue dichiarazioni mirano a minare la credibilità della supertestimone Ombretta Giacomazzi.

Ferrari nega legami con Zorzi e attentati

Nando Ferrari, figura di spicco del Fronte della Gioventù a Brescia, ha recentemente deposto come testimone della difesa. Il suo intervento si inserisce nel contesto del processo relativo alla tragica strage di Piazza Loggia. L'imputato principale in questa fase è Roberto Zorzi, ex ordinovista di Verona.

Durante la sua deposizione, durata oltre quattro ore, Ferrari ha mantenuto una linea difensiva ferma. Ha respinto ogni accusa e cercato attivamente di screditare la testimonianza di Ombretta Giacomazzi. Quest'ultima è considerata una supertestimone chiave nell'indagine.

La Giacomazzi aveva affermato di aver frequentato assiduamente i militanti neofascisti veronesi. Tra questi, avrebbe menzionato proprio Zorzi e Marco Toffaloni. Secondo la sua versione, avrebbe incontrato Nando Ferrari nella sua pizzeria la sera del 25 maggio 1974. La strage avvenne il giorno successivo.

In quella circostanza, la Giacomazzi riportò una presunta dichiarazione di Zorzi. L'ex ordinovista avrebbe affermato: «Quel che non ha fatto Silvio lo dobbiamo fare noi». Questa frase, secondo la supertestimone, attribuiva a loro la paternità dell'attentato. Il riferimento era a Silvio Ferrari, un giovane militante bresciano.

Silvio Ferrari, 21 anni, era un vicino di casa di Nando Ferrari. Morì tragicamente il 19 maggio 1974. Stava trasportando una bomba su una Vespa quando questa esplose prematuramente. Per la sua morte, avvenuta per omicidio colposo, Nando Ferrari fu condannato a sei anni di reclusione. Ne scontò quattro anni e mezzo.

Nando Ferrari, oggi 71enne, ha negato con forza di aver partecipato a qualsiasi attentato. Ha anche smentito di aver preparato la bomba che causò la morte del suo omonimo, Silvio Ferrari. Ha dichiarato di non aver seguito Silvio in auto quella sera. Lo avrebbe lasciato a casa sua, ubriaco, dopo una serata trascorsa sul Lago di Garda.

È importante ricordare che Nando Ferrari fu processato anche per la strage di Piazza Loggia. Da tale accusa uscì assolto. In seguito, subì altre condanne per attentati dimostrativi, commessi insieme a un amico. La sua figura è quindi legata a un passato di attività estremiste.

Le dichiarazioni di Nando Ferrari sulla morte di Silvio

Nando Ferrari ha fornito dettagli specifici riguardo alle ultime ore di vita di Silvio Ferrari. Ha dichiarato: «Non ho mai fatto attentati, né confezionai io la bomba che lo uccise Silvio». Questa affermazione mira a distanziare ulteriormente la sua persona dall'evento tragico.

Ha poi aggiunto: «Non è vero che lo seguì in auto quella sera. Lo lasciai a casa sua di notte, ubriaco dopo aver trascorso la serata sul Garda». Questa ricostruzione dei fatti contrasta con alcune presunte testimonianze.

Riguardo all'attività di Silvio Ferrari come presunta spia per le forze dell'ordine, Nando Ferrari ha dichiarato di esserne all'oscuro. Non era a conoscenza di presunti legami tra Silvio e le forze di sicurezza.

Ha poi raccontato un episodio significativo: «La sera prima di morire Silvio mi mostrò una miccia e mi disse ‘questa mi ha fatto un brutto scherzo alla CISL (non è esplosa ndr)’. Ho una cosa di cui dovrei sbarazzarmi, sarà un bell’obiettivo la vetrina del Corriere della Sera?’».

Nando Ferrari ha proseguito: «Io pensai fosse impazzito. Non gli credetti. Era un sognatore rivoluzionario». Questa testimonianza dipinge Silvio Ferrari come una figura instabile e idealista, ma non necessariamente coinvolta in piani eversivi concreti.

La supertestimone Ombretta Giacomazzi aveva invece collegato Silvio Ferrari a un presunto piano per la strage. Secondo la sua ricostruzione, Silvio avrebbe pronunciato frasi che indicavano un coinvolgimento imminente nell'attentato.

Nando Ferrari ha negato categoricamente che Silvio gli avesse mai parlato di via Aleardi. Questa via è stata indicata come uno dei possibili luoghi di preparazione dell'attentato. Ha anche smentito un presunto fidanzamento tra Silvio e la stessa Giacomazzi.

«Silvio frequentava i veronesi di Anno Zero, si presentarono anche ai suoi funerali, ma io non li conoscevo», ha affermato Ferrari. Questo sottolinea la sua presunta estraneità ai circoli frequentati da Zorzi e Toffaloni.

Nega conoscenza di Zorzi, Toffaloni e altri militanti

Nando Ferrari ha negato fermamente di aver mai conosciuto Roberto Zorzi e Marco Toffaloni. «Mai conosciuti», ha dichiarato in aula riguardo ai due militanti neofascisti.

La sua testimonianza mira a creare una netta separazione tra sé e le figure centrali dell'inchiesta sulla strage. La supertestimone Giacomazzi aveva invece indicato Ferrari come presente insieme a loro in diverse occasioni.

Anche riguardo ad altri militanti, Nando Ferrari ha mantenuto la stessa linea di negazione. Ha affermato: «Buzzi? Mai visto». Valerio Fioravanti Buzzi è un altro nome ricorrente nelle indagini sugli anni di piombo.

La sua deposizione ha incluso anche la negazione di aver mai notato a Brescia la Dyane in uso a Roberto Zorzi. Questo veicolo, una Citroën Dyane, era stato segnalato come utilizzato da Zorzi, guidato da Elio Massagrande. La sua assenza a Brescia, secondo Ferrari, è un ulteriore elemento a suo favore.

Inoltre, Nando Ferrari ha escluso categoricamente la sua presenza a riunioni tenutesi nella caserma di Parona. Quest'ultima è stata indicata come uno dei luoghi di incontro di militanti di estrema destra.

La testimonianza di Nando Ferrari si pone in netto contrasto con le dichiarazioni di Ombretta Giacomazzi. La supertestimone aveva dipinto un quadro di stretta frequentazione tra Ferrari, Zorzi e altri esponenti dell'eversione nera. La difesa di Roberto Zorzi punta a utilizzare queste dichiarazioni per indebolire le accuse.

Il processo per la strage di Piazza Loggia continua a svelare versioni contrastanti dei fatti. La figura di Nando Ferrari, con il suo passato controverso, aggiunge un ulteriore livello di complessità alla ricostruzione storica di quel tragico 28 maggio 1974.

La corte d'Assise di Brescia dovrà valutare attentamente la credibilità di tutte le testimonianze. La ricerca della verità sulla strage, che causò 8 morti e oltre 100 feriti, rimane un obiettivo primario per la giustizia italiana. Le dichiarazioni di Ferrari rappresentano un tassello importante nel complesso puzzle giudiziario.

La sua assoluzione in passato per la strage e le successive condanne per attentati dimostrativi creano un quadro sfumato. La sua testimonianza, sebbene miri a discolparlo da ogni coinvolgimento diretto negli eventi del '74, non cancella il suo passato legato all'estremismo politico.

La difesa di Zorzi spera che le parole di Ferrari possano seminare dubbi sulla validità delle testimonianze a carico del suo assistito. La corte dovrà ponderare ogni elemento per giungere a una decisione equa e basata sulle prove.

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