Matteo Biatta: venti scatti sulla fragilità e la presenza
Mostra Fotografica "Esserci" a Brescia
Fino al 6 aprile, il Museo Nazionale della Fotografia di Brescia ospita la mostra fotografica "Esserci" di Matteo Biatta. L'esposizione, in collaborazione con la Fondazione ANT, esplora il tema della presenza accanto ai malati oncologici e alle loro famiglie.
L'allestimento, inaugurato il 14 marzo, presenta venti potenti immagini realizzate tra il 2020 e il 2023. Biatta cattura la dimensione intima della malattia, focalizzandosi sui gesti quotidiani e sulle relazioni che offrono un sostegno fondamentale, spesso in modo invisibile.
Il Valore della Presenza e la Nascita del Progetto
Il progetto nasce da una riflessione personale del fotografo bresciano durante la pandemia. La difficoltà di accesso alle cure per un amico malato lo ha spinto a interrogarsi sulla condizione delle persone che affrontano il tumore in un periodo così complesso. Biatta ha così contattato la Fondazione ANT, con cui aveva già collaborato, per dare vita a un percorso di racconto.
«Da quella curiosità – più che da una volontà di raccontare – è iniziato un percorso fatto di incontri delicati», spiega Biatta. Il fotografo ha lavorato per costruire un dialogo lento e rispettoso con pazienti e famiglie, aprendo le porte delle loro abitazioni e dei loro vissuti.
Fotografia e Empatia: L'Approccio di Biatta
La costruzione della fiducia è stata centrale nel lavoro di Biatta. Accompagnato da medici e infermieri, il fotografo ha sempre cercato di creare un clima di sicurezza e comprensione prima di iniziare le sessioni fotografiche. La preparazione della macchina e la spiegazione delle liberatorie sono diventati momenti chiave per stabilire un contatto umano.
«Le fotografie non sono dichiarazioni, ma domande visive», afferma Biatta, sottolineando l'intento di stimolare una riflessione interiore nello spettatore. La mostra mira a far comprendere il lavoro degli operatori sanitari e ad accompagnare il pubblico in un dialogo sulle diverse fasi della malattia.
Un Legame Speciale e la Gestione Emotiva
Tra le opere esposte, Biatta è particolarmente legato a uno scatto che ritrae una paziente mentre prende un caffè, con accanto il dottor Francesco Baldo intento a redigere il diario clinico. La fotografia cattura un momento di apparente normalità, frutto di un dialogo intenso con la donna, scomparsa poco dopo la realizzazione dello scatto. Questo episodio evidenzia la profonda connessione emotiva che si crea durante il processo fotografico.
Gestire l'impatto emotivo di queste esperienze è una sfida costante per il fotografo. «Non puoi portare tutto a casa, ma nemmeno scollarti completamente da ciò che vivi», ammette Biatta, evidenziando la necessità di imparare a gestire il peso emotivo delle storie che racconta.
Un Percorso Fotografico Internazionale e Progetti Futuri
Con una carriera iniziata nel 2001, Matteo Biatta ha documentato storie, luoghi e persone in diverse parti del mondo, affrontando conflitti, epidemie e disastri naturali. Il suo approccio si basa sulla curiosità e sul desiderio di iniziare un dialogo con lo spettatore, ponendo domande attraverso le sue immagini.
Guardando al futuro, Biatta desidera continuare a raccontare situazioni di sofferenza, con un'attenzione particolare verso coloro che dedicano la propria vita agli altri. Il suo obiettivo è mettere in luce l'importanza straordinaria del lavoro di medici, infermieri e operatori socio-sanitari, specialmente quando si donano a chi soffre.