Cronaca

Strage Piazza Loggia: Nando Ferrari nega legami con Zorzi e Toffaloni

18 marzo 2026, 08:00 3 min di lettura
Strage Piazza Loggia: Nando Ferrari nega legami con Zorzi e Toffaloni Immagine generata con AI Brescia
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Testimonianza chiave al processo per la strage

Nando Ferrari, figura di spicco del Movimento Sociale italiano negli anni '70, è stato chiamato a deporre nell'ambito del processo relativo alla strage di Piazza della Loggia. La sua testimonianza, durata diverse ore, ha visto il diretto interessato smentire categoricamente qualsiasi legame con alcuni degli imputati chiave.

Ferrari, già assolto dalle accuse dirette relative all'attentato del 28 maggio 1974, ma condannato per omicidio colposo nella vicenda legata alla morte di Silvio Ferrari, ha ribadito la propria estraneità ai fatti contestati. La sua deposizione si è concentrata anche sulla sua posizione in merito ad altri reati, confermando la sua innocenza.

Nega conoscenza con Zorzi e Toffaloni

Particolare attenzione è stata dedicata ai rapporti di Ferrari con esponenti di destra della provincia di Verona, area in cui all'epoca dei fatti risiedeva Roberto Zorzi, uno degli imputati principali e ora cittadino statunitense. Ferrari ha dichiarato di non aver mai conosciuto Zorzi, ammettendo al massimo di averlo incrociato ai funerali di Silvio Ferrari, dove erano presenti «due-tre persone grandi e grosse», descrizione che potrebbe corrispondere a quella di Zorzi, descritto nel processo come «un marcantonio».

Analogamente, Nando Ferrari ha affermato di non aver mai incontrato Marco Toffaloni, condannato in primo grado a trent'anni come uno degli esecutori materiali della strage. Il processo d'appello per Toffaloni, all'epoca minorenne, è fissato per il prossimo 27 marzo.

La lettera dal carcere e le smentite

Durante l'udienza, le parti civili hanno presentato stralci di una lettera scritta da Nando Ferrari dal carcere e indirizzata a Mario Labolani. In queste missive, Ferrari faceva riferimento a un presunto amico a Verona. Interrogato in merito, il testimone ha spiegato di essersi «inventato tutto» al fine di «accreditarsi», ammettendo quindi la falsità di quanto scritto.

Ferrari ha inoltre smentito la sua partecipazione a riunioni presso la caserma dei carabinieri di Parona, in provincia di Verona. Secondo una precedente testimonianza, in quel luogo sarebbero stati pianificati attentati, tra cui uno contro la discoteca bresciana Blue Note. Ha inoltre negato di aver visto la Dyane azzurra, veicolo che secondo l'accusa sarebbe stato utilizzato da esponenti veronesi per raggiungere Brescia.

Il rapporto con Silvio Ferrari

La testimonianza ha toccato anche la figura di Silvio Ferrari, giovane deceduto a causa di una bomba che stava trasportando. Nando Ferrari ha raccontato di aver avuto una discussione con Silvio la sera prima della sua morte, riguardante la prosecuzione degli studi universitari. Ha poi descritto come Silvio gli avesse mostrato una rivista con un giubbotto antiproiettile, una pistola nascosta e una miccia, prima di partire con la motoretta del fratello.

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