Un diciassettenne accusato dell'omicidio di un ventenne a Crema rimarrà in custodia cautelare. L'autopsia sul corpo della vittima è prevista a breve. Emergono dettagli sulla dinamica dei fatti e si ipotizza la premeditazione.
Confermato il carcere per il 17enne
Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale dei minori di Brescia, Mariateresa Canzi, ha deciso. Il giovane di 17 anni, identificato come S.M., rimarrà in carcere. È accusato di aver tolto la vita a Hamza Salama, un ragazzo di 20 anni. La decisione è giunta dopo un'attenta valutazione. Il giovane arrestato è quindi in custodia cautelare.
La conferma del provvedimento restrittivo è arrivata nella giornata di ieri. Le indagini proseguono per chiarire ogni aspetto della tragica vicenda. La comunità locale attende risposte certe. La giustizia farà il suo corso.
Autopsia e indagini sulla vittima
Nella giornata odierna si svolgerà l'esame autoptico sul corpo di Hamza Salama. L'incarico è stato affidato al medico legale Michela Colombari. Quest'ultima avrà a disposizione novanta giorni per depositare i risultati completi. L'autopsia fornirà elementi cruciali per comprendere le cause esatte del decesso. Potrebbe chiarire la natura delle ferite riportate.
Il padre della vittima, nonostante l'autorizzazione del pubblico ministero Alessandra Dusi, non ha ancora potuto dare l'ultimo saluto al figlio. La salma si trova presso gli Spedali civili di Brescia. L'uomo ha nominato l'avvocato Mario Tacchinardi di Castelleone. Il legale assisterà la famiglia per tutelarne gli interessi. L'avvocato ha raccolto la testimonianza del padre.
Dubbi sulla premeditazione e movente
L'avvocato Mario Tacchinardi ha riferito dettagli emersi dal colloquio con il padre di Hamza Salama. Quest'ultimo ha raccontato quanto ha visto quella sera. Ha espresso i suoi dubbi sulla dinamica. Ha confermato che suo figlio era un bravo ragazzo. Lo aiutava nella consegna delle pizze. Il movente dell'omicidio rimane ancora oscuro. Tuttavia, alcuni elementi sembrano emergere con maggiore chiarezza. L'avvocato Tacchinardi sostiene che l'assassinio sia stato premeditato. Ci sono indizi che supportano questa ipotesi investigativa.
«Il padre di Hamza mi ha detto che la sera di Pasquetta tre ragazzi, tra cui l'assassino, sono andati a cercare Hamza a casa sua», ha dichiarato il legale. «Non l'hanno trovato perché era già uscito. Così sono andati al parco di via XI Febbraio dove lo hanno trovato». Qui è iniziato un diverbio. «È cominciato il litigio: tre contro uno. Mancava poco alle 22», ha aggiunto Tacchinardi. Un testimone ha confermato di aver visto il gruppo litigare. Ha riferito che Hamza è stato aggredito da un altro ragazzo, diverso dal 17enne poi accusato dell'omicidio.
«Sì, litigavano ma quel che è certo è che il 17enne è arrivato al parco con un grosso bastone e con in tasca un coltello», ha proseguito l'avvocato. «I tre volevano farla pagare ad Hamza». Il padre della vittima sarebbe intervenuto per sedare gli animi. «Ha fermato due ragazzi e suo figlio si è allontanato sanguinante, forse seguito da S.M.». Pare che il padre avesse chiesto al figlio di tornare a casa. «Hamza è scappato per salvarsi dai tre», ha concluso il legale. «Poi verso le 22.20, è arrivato in via Brescia, nel parcheggio della casa dell’Acqua e lì è stato raggiunto dal 17enne che ha cominciato a colpirlo in testa col bastone. Hamza è scappato in mezzo alla strada, ma è stato raggiunto e colpito. Dubito che il 17enne abbia organizzato l'omicidio tutto da solo».
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