Cultura

Cimabue a Brescia: il Crocifisso ligneo tra arte e alluvione

14 marzo 2026, 04:16 2 min di lettura
Cimabue a Brescia: il Crocifisso ligneo tra arte e alluvione Immagine da Wikimedia Commons Brescia
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Mostra d'arte al Museo Diocesano di Brescia

Un'imponente opera lignea di Cimabue, il Crocifisso, è al centro di una suggestiva esposizione al Museo Diocesano di Brescia. L'opera, normalmente custodita nella Basilica di Santa Croce, è presentata in un allestimento che richiama le conseguenze dell'alluvione di Firenze del 1966.

La tela «I legni della Croce», creata dall'artista milanese Fabrizio Clerici e donata a Papa Montini, completa l'allestimento. Questa opera, parte del patrimonio della Collezione Paolo VI di Concesio, sarà visibile al pubblico fino al 5 giugno.

Il Crocifisso di Cimabue tra Surrealismo e Metafisica

L'esposizione offre una visione inedita del Crocifisso, sospeso a pochi centimetri da terra in una stanza che evoca atmosfere metafisiche, simili ai paesaggi di De Chirico e Savinio. L'allestimento gioca con la decontestualizzazione dell'opera, creando un dialogo tra l'antico e il contemporaneo.

Il riferimento ai modelli artistici due-trecenteschi è reinterpretato attraverso la lente del Surrealismo. La precarietà della collocazione del Crocifisso invita alla riflessione sulla resilienza e sulla speranza, temi rafforzati da elementi simbolici come una scala a pioli e un fascio di luce naturale.

Alluvione di Firenze e resilienza

L'allestimento non nasconde il riferimento all'alluvione che colpì Firenze nel novembre 1966, rievocata dalla presenza di pozze d'acqua sul pavimento. Questo elemento narrativo contestualizza l'opera, legandola a un evento drammatico ma anche alla capacità di superamento delle avversità.

L'opera, pur partendo dalla tragedia della Passione e dal dissesto idrogeologico, trasmette un messaggio di speranza e rinascita. La luce che investe la scultura simboleggia la possibilità di un nuovo inizio e di elevazione spirituale.

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