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Studenti bresciani hanno partecipato a un progetto educativo sui conflitti nei Balcani, concentrandosi sull'eccidio di Zavidovići. L'iniziativa mira a trasformare la storia in coscienza civile attraverso testimonianze, fotografia e giornalismo.

Giovani bresciani sulle tracce della memoria

Un'iniziativa educativa a Brescia ha coinvolto studenti in un percorso di profonda riflessione storica. Il progetto, intitolato “Si vive una sola pace”, si propone di far vivere la memoria dei conflitti. La classe 3A del CfF Aib di Castel Mella è protagonista di questa esperienza. L'obiettivo è trasformare la storia in coscienza civile. L'iniziativa rientra nel concorso regionale “Viaggi della memoria per la scuola”. È supportata dall'assessorato alle Politiche giovanili del Comune di Brescia.

Il focus è sulla guerra nell’ex Jugoslavia. Si presta particolare attenzione alle sue conseguenze umane. Un evento centrale è l’eccidio di Zavidovići. Questo avvenne nel maggio 1993. Volontari bresciani furono coinvolti in missioni umanitarie. Il progetto vuole rendere tangibile il valore della memoria. Lo fa attraverso un'esperienza concreta e condivisa.

Il percorso didattico e le testimonianze

Il percorso didattico si è sviluppato in diverse fasi. Ha offerto un inquadramento storico del conflitto balcanico. Gli studenti hanno avuto l'opportunità di incontrare Agostino Zanotti. Egli è un sopravvissuto all'eccidio di Zavidovići. Zanotti ha condiviso una testimonianza diretta. Ha parlato del volontariato in zona di guerra. Ha descritto le ferite lasciate dal conflitto. La riflessione si è poi ampliata alla dimensione culturale. Si è preso spunto dalle parole di Giovanni Testori. Le sue citazioni dal Macbetto sono diventate un punto di partenza. Si è discusso di violenza, memoria e responsabilità. Si è sottolineata la responsabilità individuale e collettiva.

Il progetto ha incluso anche un laboratorio di fotografia. Guidato dal fotografo Marco Foglia. I ragazzi hanno affrontato l'etica nella rappresentazione dei conflitti. Hanno imparato a raccontare il dolore con rispetto. La collaborazione di Christian Penocchio ha arricchito il lavoro. Egli è un altro sopravvissuto agli eventi di Zavidovići. La sua esperienza fotografica è stata preziosa.

Nuovi linguaggi per raccontare la storia

Un aspetto importante del progetto è stato l'uso di nuovi linguaggi narrativi. Gli studenti hanno incontrato gli autori del podcast “Nessun movente”. Questo podcast è dedicato proprio all'eccidio di Zavidovići. L'incontro ha offerto un'occasione unica. Si sono esplorate nuove forme di narrazione giornalistica. Queste forme sono applicate a eventi complessi e traumatici. Gli studenti sono stati protagonisti attivi nella produzione di contenuti. Hanno realizzato video e un dossier digitale. Questi strumenti hanno permesso loro di rielaborare l'esperienza. Hanno sviluppato capacità critiche e comunicative. L'evento pubblico del 27 aprile è stato un momento culminante. Si è svolto all'Informagiovani di Brescia, negli spazi del MoCa. L'evento è stato ideato e condotto dagli studenti. La docente Lia Guerrini ha guidato il gruppo. Questo ha dimostrato partecipazione e responsabilità. I ragazzi sono diventati custodi della memoria.

Il percorso educativo proseguirà. È previsto un viaggio di studio a Sarajevo e Zavidovići. Gli studenti saranno accompagnati da Agostino Zanotti. Visiteranno i luoghi della storia. Consolideranno quanto appreso. Questa esperienza dimostra come la memoria del Novecento possa parlare al presente. Forma cittadini più consapevoli. La pace, come ricorda il titolo del progetto, si vive davvero una volta sola.

Domande frequenti

Cosa significa il progetto “Si vive una sola pace”?

Il progetto “Si vive una sola pace” è un'iniziativa educativa che coinvolge studenti bresciani. Mira a farli confrontare con la memoria dei conflitti nei Balcani, in particolare l'eccidio di Zavidovići, attraverso testimonianze dirette, fotografia e giornalismo, trasformando la storia in coscienza civile.

Quali sono le attività principali svolte dagli studenti?

Gli studenti hanno partecipato a incontri con sopravvissuti, laboratori di fotografia etica, interviste a creatori di podcast, produzione di contenuti video e un dossier digitale. Hanno anche organizzato un evento pubblico per condividere la loro esperienza.

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