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Brescia ricorda le Dieci Giornate del 1849

Brescia celebra a 177 anni di distanza l'anniversario delle Dieci Giornate, l'epica rivolta popolare che vide la città opporsi con tenacia al dominio austriaco. Dal 23 marzo al 1° aprile 1849, i bresciani scrissero una pagina fondamentale del Risorgimento italiano.

Sebbene la lotta si concluse con una sconfitta militare, l'insurrezione consacrò Brescia nell'immaginario collettivo come la “Leonessa d’Italia”, un appellativo che evoca coraggio e indomita resistenza. Questo titolo, attribuito inizialmente dal poeta Aleardo Aleardi e poi reso celebre da Giosuè Carducci, non deriva dallo stemma cittadino, ma dal valore dimostrato dalla popolazione in quei giorni cruciali.

Le cause della rivolta e la scintilla

Il malcontento verso l'oppressione austriaca, il controllo politico e le vessazioni fiscali covava da tempo. La situazione precipitò quando le autorità asburgiche tentarono di imporre una pesante multa alla cittadinanza. La risposta dei bresciani fu ferma e risuonò nello slogan «Non oro, ma piombo».

A esacerbare ulteriormente gli animi contribuirono le notizie distorte diffuse dagli austriaci riguardo la sconfitta piemontese a Novara e l'armistizio di Vignale. La città, animata da figure carismatiche come Tito Speri, resistette per dieci giorni agli assalti delle truppe imperiali, nonostante i bombardamenti incessanti.

La resistenza e gli scontri in città

La resistenza bresciana vide la partecipazione di uomini come don Pietro Boifava, che guidò le milizie sui Ronchi. Gli scontri furono particolarmente aspri e si verificarono in diverse zone della città, tra cui Sant’Eufemia, Porta Torrelunga e lungo corso Magenta. I bresciani adottarono tattiche audaci, affrontando i soldati austriaci allo scoperto.

La lotta si protrasse fino alla notte del 31 marzo, quando il generale austriaco Julius von Haynau, soprannominato la “iena di Brescia”, riuscì a raggiungere la guarnigione sul Cidneo. La resa divenne inevitabile, seguita da una dura repressione con fucilazioni e violenze.

L'eredità e la memoria storica

Nonostante la sconfitta, il coraggio dei bresciani fu riconosciuto persino dal nemico. Lo stesso Haynau ammise che, con tremila uomini come quelli di Brescia, avrebbe potuto conquistare Parigi. Il valore dimostrato valse alla città la medaglia d’oro di “benemerita del Risorgimento nazionale” nel 1899.

Ancora oggi, Brescia conserva numerose testimonianze di quell'evento: monumenti, targhe commemorative, documenti nel Museo del Risorgimento e nomi di vie come via X Giornate. Opere d'arte e persino un foro di proiettile nel Salone Vanvitelliano ricordano il sacrificio della città. Monumenti come la “Bella Italia” in piazza Loggia e quello dedicato a Tito Speri in piazzetta Speri perpetuano la memoria di questo capitolo eroico della storia italiana.

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