Cellino critica l'ambiente bresciano
Massimo Cellino, ex patron del Brescia Calcio, è tornato a esprimere il suo giudizio sull'esperienza vissuta nel club biancazzurro. In una recente intervista rilasciata all'Unione Sarda, Cellino ha descritto l'ambiente bresciano con parole molto dure, parlando di «tanta cattiveria e malvagità».
L'imprenditore ha dichiarato di essere rimasto deluso dalla realtà societaria trovata al suo arrivo. Inizialmente attratto dall'idea di guidare il Brescia, Cellino ha scoperto una situazione finanziaria ben peggiore di quanto gli fosse stata presentata. Ha infatti rivelato la presenza di debiti per circa 12 milioni di euro relativi all'IVA, richiesti immediatamente dopo il suo ingresso.
Le ragioni della sua esperienza negativa
Cellino ha espresso rammarico per aver acquistato la società, affermando che non l'avrebbe fatto se avesse conosciuto la storia del club, fondato il 17 luglio. Ha enfatizzato la presenza di un clima negativo, definendolo come «il maligno là dentro».
L'ex presidente ha collegato questa atmosfera a una presunta diffusione della bestemmia in città, un aspetto che ha dichiarato di non aver mai tollerato. Ha inoltre sottolineato come, nei 115 anni di storia del Brescia, la squadra abbia trascorso solo 10 anni in Serie A, attribuendo parte di questa difficoltà al contesto generale.
Cellino si dichiara vittima
Massimo Cellino si è definito vittima delle circostanze negative che hanno caratterizzato la sua gestione del Brescia. Ha paragonato la sua situazione a quella della Sampdoria, che con un debito di 200 milioni non avrebbe dovuto retrocedere.
Secondo Cellino, la sua personale «disgrazia» è stata legata a quella che ha definito «la coda del diavolo», un'espressione che racchiude la sua percezione di un destino avverso e di un ambiente ostile durante la sua permanenza a Brescia.