Caffaro: confermate assoluzioni per inquinamento ambientale
Sentenza Appello Caffaro su Inquinamento
La Corte d'appello di Brescia ha emesso una sentenza definitiva riguardo all'inquinamento ambientale nel sito Caffaro. I giudici hanno confermato l'assoluzione per tre figure chiave legate alla gestione dell'impianto: Marco Cappelletto, Alfiero Marinelli e l'ex commissario ministeriale Roberto Moreni. L'accusa di inquinamento ambientale, in particolare per la contaminazione da mercurio, è stata respinta per tutti.
La decisione ha escluso qualsiasi responsabilità, sia a titolo doloso che colposo, per i manager e l'ex commissario. La Corte ha accolto la richiesta di assoluzione avanzata dalla Procura generale, ritenendo che il fatto non sussistesse nei termini contestati dall'accusa iniziale.
Deposito Rifiuti: Condanna Parziale per Cappelletto
Tuttavia, il verdetto ha visto una condanna parziale per Marco Cappelletto, che all'epoca ricopriva il ruolo di commissario straordinario di Caffaro Snia. La Corte ha stabilito la sua colpevolezza unicamente per il reato di deposito incontrollato di rifiuti. Questo reato è stato dichiarato prescritto per uno dei due episodi contestati.
La pena inflitta a Cappelletto ammonta a quattro mesi. La difesa dell'imputato ha già manifestato l'intenzione di presentare ricorso presso la Corte di Cassazione per contestare anche questa parte della sentenza.
Contesto dell'Inchiesta e Difesa
L'indagine, avviata nel 2019 dalla Procura di Brescia, si concentrava su presunti danni ambientali significativi al suolo e al sottosuolo nell'area cloro-soda del sito di via Nullo. L'ipotesi accusatoria era che Cappelletto e Marinelli, allora direttore dello stabilimento con responsabilità sulla manutenzione e il rispetto delle normative ambientali, avessero causato la contaminazione.
Secondo l'accusa, il superamento dei limiti consentiti per il mercurio sarebbe derivato dal mantenimento in stato di deposito incontrollato di strutture e impianti contaminati, oltre al mancato smaltimento di questi. Tra gli elementi citati vi erano una vasca di raccolta delle acque di processo, tubazioni e cisternette, oltre a sedimenti contenenti piombo, diossine e ferro.
La linea difensiva degli imputati ha sempre puntato sull'assenza di prove concrete riguardo all'estensione dell'inquinamento e a un suo eventuale aggravamento riconducibile ai loro assistiti. La difesa ha inoltre sottolineato come la situazione ambientale fosse una pesante eredità delle precedenti gestioni del sito industriale.