Cimabue a Brescia: il Crocifisso ligneo tra arte e alluvione
Mostra d'arte al Museo Diocesano di Brescia
Un'imponente opera lignea di Cimabue, il Crocifisso, è al centro di una suggestiva esposizione al Museo Diocesano di Brescia. L'opera, normalmente custodita nella Basilica di Santa Croce, è presentata in un allestimento che richiama le conseguenze dell'alluvione di Firenze del 1966.
La tela «I legni della Croce», creata dall'artista milanese Fabrizio Clerici e donata a Papa Montini, completa l'allestimento. Questa opera, parte del patrimonio della Collezione Paolo VI di Concesio, sarà visibile al pubblico fino al 5 giugno.
Il Crocifisso di Cimabue tra Surrealismo e Metafisica
L'esposizione offre una visione inedita del Crocifisso, sospeso a pochi centimetri da terra in una stanza che evoca atmosfere metafisiche, simili ai paesaggi di De Chirico e Savinio. L'allestimento gioca con la decontestualizzazione dell'opera, creando un dialogo tra l'antico e il contemporaneo.
Il riferimento ai modelli artistici due-trecenteschi è reinterpretato attraverso la lente del Surrealismo. La precarietà della collocazione del Crocifisso invita alla riflessione sulla resilienza e sulla speranza, temi rafforzati da elementi simbolici come una scala a pioli e un fascio di luce naturale.
Alluvione di Firenze e resilienza
L'allestimento non nasconde il riferimento all'alluvione che colpì Firenze nel novembre 1966, rievocata dalla presenza di pozze d'acqua sul pavimento. Questo elemento narrativo contestualizza l'opera, legandola a un evento drammatico ma anche alla capacità di superamento delle avversità.
L'opera, pur partendo dalla tragedia della Passione e dal dissesto idrogeologico, trasmette un messaggio di speranza e rinascita. La luce che investe la scultura simboleggia la possibilità di un nuovo inizio e di elevazione spirituale.