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La contaminazione da Pfas nel Lago d'Idro ha una possibile origine identificata in una ex fonderia di Condino. Le analisi confermano livelli elevati nei pesci, sollevando preoccupazioni per la salute pubblica.

Individuata la fonte dei Pfas nel lago

Dopo anni di incertezze, è emersa una svolta significativa. L'origine dell'inquinamento da Pfas nel Lago d'Idro e nella valle del Chiese sembra essere stata individuata. L'associazione «Più Democrazia in Trentino» ha giocato un ruolo chiave in questa scoperta.

La probabile fonte della contaminazione è stata identificata nello storico stabilimento delle «Fonderie Trentine». Questo sito si trova a Condino, una località che ora attira l'attenzione delle autorità ambientali.

Livelli preoccupanti di Pfas nei pesci

Le sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) sono note per la loro persistenza ambientale. Sono anche potenzialmente dannose per la salute umana. Recenti monitoraggi hanno rivelato concentrazioni di Pfas nei pesci del Lago d'Idro ben superiori ai limiti di sicurezza.

Le analisi dell'Arpa nel 2024 hanno registrato valori allarmanti. In tre esemplari di coregone sono stati trovati 43,8 microgrammi per chilo. Questo dato supera di circa dieci volte la soglia consentita. Si tratta di un peggioramento rispetto ai 13,5 mcg/kg del 2022 e ai 10 mcg/kg del 2023.

Anche il pesce persico aveva già mostrato criticità. Nel 2023, questo pesce era risultato non conforme con 21,4 mcg/kg. Questi dati confermano la gravità della situazione.

L'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente conferma

L'Agenzia provinciale per la protezione dell'ambiente di Trento (Appa) ha ufficialmente comunicato l'origine della contaminazione. L'informazione è stata trasmessa al Comitato No Pfas di Brescia. Questa conferma era attesa da tempo.

Il presidente di «Più Democrazia in Trentino», Alex Marini, ha sottolineato l'importanza di questa comunicazione. «Dal 2019 la risposta era sempre stata vaga», ha dichiarato Marini. «Solo ora, grazie a una richiesta di accesso agli atti, si cita la fonte», ha aggiunto.

Un'area industriale con problematiche di bonifica

Le «Fonderie Trentine» hanno cessato la loro attività da tempo. L'area industriale è stata riconvertita e ospita ora una nuova realtà produttiva. Tuttavia, la bonifica del sito, effettuata prima del reinsediamento, ha riguardato solo il cromo esavalente.

Considerando il contatto con la falda acquifera, si rende necessario un ulteriore intervento. Questo dovrebbe mirare a rimuovere la fonte di contaminazione dei Pfas che raggiunge il Lago d'Idro (chiamato anche Eridio).

I Pfas sono sostanze chimiche sintetiche. Si trovano in molti prodotti di uso comune, come tessuti tecnici e pentole antiaderenti. Non sono biodegradabili e tendono ad accumularsi nelle falde acquifere.

Nella falda del Chiese, il Pfos, una variante diffusa di Pfas, è stato rilevato nell'80% dei campioni analizzati tra il 2018 e il 2024. I picchi hanno superato il limite di legge di 30 nanogrammi per litro.

Proposte per il futuro e lacune informative

Il Comune di Storo ha annunciato un biomonitoraggio sui residenti. Questa iniziativa è stata proposta da «Più Democrazia in Trentino». Rimane però un nodo cruciale: la mancata pubblicazione di uno studio dell'Università di Trento. Questo studio, realizzato nel 2019, riguardava la modellazione della falda del basso Chiese.

Alex Marini considera questa omissione una grave lacuna. «Se combinassimo i dati sulla diffusione della falda con quelli sulle concentrazioni di Pfas, potremmo individuare con più precisione le aree a rischio», ha spiegato Marini. Ciò permetterebbe di pianificare interventi più efficaci.

Domande frequenti

Qual è la causa principale dell'inquinamento da Pfas nel Lago d'Idro?

La causa principale sembra essere una ex fonderia situata a Condino. Le analisi dell'Appa di Trento indicano questo sito come la fonte della contaminazione, nonostante sia stato bonificato in passato.

Quali sono i livelli di Pfas riscontrati nei pesci del Lago d'Idro?

I livelli sono preoccupanti. Nel 2024, alcuni coregoni presentavano 43,8 microgrammi per chilo, circa dieci volte il limite consentito. Anche il pesce persico aveva già superato i limiti nel 2023.

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