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L'amministrazione comunale di Brescia ha annullato la concessione di una sala civica all'associazione "Brescia ai Bresciani". La decisione è legata a materiale promozionale ritenuto falso e discriminatorio riguardante un dibattito sulla futura moschea di via Camozzi.

Revocata sala civica per dibattito moschea

L'assemblea pubblica programmata presso la sala civica Lonati non si svolgerà. Il Comune di Brescia ha ritirato la concessione dello spazio. L'associazione «Brescia ai Bresciani» aveva ottenuto la sala per il 4 maggio. La motivazione ufficiale riguarda contenuti considerati inesatti e lesivi.

Questi materiali promozionali sono stati diffusi prima dell'evento. L'amministrazione comunale li ha giudicati «erronei, non veritieri e a carattere discriminatorio». La decisione è stata formalizzata tramite un provvedimento dirigenziale. L'ente ha contestato i contenuti già dal 22 aprile.

Il Comune aveva richiesto una rettifica entro il 27 aprile. L'associazione ha inviato delle controdeduzioni via Pec il 24 aprile. Tuttavia, secondo Palazzo Loggia, i contenuti diffusi non sono stati modificati. Questi messaggi sono ancora visibili sui canali social dell'associazione.

Contenuti contestati dall'amministrazione

I messaggi in questione suggeriscono relazioni poco trasparenti o illecite. Coinvolgerebbero esponenti della comunità islamica e consiglieri comunali. Si menzionano anche soggetti esteri. Viene inoltre rilanciata l'idea di un presunto progetto denominato «una moschea in ogni quartiere».

L'amministrazione definisce questo progetto come «inesistente». Sono finiti nel mirino anche riferimenti ritenuti scorretti. Questi riguardano il procedimento urbanistico relativo all'immobile in via Camozzi 55. Il cambio di destinazione d'uso è stato approvato dal Consiglio comunale. La votazione è avvenuta il 31 ottobre 2025, durante una seduta pubblica.

I consiglieri citati nei materiali, Raisa Labaran e Arshad Mehmood, erano assenti. Non hanno partecipato alla discussione e alla votazione. L'amministrazione ha quindi ritenuto non rispettate le condizioni per l'uso della sala civica. In particolare, quelle relative al rispetto dei principi costituzionali e delle istituzioni.

Motivazioni e possibili ricorsi

Nel provvedimento si legge che «l'interesse privato a svolgere attività di propaganda politica non può entrare in contrasto con l'interesse pubblico». Vengono citati anche i limiti della critica politica. Per questi motivi è stata disposta la revoca della concessione. La decisione è motivata da un interesse pubblico.

La tariffa già versata dall'associazione sarà rimborsata. Questo avverrà tramite un atto separato. L'associazione ha ora la possibilità di impugnare il provvedimento. Può presentare ricorso al Tribunale amministrativo regionale (TAR). La scadenza per questo è di 60 giorni. In alternativa, è possibile un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Questo va presentato entro 120 giorni.

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