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Il Tar di Brescia ha confermato la responsabilità di Lucchini Spa per la bonifica dei terreni e delle falde contaminate nelle ex Acciaierie Stefana. La decisione apre la strada agli interventi sostitutivi dei Comuni di Brescia e Bovezzo.

Tar Brescia: Bonifica ex Stefana è responsabilità Lucchini

Il Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) di Brescia ha emesso una sentenza cruciale il 18 marzo 2026. La decisione conferma la validità di una diffida emessa dalla Provincia di Brescia. L'atto era indirizzato a Lucchini Spa, società attualmente in amministrazione straordinaria.

Il ricorso presentato da Lucchini Spa è stato respinto. Il Tar ha dunque confermato le responsabilità individuate dall'ente provinciale. La questione riguarda la contaminazione presente nel sito delle ex Acciaierie Stefana. Arsenico e piombo sono tra le sostanze tossiche rilevate.

Questi veleni si trovano sia nel suolo che nelle falde acquifere. La sentenza del Tar rappresenta un punto di svolta. La vicenda ambientale si trascina da molti anni. L'area interessata si estende tra i territori comunali di Brescia e Bovezzo.

Contaminazione storica: obblighi di bonifica trasferiti

La sentenza del Tar di Brescia chiarisce un principio fondamentale. Anche in presenza di contaminazioni storiche, gli obblighi di bonifica non si estinguono. Possono essere trasferiti ai soggetti che subentrano alle aziende originariamente responsabili. Questo principio è stato applicato al caso specifico.

Il Tribunale ha ritenuto corretta l'individuazione della responsabilità. Questa ricade su Lucchini Spa. La società ha infatti incorporato la Stefana Antonio Spa. Quest'ultima operava nell'area fino al lontano 1983. La contaminazione è quindi il risultato di decenni di attività siderurgica.

L'istruttoria condotta dagli Enti è stata ritenuta solida. Gli enti hanno ricostruito una situazione complessa. Sono stati rilevati residui industriali interrati. Inoltre, sono state superate le soglie di contaminazione nei terreni. Anche le acque sotterranee presentano livelli di inquinamento preoccupanti.

Interventi urgenti: poteri sostitutivi dei Comuni

Nonostante la diffida della Provincia di Brescia, Lucchini Spa non ha intrapreso gli interventi richiesti. La società non ha dato seguito alle prescrizioni. Di conseguenza, la Provincia di Brescia ha comunicato ai Comuni di Brescia e Bovezzo. Ha informato della necessità di attivare i poteri sostitutivi.

Questo significa che i Comuni potranno intervenire direttamente. Lo faranno in caso di ulteriore inadempienza da parte del soggetto obbligato. Saranno quindi i Comuni a farsi carico delle necessarie attività di bonifica. Successivamente, si rivaleranno sul soggetto responsabile. Questo è quanto previsto dal Testo Unico dell'Ambiente.

Le spese per queste attività saranno ripartite. La ripartizione avverrà in base all'estensione del sito. Il Comune di Brescia sosterrà il 70,2% dei costi. L'area di sua competenza è di 38.500 mq. Il Comune di Bovezzo coprirà il restante 29,8%. La sua porzione di sito è di 16.355 mq.

Contesto territoriale e ambientale sensibile

L'area delle ex Acciaierie Stefana si trova in una zona strategica. È situata tra i comuni di Brescia e Bovezzo. La vicinanza alla Sp237 la rende facilmente accessibile. Tuttavia, il contesto ambientale circostante è particolarmente sensibile. La vicinanza al torrente Garza è un fattore critico.

Inoltre, l'area rientra nel sistema del Plis delle Colline. Questo indica una particolare attenzione alla tutela paesaggistica e naturalistica. La presenza di contaminanti come arsenico e piombo rappresenta una minaccia concreta. Minaccia la salute dell'ecosistema locale e potenzialmente quella dei cittadini.

La decisione del Tar rafforza l'impegno delle istituzioni. L'obiettivo è garantire la bonifica di un sito inquinato da decenni. L'azione congiunta tra Provincia e Comuni è fondamentale. La sentenza conferma la necessità di responsabilità anche per le aziende che subentrano in siti contaminati.

Precedenti e normative di riferimento

Questa vicenda si inserisce in un contesto normativo complesso. Il Testo Unico Ambientale (Decreto Legislativo 152/2006) disciplina la materia. Stabilisce le responsabilità e le procedure per la bonifica dei siti inquinati. La sentenza del Tar di Brescia ne applica i principi.

La contaminazione storica è un tema ricorrente in Italia. Numerosi siti industriali dismessi presentano problematiche simili. La responsabilità dei successori d'imprese è un punto chiave. La giurisprudenza si è più volte espressa in tal senso. La sentenza del 18 marzo 2026 si allinea a questo orientamento.

La vicenda delle ex Acciaierie Stefana ricorda altri casi simili. Si pensi alle problematiche legate al sito Caffaro, anch'esso a Brescia. In quel caso, si discute di risarcimenti per danni ambientali e sanitari. La complessità delle bonifiche e i costi elevati rendono queste procedure lunghe e difficili.

Il ruolo delle istituzioni e la responsabilità d'impresa

La Provincia di Brescia ha agito con determinazione. Ha individuato il soggetto responsabile e ha emesso la diffida. L'azione è stata confermata dal Tar. Questo dimostra l'importanza del ruolo di vigilanza degli enti locali. La tutela dell'ambiente è una priorità.

I Comuni di Brescia e Bovezzo ora dovranno farsi carico degli interventi. Questo comporterà un impegno finanziario significativo. Tuttavia, la legge prevede la possibilità di rivalersi sul soggetto responsabile. L'obiettivo finale è il recupero delle somme spese. La responsabilità d'impresa, anche per passate attività, viene così ribadita.

La sentenza del Tar di Brescia è un monito. Sottolinea che l'inquinamento ha conseguenze durature. Le aziende devono essere consapevoli del proprio impatto ambientale. La bonifica dei siti contaminati è un dovere. Un dovere verso l'ambiente e verso le future generazioni.

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